Beati i poveri, perché moriranno prima

La donna che piscia

Posted by sdrammaturgo su 3 dicembre 2010

 

Oh, quant’è bella la donna che piscia!
Lì se ne sta coi suoi pensieri, sola,
oppure un po’ cianciando cinguettosa
s’attarda con l’amica che l’attende.
L’una congiunge i ginocchi graziosa,
le mani nel mezzo, gli occhi al soffitto;
l’altra, curiosa del mondo, li apre
e guarda giù il color del calore,
ora più timida, ora rapita,
come se alcuno potesse osservarla
ma le cadesse il riserbo voluto.
Mastra a se stessa e discola ancora,
or contegnosa o rude e lasciva,
si tien le mutandine in su le cosce
oppur le lascia lisce scivolare
con dolce voluttà sulle caviglie.
Scopre le gambe, le natiche floride,
e persa in un silenzio solitario –
di pochi istanti il gocciolare rapido
che musica soave cava al fondo –
magari la tristezza se la cinge
e lunga la teoria delle occasioni
perdute le compare e ad una ad una
le rimembra, si scora e più non sa
finire il pur facile da far;
o forse a quel solletico che sente
sovvengono ricordi maliziosi,
lubriche licenziose fantasie,
il pizzico, la lingua dell’amato,
o ancora pensa a nulla, o all’allegria.
Seduta là impudica od elegante,
la spavalda diventa mansueta
o tale resta; la docile invece
si fa porca – o tal rimane ahimé.
Ben sugger ti faresti le pudenda
e a lei baciar le labbra e pure i seni
mordere vorresti, il collo avere
tra le mani, le gote carezzare
mentre ella si libera beata
e nel pulirsi tocca il suo tesoro,
il segreto del corpo sulle dita.
E pure l’asciugar divien ardore.
Poiché mai come allor ella è più ella
e l’animo traspar più ver del vero
e nuda sulla terra e sotto al cielo,
quando dice: “Non esce” o “Non mi viene”,
“Mi scappa”, “Non mi scappa” oppure “Ho fatto”,
e quel che pioggia d’oro il saggio appella
– e mal accoglie il sommo e turpe stolto –
preziosa e più sublime è d’oro vero.
Alfin declamo ai figli d’Edoné
in nome d’Afrodite ed ai devoti
d’estetica ed estatica dottrina
e ad ogni donna o uom di qui a venire
quel ch’abbia a rimaner impresso a fuoco:
quel ch’altri chiama tazza io nomo trono
e tu che vi se’ assisa sei regina.

 

23 Risposte to “La donna che piscia”

  1. cazzo che poesia pregna.
    aulica, dorata. hai dipinto un quadro in versi. ancora i miei piu sinceri complimenti

    • I complimenti del Dottor Dulcamara sono sempre tra i più lusinghieri, in quanto esperto di fregna e non solo, nonché persona quantomai stimabile e stimata.

      • Troppo buono. La Sua stima è immeritata ma è per me gran bella cosa poiché la fregna non è tutto e, ahimé, non è per sempre. Cazzo, mi resti almeno la stima di un poeta!

  2. Luca said

    Sono stregato dai tuoi versi, Poeta!
    Ormai hai svoltato, e sarà sempre meglio. Sempre più efficiente lo scaricamento della tensione, più grandioso il fuoco della tua poesia che alimenti col turbamento. E non devo dirtelo io, lo senti dentro ;)

    • Eh, addirittura!?! :-D
      Grazie, grazie, buon Luca, grazie.
      Quanto vorrei poter pagare l’affitto con gli endecasillabi. E invece mi tocca fare lo schiavo perché si ostinano a volere denaro.

      • Luca said

        Da che mondo è mondo gira così. Sii lusingato di far parte della storia a tutti gli effetti.
        Vorresti mica essere alla corte di Silvio a dover forzosamente comporre sonetti su Emilio Fede?
        Piuttosto, che chicchiripro fai? Sei un letterato a progetto?
        Piuttosto non è una parola che ricorda le cotolette?
        Piuttosto che niente meglio piuttosto.
        Arrosto.

      • Luca said

        oh cotolette di soia eh, hai visto che anch’io non mangio cadaveri ;)

  3. Tenente Crimini Morali said

    Un altra perla di saggezza per il nostro poeta incompreso (o forse anche troppo compreso). Che certe volte mi viene da pubblicare, per farne regalo al mondo, ma sento in cuor mio che voglio tenere per me queste gemme. Sarà avarizia? O forse solo buonsenso.

  4. E dove stanno?

  5. Luca, ho visto, ho visto! Con somma soddisfazione e gioia ho visto!
    Ahimé con letteratura e satira per ora non becco un euro (e temo sarà così per sempre). Quindi al momento mi mantengo lasciandomi sfruttare in una redazione che si occupa di rassegne stampa. Il che mi è anche utile: avendo sotto mano ogni giorno tutte le testate giornalistiche d’Italia e le maggiori del mondo, spunti umoristici non mancano. Ma presto mi manderanno via, quindi mi lascerò sfruttare da qualche altra parte.

    P.S. Se essere alla corte di Berlusconi significasse poter trombare con Ruby, beh, ci starei entusiasta.
    Perché in tutta la vicenda delle escort è stato trascurato a mio avviso il punto più importante: Ruby è una fregna.

  6. Ah, se Stephen Hawking potesse parlare said

    Sono passata da qui, tanto vale lasciare un commento. Bel componimento intriso dell’elemento liquido, invasivo, della riflessione erotica.
    _____

    I.
    ad una goccia dalla perfezione negli esercizi di Kegel (e non sto parlando di incontinenza urinaria)

    • Quando scoprii le meraviglie del pensiero di Stephen Hawking, mi pentii di non aver mai studiato fisica.
      Quando scoprii Kegel, rimpiansi di non essere incontinente.
      Ben passata, chiunque tu sia.

  7. lordbad said

    Eh già! Hai ragione!
    Un bel post davvero oltre che un buon blog ben fatto!

    Ti invito se vuoi/puoi a ricambiare la visita sul nostro blog Vongole & Merluzzi dove per l’appunto, nell’ultimo post, uniamo la politica al servizio di igiene…il cesso!

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/02/28/igiene-elettorale/

  8. Rita said

    Epperò!

    Ma tu sei un vero poeta! (essì che vedere il sublime nel prosaico non è cosa da tutti):-)

  9. Rita said

    Anzi, no, scusa, ora che ci penso credo di capire perché vi piaccia: perché lo considerate come un momento di massima intimità della donna e guardando vi sembra di appropriarvene. Giusto?

  10. Beh, semplice: è il piacere di osservare una donna in uno dei suoi momenti di maggiore intimità. Come ho espresso nel componimento, scruti il segreto del corporale, partecipi ad una sorta di “mistero”. Il bello del voyeurismo è quello, in fondo.

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