Beati i poveri, perché moriranno prima

Archive for gennaio 2011

“Sonetti del barbiere libertario” 5

Posted by sdrammaturgo su 30 gennaio 2011

Venustà e vetustà: l’estate riscalda l’inverno, l’inverno svilisce l’estate

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Fanciulla nel fiorir della tua estate
nun te fa seccà ‘l prato da ‘sto vecchio;
e tu che se’ in inverno da parecchio
rinuncia a ‘sta fiorente venustate.

Vecchiaia adè veleno a giovinezza.
Le grandine rovinono le petole.
So ben, nun senton maschere le fregole,
ma adè ‘na cosa seria, la bellezza.

E’ facile parlà da concistore,
lo so, et ov’è placet, sermo è gnente.
La voja nun conosce le stagione:

magara, avendo anch’io ‘l testosterone,
pure si spero d’esse resistente,
sarò ‘l primo da vizzo a volé ‘n fiore.

Al vetustar dell’ore
si vène ‘na virgulta che me vòle
è dura dì: “T’inquino, nun se pòle”.

 

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“Sonetti del barbiere libertario” 4

Posted by sdrammaturgo su 23 gennaio 2011

La corona del Re Solarium

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‘L problema nun so’ l’orge: è ‘l potere.
Fà l’orge è bello assai co’ le mignotte,
e pe’ mignotte intendo chi de notte
s’appresta a quel ch’è giusto, ch’è ‘l piacere,

o de mattina, ‘nsomma quanno vòle,
e come dove quanto e con chi pure.
E si lo fa pe’ solde e proprie cure
nun è da men di chi pe’ passion sòle.

Mignotta è cosa bona: vor dì sciorta.
Chi l’usa come offesa adè ‘n poraccio,
ner senso de lo spirto e sale ‘n capo.

Ner senso der cojon, persin Satràpo
appresso a Cerusìco ed a Bravaccio
e tanto a Professor Coscienza Corta

*

e me barbiero e muratore stracco
invece troie sem come le dette:
e che forse noe l’ore benedette
p’avecce ‘n po’ de pane ed un bivacco

nu’ le passamo all’opra a prestà ‘l corpo?
Che sia fica, la mano od il cervello
sempre ‘l corpo usi, e ‘n padroncello
ar guinzajo te spreme come ‘n porpo.

‘L guaio è que’: in proprietà privata
lavori pe’ pagà ‘l gioiello a ‘n altro,
e pure chi comanna è schiavo a sé,

ché sempre presto s’arza come te
– nemmanco si lo stesse a inseguì ‘n veltro –
pe’ conservà la via privilegiata.

*

Ma tosto per tornar alla quistione,
parlavo del monarca che se sbatte
di più le cortigiane, regie batte,
che del su’ regno, e spregia commistione

*

con noi, che semo simili in catene.
E allora io te dico, sommo sire:
a me me piace ‘l fatto che tu mire
di più alle belle fregne che alle pene

di cui vuol farci ricchi gente in saio;
e pure dico brave alle puttane
che fanno storce ‘l naso a puritane
che gridono: “Donnacce!” co’ ‘n abbaio

oppure: “Poverelle, triste sorte”.
Ma allor, si ciò te preme, via cravatta!
Proclama: “Basta ordini e governi!”

e fa’ con noi d’estate i tristi inverni.
E via, più gnuno schiavo ch’arrabatta
pe’ giunge in bella cassa al dì di morte.

*

E gnudi in superficie e non sotterra,
ché nun è mai vergogna d’esse tali,
e tutti alfin contenti a trombà uguali.
Non dee più la fanciulla che rinserra

disio de fà la scesa in senso inverso
sognà lustrini sciocchi che tu j’offri.
E come gode lei, tu manco soffri.
E più nun viene detto ch’è ‘n perverso

chi ama pijallo ‘n culo o leccà ‘l cesso.
Se scopa pe’ scopà, no pe’ carriera,
e pure si pe’ scambio, gnuno è sopra.

E nun c’è più morale che te copra
né sòra che te salda la cerniera,
niun patto tra re e papa a famme fesso.

*

Ma a te guardà nell’occhi nun te piace
le pecore che poe te van sbranando.
A pecora va ben, ma pari stando;
e invece ce voj servi su la brace.

*

A te te piace stà sopra ‘n artare
e sotto a batte cassa donne astute,
magari brave, forse sprovvedute,
o acce, ma comunque nun so’ pare.

Chi dice che ‘l castel ha d’ess’austero.
Io dico che ‘l castel nun c’ha da essa
e vojo il bacchetton sott’a ‘na pressa
e mazza e topa sanza più mistero.

Io questo te contesto: nel palazzo
te chiudi e rubi a noi che semo fori
e in nomine de dio ce sfrutti e castri

e ricco de zinnone e d’alabastri
consideri ogni ben tuoi sol tesori.
E dici: “Io so’ io e tu n’ se’ ‘n cazzo”.

*

E dunque che se trombi mascherati,
ma tutti, l’operai e li notari,
e gnuno che ce tratti da scolari
a dicce: “O la famiglia oppur dannati!”.

Ma peggio de la corte è chi in cortile
muggisce e vuol opporti la crianza,
e fiero de sei fiji in una stanza
propone pudicizia co’ la bile.

L’abbronzatura sia pe’ libertà
e no pe’ trae in inganno a chi ce casca;
le donne a venti o trenta diano ‘l culo,

si vonno; ‘l frocio possa, gnun sia mulo.
Nessuno sia sol carne ch’altri pasca;
si trombi: né trombon né sacertà.

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La badante è un elettrodomestico

Posted by sdrammaturgo su 8 gennaio 2011

La badante, istruzioni per l'uso

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Guida all’utilizzo della badante

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Non esporre alle intemperie.

In caso di pioggia, munire di ombrello.

Non smontare.

In caso di necessità, penetrare mostrando permesso di soggiorno scaduto.

E’ possibile ottenere nuove badanti facendo unire la vostra unità con altro strumento lavorativo organico (es. nel settore edile), preferibilmente di pari tipologia e provenienza.

Non retribuire o retribuire il meno possibile onde non alterarne la categoria sociale.

Non ha bisogno di svaghi ed affetti.

Non chiudere le vie respiratorie per più di un minuto.

Nutrire almeno due volte al giorno e provvedere ad idratazione costante.

Richiede manutenzione minima.

Necessita espulsione di scorie liquide e solide quotidianamente più volte al dì.

Evitare urti troppo violenti.

Moderate percosse a scadenze regolari ne migliorano l’efficienza.

In caso di denuncia alle autorità competenti, minacciare.

Se sopraggiungono malfunzionamenti, riporre in CIE.

Lasciar spegnere per almeno 6 ore durante la notte ne migliora le prestazioni.

Teme l’umido.

Teme il rimpatrio.

Conservare in luogo fresco ed asciutto.

Non esporre a temperatura superiore a 40 gradi.

Non lasciare troppo a lungo sotto al sole battente, tanto più se in automobile parcheggiata.

In caso di esposizione a temperatura inferiore ai 25 gradi, coprire con indumenti.

Coprire maggiormente man mano che la temperatura esterna si abbassa.

Mantenere temperatura interna sui 36 gradi circa.

In caso di aumento della temperatura interna, isolare in uno scantinato e non toccare.

In caso di eccessivo abbassamento della temperatura interna, consultare un becchino.

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