Beati i poveri, perché moriranno prima

Morire come si deve, o dell’adeguatezza

Posted by sdrammaturgo su 10 febbraio 2011

Il mio yorkshire morì scoreggiando.
Stava camminando in corridoio quando tutto ad un tratto si fermò, emise il peto più fragoroso e puzzolente mai concepito, si irrigidì e cadde su un fianco come se fosse imbalsamato, come nei cartoni animati. Si scoreggiò letteralmente via l’anima.
La prima cosa che mi venne in mente fu: “Ma che morte è? Ma vuoi morire bene? Hai condotto una vita inutile, riscattala almeno con una morte decorosa”.
Il precedente almeno era morto azzannato da un pastore maremmano mentre era al guinzaglio con mia nonna (ed anche questo cagnone, voglio dire: aggressivo aggressivo, duro duro, e poi mirava in basso pure lui. Hai davanti uno yorkshire e mia nonna e sbrani lo yorhshire? Un po’ d’ambizione, in nome del cielo!).
La sorpresa sopravanzava il dispiacere. Che pure c’era, e tanto.
Eravamo molto legati. A forza di stare con me, era diventato come me: passava le giornate spaparanzato sul divano a non fare una cazzo. Gli mettevo una mano sulla schiena mentre leggevo o guardavo un film ed era contento così. Ed io pure. Quando lo portavo a spasso, appena varcato il portone pisciava, cacava, e cominciava a grattare l’uscio per rientrare, smanioso di tornare sul divano.
Quanto mi manchi, Pongo, cane pragmatico, essenziale, cane benthamiano.
Sarà stato che era grasso. Parecchio grasso. Colpa di mia nonna. Diceva sempre: “Al cane bisogna dare gli avanzi”. Mi sta anche bene, ma non tutti quelli del pranzo e della cena di una famiglia di sette persone.
Ebbene, con quella flatulente e goffa dipartita, Pongo divenne il mio eroe.
C’è chi ha come eroe Che Guevara, chi Marlon Brando, chi Gandhi, chi Jim Morrison. Io ho il mio defunto yorkshire.
Sì, perché ha fatto una morte senza gloria, poco dignitosa, contravvenendo ad ogni dettame di buona creanza agonica e mortuaria. In una parola: inadeguata.
“Ci vuole il vestito adeguato per ogni occasione”, “bisogna adeguarsi”, “questo non è adeguato”, “adeguati”.
Adeguatezza, adeguatezza, adeguatezza.
Non solo ci ammorbano con codicicanonischemicostumiregolenormecategorie a cui dovremmo adeguarci per vivere, ma pretendono anche di dirci come morire.
Essi, la grande, temibile, incoscienza collettiva.
Persino i nomi devono essere adeguati alla toponomastica.
Mettiamo che lo yeti esistesse davvero. Sarebbe un bel guaio se, invece che sull’Himalaya, venisse avvistato realmente a Rieti. Chi prenderebbe sul serio la segnalazione: “Yeti a Rieti!”?
Non mi piace chi si adegua. Perché, se ti adatti a questo mondo, se impari a farti star bene questo stato di cose, devi essere davvero un imbecille.
Ed io voglio allora celebrare i disadattati, ultima speranza del piatto grigiore umano, magnificare il disadattamento e tutto ciò che è inadatto, tessere l’encomio dell’inadeguatezza!
Poiché, se non ci è data possibilità di salvezza, lasciateci almeno il trastullo.
Ma che cos’è quest’inadeguatezza?
Entrare in sala in un cinema porno a film già iniziato e chiedere ad un altro spettatore: “Hanno già sborrato?”.
Oh, questo sì, sarebbe assolutamente inadeguato.
E che tragedia sarebbe morire investiti da un’automobile mentre si sta facendo l’imitazione di Mauro Repetto. Ve li immaginate poi i vostri cari in lacrime al funerale? “Sniff sniff…Stava eseguendo i passi di Nord sud ovest est quando è spuntato quel camion e…e…Sigh! Sob! Buaaah!”.
Vero è che c’è anche un’inadeguatezza inadeguata.
Come ad esempio i cinema in cui si vede scritto Multisala e sotto, in piccolo, Due sale. Ma allora perché non Bisala? Attendo con impazienza l’inaugurazione del primo multisala ad una sala sola.
O ancora.
Come si concilia un pompino con un pigiama di flanella? Com’è prendere un cazzo in bocca dopo aver calato un paio di pantaloni di un pigiama verde acqua? Uno guarda la scena e vede: cazzo, bocca, flanella; flanella, bocca, cazzo; bocca, flanella, cazzo. C’è qualcosa che stona. Dunque, il cazzo no. La bocca non mi sembra. Cosa sarà? Vuoi vedere che è la flanella?
Ai miei nipoti racconterò che una volta mi capitò di leccarla mentre avevo davanti un poster di Winnie the Pooh. Avessi saputo, mi sarei adeguato portando i preservativi con la faccia di Pluto. Non mi sarebbero invero neppure serviti, ché la ragazza era vergine e tale aveva intenzione di rimanere. Chissà, magari da qualche parte c’è qualche paraplegico che sta bene così.
Per me, se non sei un incrocio tra una pornoattrice ninfomane ed una zoccola indiavolata, non esisti. Ed infatti io considero di aver leccato il Nulla. Chissà quanti asceti brahmanici misticamente lussuriosi mi invidierebbero.
Secondo me, di cortocircuiti tra valori religiosi è pieno il mondo. C’è di sicuro gente così tanto credente, così tanto fedele, così tanto praticante, così tanto osservante, che si fa le pippe pensando alla Madonna.
Allo stesso modo, la cultura religiosa è più pervasiva di quanto si immagini. Molti hanno inconsapevolmente assorbito retaggi cattolici e si comportano da cattolici senza rendersene conto. Ad esempio, il papa vince ogni volta che una donna non te la dà.
Chi mi fa sentire davvero inadeguato è la ragazza bella in modo immorale che incrocio ogni giorno quando esco da lavoro (a parte la mia ex. Ma verso di lei non si tratta tanto di sensazione di inadeguatezza, quanto piuttosto invidia per la condizione privilegiata delle zanzare spiaccicate).
Per lei, tra me e la ringhiera non c’è alcuna differenza. Ai suoi occhi sono come un arredo urbano (quando mi va bene. Il più delle volte, un’ombra informe od un lampo di vuoto spaziotemporale).
Ogni fica ha nella vita almeno un uomo improponibile, uno per cui amici, conoscenti, famigliari, passanti, si chiedono: “Ma come fa una così a stare con quello?!”. Alla fica serve almeno un esemplare di tale specie nel curriculum ficae per alimentare la propria autostima nel momento in cui racconterà alle amiche che persona magnifica era lei e quanto inadeguato fosse invece lui e quanto splendida è stata nell’accogliere un simile derelitto elargendo beneficenza vulvatica e che in fondo è un po’ pazza ommioddio ma sai io mi fiondo nelle storie così senza pensare iocomeamelie sciarbodler vogliounavitaspericolata con un impiegato trenoamatore che di notte si trasforma in un appassionato di tuning e comunque ho intenzione di metter su famiglia ed essere ingravidata un giorno.
Perché dunque non potrei essere io il suo uomo improponibile?
Inadeguatezza anche per l’improponibilità: inadeguatezza al quadrato.
Ma la sublime inadeguatezza non conosce limiti.
Chissà se qualcuno ha mai riflettuto sul fatto che è uno smacco senza pari essere un grande talento in un settore che non ti torna utile per rimorchiare.
Se sei un grande pianista, un grande sportivo, un grande archeologo, un grande uomo d’affari, puoi fartici bello con le donne. Ma come deve sentirsi il massimo esperto mondiale di foratini? Magari è la massima autorità del settore, ha un successo internazionale, richiestissimo come consulente dalle principali imprese edili, ma nelle relazioni con l’altro sesso non te ne fai nulla. Cosa racconta ad una ragazza alla prima uscita? “Sai, ieri nessuno riusciva a risolvere un problema con l’impasto di alcuni mattoni destinati a muretti municipali per la frazione di Zepponami, così hanno chiamato me ed ho sistemato tutto.”.
L’imperativo dell’adeguatezza crea anche diversi equivoci.
Se parlo con toni e termini rozzi di argomenti però coltissimi, con che coraggio mi si può dare dell’ignorante?
Mettiamo che io dica: “Dio impestato, Dvorak spacca ‘l culo. So’ ito a sentillo, me prudea la fava da quanto adera intenso il primo violinista sul settimo passaggio del terzo movimento, madonna sbudellata. Nun me sentio a tosì a cazzo dritto da le tempe che scriveo quer trattato sur trimetro giambico scazonte”.
E provate a darmi dell’ignorantone se dico: “Dio scannato, quer cazzo de Dino Campana adè popo forte a usà l’anadiplosi a gradazione”.
Il vero ribelle non è il bello e dannato che va nella giungla a combattere per la libertà. Il vero ribelle è quello che si presenta al primo appuntamento con la tuta del mercato.
Certo, bisogna essere pronti a morire per un nobile ideale.
Se proprio mi si chiede di morire come si deve, voglio fare una morte gloriosa. Voglio morire mentre vengo in faccia a Stoya gridando: “Libertà!”. Sognando un mondo in cui si possa schizzare in viso alle passanti in strada. Ed io non chiedo mai ciò che non posso offrire. Ch’io sia dunque squirtato a sangue! Siano le mie carni straziate da vortici di umori vaginali! Venga io travolto da tsunami di liquidi femminili! E sulla mia tomba sia scritto: “Per la passera visse, alla passera aspirò, per la passera spirò”.
“La vita non è come nei film porno”, si dice. Beh, rendiamocela! Non so, a chi dispiacerebbe entrare al supermercato e farsi la cassiera bona così, per simpatia? “Sono quattordici euro e quarantanove” “Guardo se ce li ho spicci. No, mi spiace, purtroppo non ce li ho” “Ed io non ho il resto. Però ho questa” Spalanca le gambe “Pompa?” “Sì, una, grazie”.
Oppure chiamare l’idraulico per farlo intervenire sulle tube di Falloppio?
Che poi non ho mai capito questi favoritismi verso gli idraulici. Fossi un elettricista, mi incazzerei a morte per la discriminazione.
Poco fa, tornando a piedi dal supermercato, pensavo che, da ottobre ad oggi, dodici donne (12. DODICI) hanno mostrato interesse nei miei confronti, detto di uscire e poi mi hanno dato buca/cambiato idea/smesso di considerare/incontrato nel mentre l’uomo dei sogni che non corrispondeva alla mia identità per i motivi e nelle modalità più spettacolari. Il che fa di me, se non la vittima di un complotto persecutorio a scopo di raggiro, quantomeno un rispettabile recordman. E queste cose vanno dichiarate con e per onestà intellettuale. Non è che uno, finché va tutto bene e colleziona peli pubici sul cuscino su peli pubici sul cuscino, vanta i suoi successi con gli amici e poi, quando viene risucchiato in una spirale di due di picche o sconfitte similari, occulta tutto per salvare le apparenze. Eh no! Che si abbia il coraggio di confessare le umiliazioni patite! Integralismo della sincerità, sempre, ad ogni costo. L’essere presi per il culo è il fio che si paga alla disfatta. Ed è la sorridente tenzone con l’onta che misura la nobiltà. Tanto ti puoi sempre rifare con uno più debole.
Ecco, dicevo, mentre passeggiavo con una confezione di cornetti Misura Privolat alla marmellata d’albicocca in una mano, quelli senza latte e senza uova, cento per cento vegetali, ed il ricambio del Mocio Vileda nell’altra, passando in rassegna la sterminata teoria dei miei fallimenti in ogni campo, la laurea ancora non conseguita nonostante gli esami terminati perfettamente in tempo anni fa con la portentosa media del 29.9, il degradante posto di schiavitù da precario sottopagato che mi permette di essere ufficialmente povero e per il quale devo svegliarmi alle cinque di mattina, l’amore della vita che mi sono lasciato sfuggire tra le dita come un coglione, la novella difficoltà nel far accogliere il mio membro nell’apposito spazio altrui, i progetti ignorati dalle case di produzione, i manoscritti rifiutati, l’esistenza del chinotto Guizza, mentre camminavo pensando a tutto questo, consapevole che nella vita ho fallito il fallibile, pervaso ciononostante da una vaga gioiosa fierezza per aver trovato i cornetti Misura, benché all’albicocca e non già al cioccolato, giacché nessuno immagina quanto deve patire un vegetaliano per poter mangiare un dannato stronzissimo delizioso cornetto, solo un altro vegano può comprendere, ebbene in quel momento ho capito: questa è vera, incomparabile, squisita inadeguatezza.
Non la cambierei con i successi di nessun altro. Eccetto con quelli di un attore porno qualsiasi.
A me non serve molto per vivere felice. Non mi interessano i soldi, non mi interessa il successo, non mi interessa la fama. Mi basta la fregna.
Ci vuole stoffa per essere un perdente d’ingegno. Mica tutti sono capaci di perdere con stile.
Per quanto mi riguarda, voglio morire in pantofole. Mi piace morire comodo.

 

15 Risposte to “Morire come si deve, o dell’adeguatezza”

  1. Luca said

    Tu vedi un nesso fra intelligenza e parafilie?

  2. Pure, pure. Ma non saprei: non sono così intelligente :-D

    • Luca said

      ahahahahhahaahahahha
      Sdrammy, tu ti contraddici. E poi io non ho bisogno di trovare elementi di scemenza in ognuno (fischetta distrattamente…) XD
      Infatti non giudico negativamente le tue confessioni private in cui mi parli di spanking bukkake con ornitorinchi fissati oralmente, davvero. Però rispetto la tua privacy e non ne farò menzione sul tuo blog. ;)

  3. Paola said

    Io non ho pregiudizi verso gli elettricisti.

  4. silvia said

    e dopo questa, ti aggiungo definitivamente ai miei segnalibri. ti shtimo assai, e capisco anche perchè fai incetta di tremanti fanciulle…quel mix di spudoratezza, sincerità, maleducazione e filosofia del marcio fa ribollire gli uteri sensibili, un po’ alla hank moody. tra l’altro sei così pure dal vivo (non come hank moody)…che dire, trovati un agente alla tua altezza.

    • E pensare che non batto chiodo da ottobre!
      Certo, se poi ci si mettono anche persone (che peraltro avrebbero dovuto aggiungermi ai segnalibri già da tempo) che prima mi promettono amiche disponibili e poi si rimangiano tutto… Ma lasciamo stare, va’!

  5. Rita said

    “Il vero ribelle è quello che si presenta al primo appuntamento con la tuta del mercato”.

    Già, perché no?

    Ma, se ti dicessi che una volta – per provocazione – sono uscita in pigiama?
    Sai qual è stata la cosa terribile? Che nessuno ci ha creduto che fosse un pigiama (che era pure di mio padre, peraltro, quindi mi stava pure grande), hanno dedotto che fosse una tuta da ginnastica che sembrava un pigiama.
    Io lo dicevo che era un pigiama, ma non ci volevano credere… gli sembrava così assurdo che fossi uscita in pigiama che non hanno voluto credere ai loro occhi.
    Avevo 15 anni. E forte il desiderio di sconvolgere le regole sociali.

    Mi sa che ci riprovo uno di questi giorni ;-)

  6. Volpina said

    Mi fai sentire in colpa XD dovrei essere triste per il cagnolino ma se scrivi così mi fai venire da ridere…

    Perchè contrario ai pigiami? Nemmeno ai pigiamini Babydoll? Se se, ci credo poco u.u

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