Beati i poveri, perché moriranno prima

Gli schiavi manifestano per avere una catena più colorata

Posted by sdrammaturgo su 22 dicembre 2010

“Sì! Rivendico voglio pretendo il diritto ad essere segregato in una stanza cinque ore al giorno sei giorni a settimana insieme ad una ventina di sconosciuti con cui non ho scelto di stare ed alzarmi in piedi quando entra il mio superiore al quale devo chiedere il permesso per andare al cesso utilizzando la terza persona femminile singolare in segno di sottomissione ed il quale come se fossi una pignatta da concorso alla fiera dei recipienti di cui valutare la capienza giudicherà numericamente il risultato dei miei sforzi aggiuntivi pomeridiani compiuti per ottenere un eccellente livello di apprendimento dei programmi ministeriali selezionati da quelli che comandano i quali hanno stabilito cosa devo conoscere e cosa no e soprattutto come in base al pensiero dominante in modo tale che forte di ore ed ore di studio che mi avranno ben distinto dagli altri miei simili potrò accedere ad un’istruzione di più alto livello e dopo essermi lasciato orgogliosamente indottrinare dallo Stato ed aver dimostrato di aver imparato ed assorbito i valori di gerarchia obbedienza competizione e produttività mi sarà rilasciato un regolare documento dove sarà attestata la mia piena accettazione del Potere e sarà segnato il grado della mia qualità di strumento da lavoro cosicché forte del mio sapere specialistico universitario settorializzato ed ottimizzato potrò divenire un efficiente ingranaggio della catena di montaggio civile capitalista neoliberista facendomi il culo otto ore al giorno cinque o sei giorni a settimana dodici mesi all’anno tranne quindici giorni ad agosto per quarant’anni al fine di finanziare la vasca idromassaggio del mio datore il quale ripagherà i miei sforzi permettendomi di nutrirmi e legarmi ad una donna con la quale fonderò un nuovo nucleo base di controllo sociale e genererò futura manodopera poiché il cittadino maturo è quello che asseconda il corso degli eventi coercitivamente indirizzati ritenendosi al contempo indipendente e se sarò molto bravo potrò diventare sfruttatore a mia volta e questa più elevata posizione mi permetterà di godere di una proprietà privata più cospicua che proteggerò ed amplierò alzandomi presto la mattina per tutta la vita e lavorando sodo per la produzione di oggetti o servizi privi di una reale utilità ma fondamentali a far girare denaro in tondo che consentirà la conservazione dei rapporti di forza tra padrone e schiavo ed alla fine potrò permettermi una tomba bellissima perché la cultura dell’establishment mi rende libero!”.

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Vuoi questo diritto? Non c’è bisogno che tu vada a manifestare: ti cedo volentieri il mio.
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15 Risposte to “Gli schiavi manifestano per avere una catena più colorata”

  1. poverobucharin said

    Bi bi bi bi, questi sono i peperoni, che ti fanno dire ste cose.

    • “Io la scuola non la auguro nemmeno al mio peggior nemico” (cit.).

      • poverobucharin said

        Hai bisogno di un regime alimentare a base di carote a bacchette e di cetriolini a rondelle.
        Senza olio, sale o limone, e senza derivati della farina. Da bere acqua rigorosamente piovana.
        Nel giro di tre settimane sei come nuovo.

  2. Tenente Crimini Morali said

    Quindi cosa consigli di fare?

    • Eh, domanda quantomai difficile, anche perché non mi sono mai sentito in grado di dare consigli ed anzi depreco il dare consigli.
      A grandi linee posso dire: non bisogna manifestare contro questa o quella riforma della scuola, ma contro la scuola in sé, contro la stessa esistenza dell’istituzione, contro l’esistenza di tutte le istituzioni, contro il concetto stesso di istituzione. E le mie sono posizioni di un anarchico, ovvio. Un democratico felice di questa struttura sociale non può che avversarmi.
      L’unica manifestazione possibile per la scuola è quella per l’abolizione della stessa. In questo sistema politico-economico, la scuola non può che essere una palestra di schiavitù, in quanto organo dello Stato e dunque funzione carceraria del Potere inserita nel meccanismo produttivistico e repressivo insieme al lavoro ed al carcere propriamente detto.
      Educazione e sapere, istruzione e conoscenza, sono due cose ben diverse.
      Io non reclamo il diritto all’istruzione, bensì la libertà di conoscere.
      E scopo della scuola non è quello di rendere l’individuo sapiente e pensante, ma quello di renderlo un corpo docile da inserire nel mercato del lavoro, come una merce, un automa, un robot.

  3. Tenente Crimini Morali said

    Essere schiavi al giorno d’oggi è molto più difficile di una volta!
    Adesso ti concedono la tv, il computer, le cose buone da mangiare e un letto comodo. Una volta il povero contadino aveva poco a cui pensare, così poteva concentrarsi sull’odiare il padrun.

  4. Prestuplenie said

    Fu per quello che hai scritto che smisi di andare alle manifestazioni a 15 anni.
    Fu perché non sapevo esprimermi bene e perché il tuo articolo è arrivato con 10 anni di ritardo che fui tacciata di qualunquismo.

    • E’ un trabocchetto che il potere usa spesso da qualche tempo a questa parte quello di definire qualunquismo ogni posizione radicale, al fine di mescolare artatamente quelli che sono i due perfetti opposti.
      Alle manifestazioni ci vado ancora, giusto per dare un po’ fastidio ai padroni ed ai servi da cortile, ma dipende dalla manifestazione. Di certo non vado a manifestare per difendere un’istituzione. Tantomeno se il dissenso è concepito solo all’interno di un recinto prestabilito. Come in questo caso. La domanda è: “Sei a favore o contro la riforma Gelmini?”. Ecco che ti hanno messo in un recinto facendoti credere che lo spazio che hai a disposizione sia la pampa argentina. Puoi rispondere solo favorevole o contrario. Proporre una soluzione ulteriore, cioè quello di essere contro la scuola, per l’abolizione di ogni istituzione, non è minimamente ammesso. Ed il recinto diventa pervasivo e strisciante, perché accettato scioccamente da chi lo dovrebbe sfondare. Il massimo dell’estremismo consentito è: “Sono molto contrario”. Se provi a saltare fuori dal recinto, non vai bene, né per i pro Gelmini, né per i contro Gelmini. E’ il pensiero unico dicotomico, che ti soffoca mentre ti illude che stai respirando a pieni polmoni. La democrazia è il fascismo perfezionato.

  5. Sciuscia said

    No thanks.

  6. Vincenzo: i peperoni mi fanno sentire vivo!

  7. Luca said

    Come dici le istituzioni disumanizzanti sono ovunque, e la scuola è solo una di queste.
    Tutto comincia in famiglia. Ché i bambini indottrinati crescono e un giorno diventano “genitori”. Brrr…
    E per quanto possa essere d’accordo con te, la domanda resta ed è assordante: che fare? Ma non per la scuola, per tutto.
    Non è davvero facile osteggiare le logiche distruttive delle istituzioni e al contempo non perdersi i pregi di una vita di relazione. No, non è facile per un cazzo. Pure io e te abbiamo i nostri certificati d’istruzione, e facciamo la gara per avere una catena, senza far gli schizzinosi sul colore.

    Altro che anarchici… ci danno dei patosensibili XD http://www.albanesi.it/Paginetest/patosensibile.htm

    • Nulla, non c’è niente da fare. Il mondo è sempre andato così e andrà sempre così. I rapporti di forza resteranno sempre gli stessi, sopruso e schiavitù non avranno mai fine. Bisogna prendere coscienza di essere votati alla sconfitta. Ma il sapere di essere ineluttabilmente dei perdenti non esclude di continuare quantomeno a rompere le palle al potere. Se si spera in un mondo migliore, si è destinati ad essere scornati due volte. Io lo so benissimo che l’umanità non cambierà e non migliorerà mai. Ma questo non mi impedisce di essere incazzato, e, appunto, continuare a rompere le palle. Disturbare per quanto possibile il manovratore è l’unico senso dell’impegno.

  8. Luca said

    Stavo pensando… a parte quelle robe sul signoraggio (argh!) e l’UAAR (dai, da veg a veg: religione e spiritualità non c’entrano niente!) non sei niente male. Se diventi donna fammi sapere. Oppure hai una sorella, ancora meglio.
    Però mettila una mail per contattarti, kribbio.

    • Ma l’email c’è! Vedi alla voce Epitaffio. L’ho messa nascosta apposta per vedere chi è così desideroso di contattarmi da cercare bene su tutto il sito.
      Il signoraggio è la chiave: senza capire che la base dei problemi socio-economici sono le banche, i templi della finanza, creatrici di denaro (che è l’arma principe della schiavitù), tutte le altre battaglie perdono completamente di senso. Peraltro ho visto ora che hanno chiuso quel sito, quindi tanto vale rimuovere il link.
      E la spiritualità mi fa ancora più schifo della religione stessa.
      Ho una sorella di diciassette anni, sentirò il suo parere.

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