Beati i poveri, perché moriranno prima

Un fallito contemporaneo, 4

Posted by sdrammaturgo su 19 dicembre 2010

Capitolato Quarto

Io magari fosse un altro. Il guaio è che io è proprio io

nel quale il Nostro si accomiata senza meno e neppure senza più, per e diviso e, bastonato dalla vita, cessa le proprie elucubrazioni mancando di pervenire a conclusion veruna, ma si accorge che nel corso del proprio itinerario speculativo ha discoverto qualcosa di quantomai importante, ovverossia di aver davvero un’anima, che però è un cesso ed ha pure l’ernia, e, prima di tacere, porge in dono al paziente lettore una postrema osservazione: a ben vedere, Pietro Pacciani poteva usare realisticamente la scusa della collezione di farfalle.

*

*

Va bene, lo ammetto: la amo ancora. Stavamo così bene, insieme… Specie quando io non c’ero.
Ho imparato una cosa: quando la vita ti sorride, ti sta prendendo per il culo.
Ma non bisogna essere egoisti nella disperazione. Quando ci sembra che ci stia andando tutto storto (e, di fatto, ci sta andando), dobbiamo pensare ai nostri cari che stanno bene, alle persone cui più teniamo che magari invece stanno vivendo un momento molto positivo, e rallegrarci di ciò. Ad esempio, chissà come dev’essere felice in questo momento la donna che amo mentre qualcuno la starà scopando. Mi sento già meglio.
Detesto essere tornato single pure per un fatto di cura della mia persona. Quello dei single è infatti un dramma anche igienico: un single non avrà mai la schiena pulita.

E’ che tutto ciò che mi circonda mi appare troppo, smisuratamente, prepotentemente illogico. Volete un esempio pratico ed emblematico dell’illogicità imperante? I concorsi di bellezza. Perché così tante ragazze si prestano ad una martoriante sequela di interviste, giochini, sfilate umilianti per entrare nel mondo dello spettacolo quando poi dovranno comunque concedere un’impeccabile fellatio ad un produttore dall’inequivocabile panza? Non sarebbe più saggio saltare un passaggio?
Peraltro, che so, prendiamo Miss Italia. Chi partecipa a Miss Italia è perlopiù una giovanissima di provincia, generalmente la più ambita del paese, che non ha ancora terminato le scuole superiori. E con chi altri costei deve aver giaciuto se non con il bulletto dell’istituto? Di conseguenza, da qualche parte c’è qualche futuro carrozziere che vive di rendita al baretto vantandosi di essere stato con la seconda classificata a Miss Italia.
E non posso neppure accettare che nessuno abbia mai rilevato l’assurdità di chiamarsi Emiliano. Voglio dire, è come chiamarsi Ligure. “Piacere, Triestino Brambilla”. Bah.

Eppure mi basterebbe così poco per essere felice…
Mi basterebbe che legalizzassero la marijuana, così finirebbe il reggae.
Mi basterebbe che venissero abolite tutte le insegne dei ristoranti o delle mense in cui c’è scritto: “Menù a scelta”. Ma dove si è mai visto un menù imposto?
Mi basterebbe diventare il sogno erotico di una ballerina burlesque qualunque – ebbene sì, anche io sono vittima dell’inflazionatissimo fenomeno del burlesque. Ma il segreto del successo del burlesque risiede nella semplicità geniale alla base dell’idea: fica vestita da fica.
Mi basterebbe persino avere un lavoro decente. E la mia voglia di lavorare è pari alla voglia di campare di Cesare Pavese.
In questo periodo, la settorializzazione del lavoro è davvero spietata. Una volta ho trovato lavoro come arrotino ma non ombrellaio.
Ma non posso lamentarmi, o almeno non più del dovuto, giacché, a onor del vero, c’è da dire che ultimamente ho trovato un buon impiego da libero professionista, un mestiere perfettamente ritagliato sulla mia persona: Dispensatore di Soddisfazioni Tramite Confronto.
Ma, siccome sotto sotto sono un pezzo di pane, il mio obiettivo è quello di rendermi utile per gli altri, aiutare le persone in difficoltà, offrire un supporto a chi ne ha davvero bisogno. Per questo sogno di istituire il primo Corso per la Gestione delle Reazioni alle Battute Orrende.
Ho anche proposto l’idea della telecronaca con commento tecnico per amplessi di megalomani e pare che alcune aziende siano interessate al brevetto.
E, visto che oggi ricorre l’ennesimo anniversario del mio mesto genetliaco, sto cercando di insidiare il record detenuto da un orfano bielorusso per il minor numero di auguri ricevuti per il compleanno. Quest’anno ci sono andato vicino, ma l’anno prossimo posso seriamente concorrere per l’oro.

Come si fa a sopportare di vivere sapendo che ad ogni mia pippa corrispondono tre modelle per il cantante dei Maroon 5? E’ immorale leccare la fica di una supermodel quando hai la voce di Alvin Superstar. Dovrebbe essere proibito, che diamine.
Qualche giorno fa, invece, mentre mi intrattenevo con un atto d’onanismo spiccatamente mesto, pensavo: “Ha scopato più donne Pierre Woodman dal basso della sua panza in sole due pagine di Xvideos che io in tutta la mia vita”.
Ma guai a voltolarsi nello scoramento. Meglio pensare a chi sta peggio. Nietzsche, per esempio. Povero Nietzsche: ha fatto scopare tanta gente e lui non ha mai scopato. Eh sì, perché, se vuoi rimorchiare qualche avvenente studentessa con velleità intellettuali, le butti là una citazione di Nietzsche e sei già a metà strada.
Voglio andare in controtendenza: basta con la facile seduzione di “ci vuole il caos dentro per partorire una stella danzante” a cui nessuna resiste. Troppo comodo fare leva su frasi così suggestive. Da adesso in poi alle ragazze voglio citare Heisenberg. “Mentre il principio di indeterminazione si applica alla misura di x e della componente della quantità di moto lungo x, questo non si applica alla misura contemporanea di x e di Py (dato che [x, Py]=0)” “Te la do”.
Non che la mia vita sia totalmente priva di soddisfazioni, sia chiaro. Pensate, una volta volevano addirittura propormi come condomino del mese. Ed io non sono mai stato neppure il me stesso del giorno!
Forse la mia sfortuna risiede nell’essere nato negli anni ’80. E si sa: gli anni ’80 sono stati così brutti che neppure i sex symbol erano belli.
Nonostante tutto, poteva andarmi peggio. Potevo chiamarmi Gioacchino.
Beh, chiudo qui queste mie tediose lagnanze frastagliate e cogitabonde, incollate tra di loro senz’ordine ed un poco a caso. Vi ho già annoiato abbastanza ed ho alcune faccende da sbrigare: non vorrei che se venisse il mio usuraio trovasse la casa in disordine.

Vi porgo sicché i più cordogliali saluti.

Vostro in usufrutto,

Amilcare.

*

*

12 Risposte to “Un fallito contemporaneo, 4”

  1. Prestuplenie said

    Hai messo su pagina web tutta la mia vita. Questo significa:
    1) tu sei me e quindi hai due grandi tette;
    2) io sono te e quindi non ho due grandi tette;
    3) è un esempio lampante del fatto che gli elettroni non appartengono a nessun atomo quindi quelli della mattonella sono anche del mio cervello, del tuo, di quello di Vladimiro l’ortrolano etc etc.

    “Mi basterebbe che legalizzassero la marijuana, così finirebbe il reggae” è la più vera verità.

  2. Serena(Mariposa) said

    Sei cresciuto negli anni Ottanta e se come me, da piccino, non ti hanno comprato LO STATUS SYMBOL PER ECCELLENZA dell’epoca, ovvero il Crystal Ball, le tue turbe hanno una radice evidente.

  3. Silvana, certe informazioni non vanno taciute così a lungo.

  4. Rita said

    “ci vuole il caos dentro per partorire una stella danzante” a cui nessuna resiste”

    A me, per esempio, una cosa così non me l’ha mai detta nessuno. Che se me l’avessero detta, ancora sarei piegata in due dal ridere.

    Detesto le citazioni ad effetto, anche se io sono una che “cita” moltissimo, ma solo là dove non riesco ad arrivare con le mie parole per rendere un concetto, un’immagine, qualcosa in maniera precisa.
    E’ che le citazioni dovrebbero servire a riempire un “buco”, mentre invece troppo spesso vengono spolverate sopra a mo’ di cacio sui maccheroni.

  5. Davanti, per fare colpo immediatamente sull’interlocutrice.

  6. Rita said

    Lo immaginavo ;-) Per quanto – i meno intraprendenti, o quelli che vogliono fare un po’ i misteriosi – potrebbero volerla stampata sul rovescio.

    ‘notte.

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