Beati i poveri, perché moriranno prima

L’equivoco quando si parla di mercificazione dei corpi

Posted by sdrammaturgo su 14 febbraio 2011

Il problema non è la valletta nuda. Il problema è il presentatore vestito.

L’umiliazione non è la nudità: l’umiliazione è giacca e cravatta.

*

Sopra, chiari esempi di palese dignità di persone evidentemente libere

*

Donne, non fate le escort. Non è dignitoso. Fate le stagiste fotocopiatrici all’Unità per Concita De Gregorio 10 ore al giorno 5 giorni a settimana per 400 euro al mese. Quello sì che lo è.

La libertà è nell’alternativa.

Se non puoi scegliere, sei suddito e servo.

Dignità è libertà. Lavoro è schiavitù. Schiavitù non è libertà. Lavoro non è dignità.

Io allo Slave Pride non ci sono andato.

 

19 Risposte to “L’equivoco quando si parla di mercificazione dei corpi”

  1. non è proprio così, tu parti bene e poi scacazzi.
    Il lavoro sotto padrone è schiavitù, non il lavoro, che invece èun mezzo di espressione dell’umanità.
    Per il resto, aglio battuto nel mortaio, pomodoro fresco, basilico e mandorle amare. Che poi si ragiona meglio.

    • In senso astratto forse sì, in senso storico no: non esiste nella storia umana altro lavoro se non quello sotto padrone.
      In regime di proprietà privata, capitale e gerarchia, lavoro non è altro che schiavitù.
      Attuo una differenza terminologica convenzionale (un po’ come fa Rousseau con “amour propre” e “amour de soi”) tra “lavoro” (labor) e, che so, “attività”, per distinguere lo sfruttamento della macchina organica umana dall’opera di trasformazione necessaria della realtà (ché la frutta va raccolta, le case costruite, etc.).
      Quindi, quando parlo di lavoro – e parlando di lavoro in questo mondo, non in un altro – va inteso in questo senso.

  2. fishcanfly said

    Decisamente d’accordo! Ti invito a leggere questa lettere del corriere della sera! http://www.corriere.it/cronache/11_febbraio_13/lettera_no_piazza_lucia_palmerini_a1634c58-379c-11e0-b09a-4e8b24b9a7d0.shtml

    E oggi che è San Valentino, abbiamo voluto scrivere una lettera molto speciale, a proposito di prostituzione!

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/02/14/post-di-una-squillo-per-bene/

    • Invece di essere una manifestazione contro il potere (ogni potere), mi è sembrata una caccia alle streghe portata avanti da schiavi inquisitori sessuofobi e sessisti. Il nemico da combattere erano le escort, queste immonde donnacce impure, in nome di una santa morale da gente perbene.
      In questi giorni ho letto cartelli raccapriccianti quali: “Fuori le escort dallo Stato”. Per fortuna – non va dimenticato – c’erano anche gli ombrelli rossi (a cui va il mio ringraziamento per aver resistito all’accerchiamento dei reazionar-progressisti) che hanno risposto a tono: “Fuori lo Stato dalle escort”. Ed aggiungerei: “Fuori lo Stato”. Punto.
      Siamo tutti d’accordo sul fatto che Berlusconi sia un maschilista che considera le donne degli oggetti. Ma chi era in piazza ieri non ha la percezione che ogni datore di lavoro, ogni potente, considera il dipendente come uno strumento. In ufficio, tra me e la stampante, agli occhi del padrone non c’è alcuna differenza. Quindi, o ci si batte contro il padronato tutto, oppure si fa più bella figura ad occuparsi di ferri da maglia.
      Magari alcune delle manifestanti fanno le commesse alla libreria Mondadori. Quindi, prestare quotidianamente al servizio di Berlusconi o di un altro berlusconi a caso mani, piedi, occhi, cervello per pochi spiccioli, sì; usare la fica, per giunta per molto meno tempo, spillandogli più soldi e contribuendo in maniera di gran lunga minore ad accrescere le sue ricchezze, no, è roba da sgualdrine.
      Ha danneggiato più Berlusconi Ruby (cinque milioni sono cinque milioni) che tutte le ragazze del Popolo Viola messe insieme.

      • fishcanfly said

        Non aggiungo altro. Sei stato cristallino e sono perfettamente d’accordo. Mi è sembrato di vedere una sorta di Sharia!

  3. Quipercaso said

    Per quanto in disaccordo con la manifestazione di domenica (una manifestazione di domenica?? Gli habituè dello jogging canemunito avranno avuto i loro bei problemi di circolazione!), sono altrettanto lontano dall’idea del lavoro come stato di sudditanza perenne.
    Il lavoro resta la vita o, meglio ancora, viene attuato per vivere. Nel momento in cui questo concetto viene plasmato, inficiato, corrotto verso la terminologia evidentemente più attuale di “vivere-per-lavorare”, allora è chiaro che si attua la trasformazione schiavista.
    Alla quale non deve porsi come unica alternativa una fuga dallo stesso. Piuttosto sono maggiormente favorevole ad un recupero della propria identità attraverso il proprio status lavorativo. E, specularmente, la ricerca continua della propria dignità all’interno della propria attività lavorativa, anche a rischio della stessa.
    E tornando sulla questione, se vogliono scopare per guadagnare facessero come vogliono. In astrazione, però. Sì, perchè nonostante l’assenza quasi totale di strumenti per capire la contemporaneità nel suo scorrere, è indubbio che ci troviamo a fenomeni differenti rispetto all’antica e romantica situazione di puttana vs dottoressa: l’empatia automatica che i messaggi mediatici scatenano continuamente, ha portato a creare una nuova genìa di nobili da affiancare ai padroni, ai dottori, agli imprenditori. Qui c’è ora lo “sciacallo” generico (prostituta, furbetto del quartierino, tronista o quello che ti pare), figlio degli ultimi trent’anni di nostranità, che assunto a “Leone” ne acquista tutti i negativi tratti caratteristici; affiancandosi anche nell’idea comune di modello da seguire, bada bene, NON per la maniera in cui ha avuto successo, ma per gli stessi odiosi tratti della parte dirigenziale della società.

    • Resto dell’idea che la gerarchia escluda la piena dignità dell’individuo. Ovviamente anche sotto padrone uno può conservare la propria integrità etica, ma il meccanismo è fallato alla base.
      E chiaramente Ruby e le altre non sono eroine. Sono prodotti, mangime e sfruttatrici di un determinato sistema.
      La Zanardo ha ragione, ma quale alternativa propone alla carriera a tutti costi nel mondo dello spettacolo ed ai sogni di misera scalata al potese? Il dignitosissimo posto da serva in ufficio per quarant’anni? O una carriera sempre spietata ma in altri ambiti legittimati dall’intellighenzia?
      Un’altra prova del meccanismo fallato alla base: non mi si può chiedere quale vernice preferisco per l’intonaco se è la casa a fare schifo.

      • Rita said

        Scusa Claudio ma nessuno obbliga nessuno a fare la serva per quarant’anni in un ufficio.
        Dovremmo chiederci allora perchè la gente avverte la necessarietà del lavoro. Sai perché? Perché vuole determinate comodità sociali: la casa, la macchina, la tv, internet, i vestiti ecc..
        Tutto questo si può rifiutare, non è un obbligo. Si può scegliere di vivere ai margini della società, o meglio, tirarsene del tutto fuori: vivendo come barboni, senza tetto, senza nulla, solo dell’aria che si respira e di qualche spicciolo per mangiare. Però poi d’inverno fa freddo sotto ai ponti, eh? E allora uno ci pensa due volte prima di fare una scelta così radicale, e si torna al meccanismo di schiavitù che è la casa, il denaro per potersi permettere di pagare l’affitto, e quindi il lavoro.
        Per me ci sono infiniti modi di stare al mondo, basta poi però non pretendere le agevolazioni sociali che solo la società – e quindi però i suoi meccanismi deviati che ti rendono schiavo – ti dà in cambio.
        Poi non vedrei necessariamente questo collimare della perdita della dignità con il lavoro. Il lavoro è solo un mezzo, un altro da sé; certo, il discorso cambia se ti fanno lavorare 12 ore al giorno per un tozzo di pane e poi arrivi alla sera talmente stanco ed abbrutito che non hai nemmeno voglia di pensare a quanto fa 2+ 2… letto Martin Eden di London? Ecco… esiste lo sfruttamento e quello si deve combattere, però ti posso assicurare che io ho sempre lavorato da dipendente e non mi sono mai sentita lesa nella mia dignità… anzi, è successo una volta, ma perché il tipo per cui lavoravo era uno stronzo e infatti gli ho risposto per le rime e me ne sono andata via. E credimi, mai mi sono sentita più ricca di dignità come quella volta.
        Che poi, allora facciamo anche un discorso ancora più radicale: cosa significa esattamente dignità? E perchè è considerata un valore? Non potrebbe avere a che fare anche con la percezione che uno ha di se stesso? Ci sono persone meschine che non avvertono la perdita della dignità, altre che si sentono private della loro dignità persino quando vanno dal medico a farsi visitare, costrette a spogliarsi, a raccontare malesseri intimi e via dicendo. Personalmente mi sento privata della mia dignità ogni volta che mi ammalo… pensa un po’ quanta possa essere sfumato questo concetto…
        Può essere che per te fare le fotocopie sia una perdita di dignità, per altri no. Collaborano. Svolgono un servizio utile. Vengono ricompensati per questo. Ripeto, dando per scontato che non ci sia sfruttamento.
        Per me – e te l’ho scritto anche in un altro commento ieri sera, non so se l’hai già letto – la vera perdita della dignità a livello storico e sociale è avvenuta nel momento in cui si è iniziato a considerare l’individuo solo come un coefficiente economico ed in quest’ottica non vedo molta differenza tra il capitalismo ed il comunismo, essendo il secondo una risposta all’altro volta a cambiare i fattori in gioco ma senza spostare di una virgola il meccanismo perverso che ne è alla radice. Alla fine, o comandano le masse o i padroni, sempre qualcuno che comanda c’è. E non sono affatto convinta che le masse siano in grado di comandare, peraltro.
        Ragionando restando all’interno di questi schematismi sociali è tutto sbagliato.
        Però ripeto, l’errore è alla base della società. E’ la società che è malata. Ma pensare di cambiarla è impossibile perché la società è tale perché appunto è società, sennò sarebbe un’altra cosa.
        Perché allora non compiere scelte estreme, radicali? Perché non andare a vivere sotto i ponti, sotto le stelle? Perché non scegliere di rifiutare totalmente la società, visto che la percepiamo come fondamentalmente insana? Perché consideriamo pazzi chi lo fa? Semplice, perché noi, parliamo parliamo ma poi non abbiamo il coraggio di vivere in maniera diretta, senza sovrastrutture, senza casa, senza vestiti, senza optional del cazzo. Perché poi non potremmo farci la doccia, e nemmeno tenerci al caldo d’inverno. E’ che certe comodità del vivere in società ci piacciono. La verità è questa. La sicurezza degli oggetti ci dà conforto(per oggetti intendo tutto ciò che di materiale ci circonda, tutto ciò che è oltre a noi nudi e crudi). Perchè non essere sempre in viaggio con il sacco a pelo, allora? Chi te lo impedisce? E perché l’istruzione? Perché la scuola? Che poi, come sai, tutto è solo sovrastruttura illusoria perché tanto alla fine tutti dobbiamo morire.
        Se la vita è davvero – e lo è, sai bene che lo è – come la vede Beckett in Aspettando Godot, allora a che serve addannarsi per incastrarsi in questa società del cazzo? Ma ripeto, non è la società che si deve cambiare, la società quella è, siamo noi che dobbiamo fottercene della società.
        Il male siamo noi. Quello che pretendiamo di avere.
        Come diceva Buddha, il male è il desiderio. La società è lì, a portata di tutti, ma nessuno ci obbliga a desiderarla per forza.
        Capito? ;-)

        P.S.:
        in quanto alle mignotte: ci sono sempre state e sempre ci saranno, a tutti i livelli, ci sono quelle di strada, quelle che arrivano nei palazzi alti. Personalmente nutro una grande simpatia per le mignotte oneste intellettualmente, cioè quelle che ti dicono: io te la do in cambio di questo. Ci voglio guadagnare. Il problema è semmai di chi si fa coglionare per avere un po’ di fica.
        E allora apro un’altra parentesi: nulla è più sopravvalutato del sesso e lo è solo perchè viviamo in una società di bacchettoni. E però, a parlare, sotto sotto, siamo tutti un po’ gelosi, o no? ;-) Altro enorme problema della società. Quello della gelosia. Una pulsione atavica maledetta quasi quanto il possesso.
        Guardati bene dentro Claudio, se quando avevi una compagna fissa lei ti avesse fatto presente il desiderio di andare a scopare liberamente con altri uomini, l’avresti accettato di buon grado? Hai mai fatto delle orge con la tua compagna? Può darsi di sì, eh, in questo caso sei uno dei pochi che è riuscito a svincolarsi dal problema della gelosia del corpo dell’amata.
        (Non devi rispondermi, sono entrata nel personale e non sei tenuto a rispondermi, mi basta che tu ti guardi dentro e ti risponda da solo, o anche no, diciamo che ti cito come interlocutore simbolico, davvero non mi interessa conoscere i fatti privati della tua esistenza, spero sia chiaro il senso).

        Allora (poi chiudo, giuro), il problema è il possesso. In ogni senso ed in ogni caso e riguardo tutto.
        Il problema è far capire ai bambini che la felicità che provano quando giocano non proviene dal gioco – oggetto – in sé ma dall’esperienza che quel gioco gli fa provare.
        Il problema, ad esempio nei rapporti sentimentali, di sesso ecc. – è capire che se anche io amo tre persone invece di una, a te, che sei una di queste, non è che ti amo di meno perché l’amore o il sesso, mica finiscono, mica si esauriscono, no?
        Pensa ai bambini che diventano gelosi quando gli nasce un fratellino: sono gelosi perché pensano che la madre ora dovrà dividere il suo affetto con un altro, non pensano che ogni relazione affettiva ha un’esclusività che pertiene solo alla stessa.
        Poi vabbè, questo problema del possesso esclusivo del corpo dell’amato/a è sentito maggiormente in alcuni paesi piuttosto che in altri. In Italia figuriamoci, col vaticano e la chiesa e tutto il resto.

        Ciao ciao, buona giornata.

  4. Invece quella di fare lo schiavo è una scelta obbligata. Mi spiego: quello di dire “mica devi lavorare per forza, puoi anche vivere ai margini sotto ai ponti” è il vecchio trucco ricattatorio del padrone. E invece io, nel momento stesso in cui vengo al mondo, ho diritto ad una casa, al sostentamento e ad una vita comoda. Mi spetta senza dover fare lo schiavo. Ed invece, per avere un po’ di benessere, l’unica soluzione è fare lo schiavo. No. Io pretendo la Kirghisia di Silvano Agosti (“Lettere dalla Kirghisia” è un libro che consiglio fortemente a tutti), perché è possibile e fattibile. Rimane un’utopia solo per chi la considera tale. Mi è caro un vecchio slogan: “Vogliamo tutto”. Ho notato che tutti hanno paura di pretendere. Bei tempi quelli in cui si gridava: “Più soldi e meno lavoro”. Ed invece ora tutti si sentono colpevoli nell’affermare una cosa che a me suona naturale. E’ segno che siamo caduti nei tranelli del padrone ed abbiamo introiettato i (dis)valori che ci ha inoculato.
    E nel lavoro non c’è dignità perché in un sistema fondato su proprietà privata e gerarchia il lavoratore non è che uno strumento del padrone, anche nel caso nelle migliori condizioni di lavoro. Il dipendente, per potersi nutrire e riparare come – ripeto – gli spetterebbe di diritto, deve faticare per far ingrassare la classe dominante. Tutt’altra cosa sarebbe il lavoro in una società collettivista, egualitaria ed anarchica. Ed ovviamente una società cambia e migliora solo se cambiano e migliorano gli individui che la compongono. Per questo sono incazzato: mi rode decisamente il culo al pensiero che io campo di merda per colpa di altri.

    P.S. Non essendo nato dal nulla e vissuto nel vuoto, anche io subisco e patisco influenze e retaggi stratificati nella mia coscienza, nel mio subconscio e nel mio inconscio. Ma la razionalità aiuta ad affrancarsene (o quantomeno a tentare di farlo). Quindi anche io provo della gelosia, non ne sono immune, ma, per esempio, ad ogni compagna che ho avuto, ho sempre detto: “Se ti capita di provare attrazione per un altro, non farti problemi ad andarci a letto. Nessuno scrupolo o cosa: è perfettamente normale. Magari non dirmelo, le mie viscere sono indietro rispetto alla mia razionalità, io non farò domande in merito, quindi non avere remore per eventuali ‘tradimenti’ per chissà quali sensi di colpa nei miei confronti”. E’ un discorso che non è mai stato apprezzato. Ho notato che anche la donna più libera, libertaria, libertina, emancipata, vuole sentirsi un oggetto di possesso da parte dell’uomo. Ecco perché orge non ne ho mai fatte: avrei voluto, ma, nel caso della partecipazione di un’altra donna, la gelosia altrui me lo ha sempre impedito; nel caso invece della partecipazione di un altro uomo, non mi è mai stata richiesta, ed io non l’ho proposta: non è tra le mie preferenze, la presenza di un altro uomo mi disturba perché, essendo etero, un uomo nudo ed eretto accanto a me mi fa scendere l’eccitazione, in più sono molto schizzinoso e mettere la lingua dove l’ha messa un altro uomo mi disgusta un po’, inoltre sì, interviene la gelosia di cui sopra, ma sono uno a cui piace soddisfare la propria partner, quindi, in caso di richiesta, se ne potrebbe parlare.

    • Rita said

      Invece quella di fare lo schiavo è una scelta obbligata. Mi spiego: quello di dire “mica devi lavorare per forza, puoi anche vivere ai margini sotto ai ponti” è il vecchio trucco ricattatorio del padrone.

      No, per come la vedo io, no. Quando parlo di stili di vita differenti io mi riferisco proprio ad alternative filosofiche diverse. Certo, sono scelte radicali, ma sempre alternative sono. E io non lo vedrei come un subire il ricatto di un padrone, semplicemente come un metterlo nel culo al padrone (scusa la mancanza di finezza, eh). Non ci sto al tuo ricatto, me ne fotto di te e di questa società di merda.

      Uno stato in cui tutti gli individui hanno le medesime opportunità, la medesima casa (poi uno dentro magari l’abbellisce secondo il proprio gusto), i medesimi diritti di essere curato, istruito ecc., piacerebbe anche a me, ma la vedo come un’impresa molto ardua. Guarda, la vedo meglio per la questione degli animali, lì davvero penso che prima o poi l’uomo si ravvederà e considererà una barbarie del passato l’aver mangiato e sfruttato animali. Non ho letto Lettere dalla Kirghisia ma ho letto altri libri che parlano di società egualitarie ed utopiche. Ma Silvano Agosti è il regista de Il giardino delle delizie? Ricordo questo film, mi piacque molto.
      In quanto alla vecchia dinamica schiavo-padrone mi hai detto di aver letto Pastorale americana di Roth, no? Se ricordi bene c’era il personaggio Levov lo svedese, l’imprenditore che dal nulla aveva tirato su una fabbrica in cui produceva guanti, ricordi? Ecco, la figlia, Merry, quella che poi diventa una terrorista prima e giainista dopo, vedeva il padre esattamente come un padrone sfruttatore capitalista. Aveva dei dipendenti che lavoravano per lui e agli occhi suoi, della figlia, quelli apparivano come schiavi e il padre come il Padrone. Poi invece leggiamo la storia attraverso gli occhi di Levov. Aveva lavorato lui stesso nella piccola azienda artigianale, imparando tutte le tecniche di cucitura, rifinitura ecc. (e P.Roth infatti ci fa due palle così con questa descrizione accurata dei guanti, e di come si facevano ecc.), poi aveva messo due persone ad aiutarlo, pagandole il giusto, senza sfruttarle, trattandole come persone e non come dipendenti, non come numeri sul libro paga, tanto che tutti gli volevano bene ed avevano un bel rapporto di amicizia con lui. Poi le cose gli sono andate bene, e non perché sfruttava i dipendenti ma perchè metteva passione in quello che faceva, perché ha avuto culo, ora non ricordo. Allora ha ingrandito l’attività ecc., e alla fine è diventato ricco, si è costruito la villetta ecc., e lui dice:”ma cosa ho fatto di male?” “Perché mia figlia mi odia?”. Non ho fatto altro che lavorare tutta la vita, andando in fabbrica per primo la mattina, uscendo per ultimo, facendo lavorare gli altri ma pagandoli bene così che a loro volta potessero avere una vita dignitosa ecc.
      Ecco, in tutta sincerità nemmeno io me la sentirei di odiare o chiamare Padrone uno come Levov lo svedese. Non è tutto bianco o nero. Non siamo tutti o padroni o altrimenti schiavi. E infatti io ho adorato quel romanzo proprio perché offre svariati punti di vista, fa vedere che di certo e di assodato non c’è nulla, nemmeno le nostre convinzioni. Prima il lettore parteggia per Merry, poi, cambiando la prospettiva, non può fare a meno di simpatizzare per Levov, poi ancora per Merry. Tutto è fluido, indefinito. Le dinamiche dialettiche schiavo-padrone… sinceramente? Mi hanno stancato. Non sono mai stata schiava né padrona (a meno che non abbia voluto deciderlo io in certi giochetti erotici)LOL
      Non vedere le cose in questa maniera così conflittuale. La realtà è infinitamente più complessa e stratificata. Sennò, va a finire che andremo a parlare di complottismo ;-) per me le cose sono infinitamente più complesse e stratificate di così. Esistono le necessità. Punto. E per quelle si lotta. L’unica maniera per migliorare le cose è affrancarsi da queste necessità. Dal desiderio di voler possedere, di desiderare. Per questo parlavo di stili di vita alternativi. Non certo per cedere al ricatto della classe dominante ma proprio per tirarmene fuori.

      Più che Silvano Agosti allora ammiro il Buddha, se capisci cosa intendo.

      La società capitalista/consumista in cui viviamo non piace nemmeno a me, anzi, la aborro. Io che starei tutto il giorno a leggere Shakespeare e Dostoevskij devo invece occuparmi di cose pratiche, di guadagnare, di cercare di non essere sfruttata, di andare a pagare le bollette (e però il pc mi fa comodo, eh) e lo so bene che ci sono anche i bastardi sfruttatori, ma ci sono anche i Levov lo svedese. Dico solo che però, tutti critichiamo questa società ma tutti vogliamo farne parte in qualche modo. Se una cosa non mi piace invece me ne tiro fuori. Come per la questione della tv. Tutti a criticarla e però tutti la guardano. E anche parlarne male è un restarne comunque dentro.
      Se non ti piace il sistema, tiratene fuori.
      Tu dici: io ho il diritto di una casa, di un sostentamento, di una vita comoda. E tutti vogliono avere il diritto di essere felici e di vivere a lungo.
      Per me nasciamo per caso e moriamo per caso e quello che ci sta in mezzo resta sempre e solo un caso.
      E non credo che mi spetti nulla di diritto. Nulla. Nemmeno la vita.

      In quanto alla seconda parte della tua risposta: bene, sei un uomo abbastanza evoluto ;-) o almeno ci provi ;-)

      “Ho notato che anche la donna più libera, libertaria, libertina, emancipata, vuole sentirsi un oggetto di possesso da parte dell’uomo”

      evidentemente non erano donne poi così libere, libertarie, libertine, emancipate, o forse, lo erano solo a parole. Nulla di grave. Succede. Vizio antichissimo della specie umana: quello di predicare bene e razzolare male ;-)

      Un saluto

      • Posso riassumere la mia risposta con: “complottismo” è una parola inventata dal padrone; io sono uno schiavo e non vedo persone libere intorno a me; il padrone buono è il padrone peggiore; non ammiro Buddha; a ciascuno spetta la vita che desidera e la deve pretendere; le cose, lungi dall’essere complesse, sono tragicamente semplici, elementari.

  5. Rita said

    Hai troppe certezze. Beato te. ;-)
    (comunque quella del complottismo era una battuta, io non credo nel complottismo).

    E le cose non sono semplici. Affatto. Ma qui ci scontriamo su visioni diametralmente apposte: io vedo la complessità del reale, tu vi scorgi semplicità.
    E torno a ripeterti. Le persone non sono libere anche perché hanno paura di esserlo. I barboni sono liberi. Non tutti. Alcuni sì.
    Libero è chi ha il coraggio di perseguire fino in fondo certe scelte.
    Anche a costo della propria vita.

    “a ciascuno spetta la vita che desidera e la deve pretendere”
    Questo è vero. Ma quanti desideri sono soltanto desideri indotti?
    Sei sicuro che per essere felici si debba necessariamente desiderare? Il desiderio è l’anticamera dell’avidità e del possesso. E spesso si finisce per desiderare quello che si vede, quello che ci circonda. Io mi guardo intorno e vedo che il vicino ha l’erba del prato più verde della mia.
    Per me felice è colui che sa prendere il meglio di quello che ha.
    Però ragioniamo su due piani diversi: il mio è su un piano strettamente filosofico, il tuo più pratico.

    • Rita said

      P.S.:
      Vedi la questione solo in termini di schiavitù e padrone perché anche tu commetti l’errore di ridurre l’essere umano solo a coefficiente di un sistema economico. Ci sarà sempre schiavitù in questo senso, finché non ci affrancheremo da questo modo di guardare la vita.

      L’essere umano non è solo lavoro ergo l’esistenza non è riducibile al solo schema padrone-schiavo. E’ una dinamica insita in un modo di guardare alle cose esclusivamente tramite dinamiche economiche e sociali.

      Bada bene Claudio, io non dico che, dalla prospettiva con cui guardi tu alle cose, tu non abbia ragione. Ma dico che esistono anche altre prospettive. Non economiche, non pratiche, non sociali. E che per questo la vita è molto più complessa.
      Tu la riduci entro in un sistema. E invece la complessità e casualità dell’esistenza non è riducibile. Che poi è essenzialmente il succo della poetica di Philip Roth.
      E’ proprio quando credi di aver compreso le cose che queste ti sfuggono. Niente a riducibile ad un’equazione o ad un sistema. Per questo i complotti sono impossibili da attuarsi. Perchè ci saranno sempre le variabili impazzite.
      Ok, la finisco qui. Consapevole di NON averti fatto riflettere nemmeno un po’ ;-)

      • Eh no, aspetta: io vedo la questione in termini di schiavitù e padrone perché è questo sistema padronale a ridurre l’essere umano a coefficiente di un sistema economico! Mica ce lo riduco io! Anzi, io contesto proprio questa cosa qui: non voglio essere un coefficiente economico od uno strumento produttivo, per cui rifiuto una società fondata sul lavoro e sulla gerarchia.
        Va bene valutare la vita come astrazione od in senso assoluto, ma bisogna anche fare i conti con la realtà in cui una vita è immersa ed i modi in cui ne è determinata, influenzata, eventualmente castrata.
        Ed ecco perché il complotto esiste ed è già in atto. Uno pensa al complotto ed immagina chissà quali fantasmagorie. Ed invece anche quello è un concetto semplice: nel momento in cui un gruppo di persone possiede le risorse e gli strumenti di comando e tiene sotto scacco la massa degli schiavi attraverso una riduzione dell’umano a coefficiente economico, si tratta soltando di perfezionare continuamente le strategie di controllo al fine di conservare il potere ed il privilegio. Le variabili sono assolutamente ininfluenti quando i tuoi schiavi accettano la schiavitù del denaro e tu sei quello che possiede e gestisce il denaro.
        L’essere umano è quello descritto da Le Bon, Milgram e Zimbardo: dobbiamo prenderne atto e reagire di conseguenza.

    • Ma non si tratta di avere certezze. Si tratta di osservare una determinata condizione di vita e valutarla e dire “mi fa schifo, ne voglio un’altra”.
      La libertà del barbone è il punto nodale: non siamo liberi se alcune scelte siamo liberi di prenderle ed altre no. Mi spiego: sono certamente libero di mollare tutto e andare sotto a un ponte; ma sono altrettanto libero se mi piace stare in una casa per conto mio e riposarmi su un divano pulito senza dover lavorare una vita alle condizioni stabilite magari da un bravissimo Levov? No. E allora, laddove un certo tipo di scelte non sono garantite, non c’è libertà.
      Ovviamente molti desideri sono indotti. Ognuno ha la propria felicità. La mia sarebbe proprio quella di una vita comoda affrancata dal lavoro, dalla gerarchia, dall’avidità, dal possesso ed al contempo lontano dai ponti.
      E non farmi la differenza tra piano filosofico e piano pratico, eh! Non anche tu! Ti prego! La mia posizione “pratica” – come la definisci tu – è pregna di filosofia. E lo è necessariamente ogni piano di pensiero. Non è forse massimamente filosofo Michel Foucault quando si interessa di questioni praticissime quali quella dei rapporti di forza politici, sociali ed economici, della prigionia, del manicomio?

  6. Rita said

    Vabbè, in questi ultimi due post hai fatto già un discorso più complesso. Precedentemente avevi risposto quasi per slogan, scusa eh ;-)

    Mi ostino a valutare la realtà anche secondo altri parametri che non quelli delle dinamiche sociali ed economiche.

    Ma scusa, come penseresti di vivere totalmente affrancato dal lavoro ed al contempo mantenere quelli che però sono caratteristiche della società (la casa, il divano pulito)? Secondo una divisione paritaria dei compiti? Te lo chiedo con vera curiosità, non è una domanda provocatoria la mia.
    Voglio dire, la casa andrà pur costruita, i materiali prodotti, andrà disegnata da un architetto ecc.. Sarebbe bello se non ci fosse speculazione economica ed ognuno contribuisse al vivere sociale secondo quello che sa fare ma poi come la mettiamo se la maggioranza decide di passare la giornata a dormire mentre tutto il lavoro va a finire sulle spalle di pochi? E’ che gli esseri umani non sono tutti in buona fede, sai? Ci sono i figli di mignotta e le persone genuine, candide, pure. Come fai a costruire una società affrancata dal lavoro, dividendo le risorse, spartendo i doveri, i compiti, se poi arriva uno stronzo qualsiasi e dice che lui per esempio non vuole dare il suo contributo?

    Io non vedo il lavoro come una deminutio della condizione esistenziale semplicemente perché il lavoro è solo una parte della mia giornata. Semmai il problema è anche nel tipo di lavoro che si sceglie.
    Scusa Claudio ma io ho avuto tanti amici che all’età di 14 anni, dopo la terza media, hanno deciso di smettere di studiare e di andare a lavorare in fabbrica. Erano giovani e si sentivano priviliegiati perché avevano già i soldi, il motorino figo, gli abiti firmati ecc. Poi, cresciuti, hanno cominciato a stancarsi della vita di operaio, del loro lavoro ecc. Ma dico, chi gliel’ha fatto fare di andare a fare l’operaio a 14 anni? Attenzione, non sto parlando di famiglie povere, quindi di situazioni obbligate, di impossibilità a studiare, sto dicendo che all’epoca avevano fatto una libera scelta. Non gli andava di studiare e preferivano lavorare ed avere lo stipendio a fine mese.
    Non sempre è tutto obbligato, spesso semplicemente facciamo anche scelte sbagliate e poi ci sentiamo in trappola nella ragnatela che abbiamo teso con le nostre stesse mani.
    Io ad esempio se tornassi indietro farei altre scelte. Oggi mi sento leggermente frustrata ma credo che in buona parte la colpa sia mia.
    A me non piace questa società, non mi piace l’enorme sperequazione sociale che c’è, non mi piace che debbano esserci persone con tre ville ed altri che – non per scelta ma perché obbligate – non hanno nemmeno un tetto sulla testa però non credo che l’esistenza sia tutta riducibile ai bisogni materiali, al fattore economico.
    Conta di più la salute psichica ad esempio o la lucidità per elaborare la realtà che ci circonda.
    Quando dico che la mia posizione è filosofica e la tua pratica voglio dire che tu consideri possibile la felicità solo a partire dal benessere sociale – cioè da quello che tu consideri il tuo benessere, secondo i tuoi parametri, secondo uno stare bene secondo te – quindi l’essere affrancato dal lavoro, l’avere la possibilità di stare in una casa con un divano pulito e dal poterti sostenere senza avere un padrone.
    Per me queste sono condizioni certamente importanti ma non le uniche. Perché nella realtà, oltre al lavoro ho anche altro, perché mi gratifico anche con altro, perché non identifico me stessa nel lavoro o nella posizione sociale che occupo. E penso, come ho già detto, che la realtà abbia un livello di complessità che possiamo solo intuire ma non immaginare del tutto e ridurre tutto ad un discorso economico mi sembra un tantino limitante.
    E anche sul fatto che la gente sia costretta a farsi schiavizzare il discorso è complesso perché sembra che la massa sia una vittima innocente; per me la responsabilità non sta mai da una parte sola. Chi glielo fa fare alla gente di rincoglionirsi davanti alla tv? E chi la obbliga ad andarsi a menare allo stadio? Chi punta il fucile alla tempia delle persone costringendole a guardarsi gli spot pubblicitari così che poi saranno indotti a desiderare oggetti inutili?
    Perché la responsabilità non può essere anche di chi sceglie di farsi lobotomizzare?
    E’ questa visione della massa, del popolo in un’accezione romantica di vittima schiavizzata che non mi convince del tutto. E’ questa tua convinzione che la gente non abbia scelta che non mi convince più. Io vedo che tanti sprecano le scelte che hanno avuto.
    E penso che tanti, molti, la possibilità di scegliere ce l’hanno avuta eccome (almeno nei paesi occidentali, limitiamoci a questi), e però hanno scelto male oppure per pigrizia hanno preferito lasciar scegliere a qualcun altro.
    E’ come per il discorso della religione. Perché io preferisco pormi domande mentre altri si limitano a credere ad occhi chiusi? Perché io voglio sapere cosa accade nei macelli mentre altri chiudono gli occhi? Perchè è più semplice, più facile, meno faticoso. E allora forse a qualcuno sta bene così, non affrancarsi, restare schiavo.
    Perché quando hanno aumentato i prezzi qui in Italia la gente non è scesa in piazza a spaccare tutto? E poi quand’è che è scesa in piazza? Perché Berlusconi è andato con quattro zoccole? Ma Porca Puttana, sono anni che quest’uomo ne combina una peggio dell’altra, e la gente zitta, prezzi altissimi e la gente zitta, e poi va con quattro zoccole e succede il finimondo? Che cosa voglio dimostrare? Che un po’ la gente schiava c’è, ma un po’ ci fa anche. Perché evidentemente gli sta bene così. Avere il lavoretto sicuro, la macchinina bella e tutto il resto.
    E quindi non vedo il padrone come il mostro assoluto. Sono dinamiche di forza, questo sì, ma ricordati che in ogni dinamica all’interno di un rapporto di forza c’è sempre chi è padrone perchè trova chi vuol essere schiavo. E non mi riferisco all’erotismo. LOL
    Allora perchè non fare un discorso di natura psicologica? Chiediamoci perché a molta gente piaccia non avere responsabilità, essere esonerata dal pensare, dall’effettuare scelte e demandare tutto ad un potere di qualsiasi tipo, che sia teologico o politico o economico.
    Avere la possibilità di scegliere implica l’assunzione di una responsabilità enorme, e la consapevolezza di sbagliare anche. Molti non vogliono averla questa responsabilità, questo peso, preferiscono avere un lavoro da dipendente, ad esempio, e gli sta bene così. Non puoi portare i parametri della tua felicità al di fuori di te. Tu sei una persona che ragiona ma altri non lo fanno: alcuni non lo fanno non perché glielo impedisce qualcuno ma perché gli sta bene così. Chi è schiavo allora? Alcuni poveri disgraziati che non vorrebbero esserlo e molti altri che ci godono pure. Ci godono perché si affrancano dal dover pensare, scegliere, rischiare.

    “Le variabili sono assolutamente ininfluenti quando i tuoi schiavi accettano la schiavitù del denaro e tu sei quello che possiede e gestisce il denaro.”

    E’ proprio questo il punto: perché i tuoi schiavi accettano la schiavitù del denaro? Benissimo, rifiutamola allora questa schiavitù del denaro. Per questo parlavo di sistemi di vita fuori dalla logica del denaro.

    Sono stanchissima adesso…

    Buona serata ;-)

    P.S.: non far caso ad eventuali errori, è che sono davvero molto stanca.

    • Non commettere anche tu l’errore di scambiare le posizioni nette e radicali per slogan, eh. A te non lo perdonerei.
      La mia visione non l’hai ancora molto compresa, invero.
      Ovvio che la felicità non sta solo nel benessere materiale. Ma converrai con me che è dura essere felici senza un momento di ristoro e con una fame nera.
      Comunque. Il problema non è il padrone: il problema è lo schiavo. E’ lui che tramanda e difende i valori del padrone. Il padrone è uno, gli schiavi sono tanti. Il padrone non è niente senza gente disposta ad obbedire. Il mostro non è dunque il padrone, bensì gli schiavi. I mostri siamo noi. Alla luce di ciò, sono perfettamente cosciente che la società che sogno, in cui il lavoro ed i beni sono divisi in maniera equa, non ci sarà mai, proprio perché è scientificamente provato che la stragrande maggioranza vuole essere sopraffatta, vuole obbedire, vuole essere schiava di un dittatore. Ripeto, Le Bon, Milgram e Zimbardo hanno detto tutto in merito. Ecco perché dico che non avevi affatto compreso la mia posizione: mai parlato di massa innocente, ma al contrario di gregge colpevole.
      Insomma, la società anarchica sarebbe possibile solo se fossimo tutti intimamente anarchisti. Dunque non nutro speranze. Come si concilia ciò con l’impegno? Semplice: vincerà il padrone, vinceranno gli schiavi beoti e violenti, ma quantomeno non voglio lasciare che vincano troppo facilmente. Un po’ fastidio voglio darglielo, un po’ la festa gliela voglio guastare. Soccomberò, questo è certo, ma almeno li avrò un po’ disturbati.
      Guai a sognare un mondo migliore: non ci sarà mai. E’ veramente da sciocchi anche solo fantasticarlo. Ma mai abbandonare la consapevolezza che una soluzione diversa sarebbe stata plausibile.

      • Rita said

        Claudio, le posizioni nette e radicali sono i punti di arrivo – stabiliti finalmente una volta per tutte – di lunghi discorsi che sono stati fatti precedentemente a monte.
        Tu ieri prima mi hai esposto le tue sintetiche posizioni e poi, solo dopo – come hai fatto in quest’ultimo commento – me le hai spiegate. Poiché era la prima volta che affrontavo con te questo discorso, vorrai darmi atto che – non potendo conoscere tutta l’elaborazione del tuo discorso – a me le tue sintesi potevano anche apparire come slogan.

        Vedi che poi alla fine, le nostre posizioni coincidono, là dove riconosciamo l’ottusità della massa nel voler essere comandata, diretta, sopraffatta, nel demandare ad altri (come è per la religione) la responsabilità delle proprie azioni e scelte.

        Detto ciò, non vorrei passare per una che si sente superiore. La massa sono anche io. Ed essendo antispecista, per me, tutti, TUTTI davvero meriterebbero una vita fatta di giustizia e priva di sopraffazioni. E mi rattristo tanto, ma proprio tanto, quando vedo che la gente intorno a me spegne il cervello e si adagia sulla banalità di certi discorsi sentiti o letti senza magari averli approfonditi (per me i mass media sono il male assoluto, compresi i giornali). Mi rattristo quando vedo gli operai sfruttati e gli animali maltrattati ed uccisi, le ragazzine che ambiscono ad andare in tv, gli uomini che si sentono appagati dal macchinone e così via. Mi rattrista vedere la gente che fa la fila per comprarsi il modello nuovo dell’I-Pad, per farci cosa poi? Per ascoltarci la stessa musica di merda che potevano benissimo ascoltare con quello vecchio.

        Per avere un mondo migliore ci vorrebbe che l’essere umano si evolvesse anche spiritualmente e non solo tecnologicamente. Noi scambiamo l’evoluzione tecnologica per evoluzione tout court, mentre invece non è così. Hai presente la scena iniziale di “2001: odissea nello spazio”? Ci sono gli scimmioni che urlano e gesticolano. Poi appare il monolite e subito dopo capiscono che le ossa possono uccidere, quindi trasformano le ossa in armi. A quel punto c’è quella scena fantastica (che davvero vale più di tutti i libri sull’evoluzione che sono stati scritti) del lancio in aria dell’osso che si trasforma in astronave. Eccola l’evoluzione: solo tecnologica. Ma noi, chi più e chi meno, siamo rimasti gli scimmioni di inizio film.
        Poi certo, abbiamo avuto anni di filosofia ed abbiamo tirato fuori la parolina magica: l’etica. E pensiamo che valga per tutti. Mentre invece vedi bene che per il discorso sugli animali vale solo per pochi, che l’economia scavalca ogni principio etico e però continuiamo ostinatamente a definirci evoluti perché giriamo con gli auricolari nelle orecchie ascoltando la musica.
        Infatti io faccio sempre notare la contraddizione di chi si sente più evoluto rispetto agli animali e poi li mangia, perché allora significa che non è affatto evoluto, è solo più forte fisicamente grazie alle armi e alla tecnologia.
        Ovviamente e fortunatamente ci sono persone più evolute e consapevoli di altre. Non migliori o superiori, solo più consapevoli.
        Grazie per il confronto, è stato utile :-)

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