Beati i poveri, perché moriranno prima

“Sonetti del barbiere libertario” 5

Posted by sdrammaturgo su 30 gennaio 2011

Venustà e vetustà: l’estate riscalda l’inverno, l’inverno svilisce l’estate

*

Fanciulla nel fiorir della tua estate
nun te fa seccà ‘l prato da ‘sto vecchio;
e tu che se’ in inverno da parecchio
rinuncia a ‘sta fiorente venustate.

Vecchiaia adè veleno a giovinezza.
Le grandine rovinono le petole.
So ben, nun senton maschere le fregole,
ma adè ‘na cosa seria, la bellezza.

E’ facile parlà da concistore,
lo so, et ov’è placet, sermo è gnente.
La voja nun conosce le stagione:

magara, avendo anch’io ‘l testosterone,
pure si spero d’esse resistente,
sarò ‘l primo da vizzo a volé ‘n fiore.

Al vetustar dell’ore
si vène ‘na virgulta che me vòle
è dura dì: “T’inquino, nun se pòle”.

 

3 Risposte to ““Sonetti del barbiere libertario” 5”

  1. Tenente Crimini Morali said

    Bello ma di difficile comprensione per chi non ha affrontato studi classici o lettere!

  2. elisabretta@yahoo.it said

    Claudio! Giusto a te pensavo qualche giorno fa’, mi fa piacere che abbia scritto la sceneggiatura!
    Solo che sto in partenza e non torno prima di fine febbraio, appena sono di nuovo nel mondo civilizzato ti fò sapere.
    Baci!

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