Beati i poveri, perché moriranno prima

Vegan: il fricchettonismo danneggia la causa

Posted by sdrammaturgo su 2 marzo 2011

Guida pratica per mangiar vegano come Cristo comanda – benché Cristo non sia mai esistito e l’idea stessa di dio sia una stronzata (e questa virata ateo-antiteista, apparentemente gratuita, invece c’entra eccome, giacché la religione è strettamente connessa all’antropocentrismo, che è il responsabile principale dello sfruttamento animale – a parte il testadicazzismo che caratterizza il genere umano sin dagli albori della specie)
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Mi capita tra le mani un quotidiano del giorno prima e leggo:

“Vegetariani fin da piccoli? Si può fare”.

Il mio primo pensiero è: “Eh, che scoperta sensazionale! Si vede proprio che questo giornale lo stampa Gutenberg!”.
Ma il mio secondo pensiero è di gioiosa soddisfazione: ogni contributo contro uno dei più stupidi dei tabù e contro la pervicace e pertinace ignoranza sul tema è quantomai prezioso.
Sotto all’articolo principale noto un’intervista il cui titolo quasi mi commuove:

“Mia figlia è vegana e in piena salute”.

E’ la testimonianza di una genitrice che si occupa di “alimentazione sostenibile, stili di vita alternativi ed ecologia”.
Comincio a leggere e la mia attenzione si sofferma sulla risposta alla domanda su cosa mangi sua figlia:

“Fa colazione con una bevanda a base vegetale (latte di riso, di soia, di mandorle fatti in casa) oppure yoghurt di soia con dei fiocchi di mais, altrimenti pane integrale e marmellata. I pranzi e le cene sono a base di cereali e legumi: zuppe di fagioli, riso e lenticchie, pasta e ceci, orzo, avena, miglio, accompagnate da verdure, alghe e semi oleosi. Come condimento prediligiamo l’olio di semi di lino e il gomasio. Le sue merende sono a base di frutta fresca e secca, ma ogni tanto mangia anche i biscotti e la cioccolata”.

Ed ecco che il mio terzo pensiero è: “Ammazza che pranzo de mmerda”.
Va bene lo stile di vita alternativo, ma un po’ meno alternativo no?
Beh, “ma ogni tanto mangia anche i biscotti e la cioccolata”, eh. Certo, il becchime col brecciolino innaffiato da succo di dattero della Caledonia è meglio, ma qualche strappo ci vuole, suvvia.
E mi pare quasi di provar più simpatia per mio zio, uno dei maggiori antivegani che abbiano mai calcato il pianeta (ma uno di quelli seri, che con onestà intellettuale ammettono: “A me me piace la pancetta, quindi cor cazzo che smetto”, mica come quei cialtroni istruiti che con la protervia fornita loro dal sopravvalutato titolo di studio fanno appello a chissà quali principii filosofici per giustificare la propria brama di ventresca e tentano attraverso acrobatici e sofisticati – nel senso alimentare del termine – eurismi accademici di convincerti e soprattutto convincersi che mangiano pajata per un ideale), il quale suole affermare: “Io le buffonate nu’ le magno”.
Subito mi sono immaginato una persona non ancora vegana ma che magari sta pensando di diventarlo tra mille esitazioni oppure un semplice curioso dell’argomento che si imbattono in un simile menù.
Innanzitutto, già quel “fatti in casa” potrebbe destare dubbi.
Per quanto sia ovviamente ed anarchisticamente preferibile l’autoproduzione in quanto affrancamento dalla produzione industriale, mi rendo conto che pochi possono mettersi a preparare autonomamente latte di soia e affini. Io stesso non lo faccio. Ma non c’è da disperarsi: è possibile trovarli in qualsiasi supermercato, quasi sempre anche di marchi etici.
“Ma il latte di soia è cattivo e costa pure tantissimo!”. Niente affatto. Tale diceria è tutta colpa del latte Valsoia, che è il più diffuso e dunque quasi sempre il primo che capita di provare al neofita appena gli viene voglia di assaggiare questa misteriosa bevanda. Ma il latte Valsoia fa schifo, è marrone ed ha un prezzo ingiustificatamente alto, quindi si lasci pure che il signor Valsoia ci si faccia il bidet e si cerchino i tanti altri latti di soia squisiti e decisamente economici. Per esempio, il Soyanat od il Sojasun, che hanno il ragionevole prezzo di 1.50, oppure quello ad un euro dell’Eurospin. Ed in ogni discount si trovano marche di latte di soia buonissimo ed a bassissimo costo.

Ma è al momento dell’elenco delle insostenibili pietanze con cui Mamma Sostenibilità tortura la propria creatura indifesa che ho provato il più forte moto di empatia e scoramento.
Voglio dire, chiunque si scoraggerebbe nel leggere che per essere vegano ci vogliono olio di semi di lino, alghe e gomasio.
D’altronde, cosa c’è di meglio per sfatare alcuni luoghi comuni che fomentarne degli altri?
Tra le voci infatti più diffuse tra gli onnivori sui vegani c’è quella per cui mangiamo solo insalata scondita oppure che abbiamo bisogno di procacciarci chissà quali cibi strani e sconosciuti che possiamo reperire soltanto avventurandoci sulle vette dell’Himalaya o di cui v’è traccia solo nei più alternativi bazar suburbani di Manhattan. Come se esistessero dei generi alimentari chiamati vegan che non hanno niente a che vedere con quelli normali ed i vegetali stessi mangiati dai vegani fossero un altro tipo di vegetali alieni fatti crescere appositamente secondo procedimenti alchemici od in condizioni naturali ed atmosferiche particolari col bollino vegan. Praticamente, secondo la leggenda ci sarebbero i broccoli normali ed i broccoli vegan, una sorta di meta-broccoli.
Tant’è che quando dico a qualche carnivoro: “Ma guarda che pure le penne all’arrabbiata, per esempio, sono un piatto vegan”, vedo sgranare gli occhi colmi d’uno sbigottito stupore che si manifesta nella forma sonora d’uno strozzato: “Non c’avevo mai pensato”.
Chissà quante volte la gente mangia vegan senza saperlo.
Immagino mia nonna che chiede se sia difficile preparare un pasto vegan: “Ma no, che ci vuole? Basta prendere del bulgur o del tempeh, poi macini della tapioca con della gomma di guar, ci spruzzi un po’ di tamari ed hai fatto, è facilissimo”.
Ebbene, al fricchettonismo etno-alimentare a-tutti-i-costi, io oppongo il salvifico veganismo casereccio.
Pasta e facioli (con la C tosco-romana), è vegan; il risotto ai funghi, è vegan; le linguine al pesto trapanese, sono vegan; trofie zucchine e pachino, sono vegan.
Quindi, mi rivolgo a voi non-vegani che magari ci state facendo un pensiero, onnivori tutti, curiosi occasionali: io sono un vegano ed un edonista sfrenato che non ha mai rinunciato alla buona cucina, e sono anche uno che tiene molto alla forma fisica, quindi bado tanto al mangiar bene quanto al mangiar sano. E – momento di patetica presunzione per una giusta causa – sarà un caso, ma io, vegano che ama deliziare il proprio palato, ho il fisico oggettivamente migliore rispetto a tutti i miei amici onnivori (e questo, care lettrici, è un motivo in più per darmela – era questa la giusta causa, mica l’ulteriore sprone al veganismo). Ascoltatemi dunque.
Ma mi rivolgo soprattutto ai bambini.
Non temete: non dovrete ruminare pane azzimo al cardamomo mentre i bulli vi sfottono (giustamente) dall’alto del loro Kinder Delice. Per fare colazione o merenda, vi basterà andare, che so, al Todis, e troverete dei normalissimi cereali con pezzi di cioccolato fondente. Ci sono poi i biscotti Grancereale et similia, le creme al cioccolato come la Nutella della Valsoia o della Coop, i cornetti Privolat della Misura ripieni di cioccolato o marmellata, i Doricrem Dark della Doria (se proprio non si può fare a meno di foraggiare il grande capitale), e ancora tanti e tanti prodotti ottimi preparati senza spremuta di vacca, mestruo di gallina o vomito d’ape.
Per pranzo, le vostre mamme fanno bene a farvi mangiare cose magre e salutari, perché vi evitano di ingrassare, e, se siete snelli, siete più agili, più sani e più belli. E la rima rosannalambertucciana era assolutamente voluta. Però, vaffanculo all’olio di semi di lino. C’è tanto bene l’olio d’oliva, con cui potrete farvi preparare delle cremosissime farfalle panna e zucca – visto che la panna da cucina 100% vegetale non manca in nessun supermercato – e dei peperoni ripieni di pangrattato e spezie. E non diventerete certo degli obesi con le patate arrosto.
Per cena, sapete cosa faccio spesso io? Prendo un’abbondante pagnottella di grano duro e la farcisco con due hamburger di soia a daje giù con crema d’olive, pomodori secchi, carciofi, crauti, condendo con mano pesante senza lesinare sulla senape per un pasto ad alto tasso di godimento.
Anche per gli hamburger di soia c’è vasta scelta (sempre eliminando in partenza quelli Valsoia, i quali, oltre a costare una cifra vergognosa, hanno anche albume d’uovo nell’impasto): ci sono i Kio-ene surgelati in confezione da quattro a 2.60, i Soyanat od i Sojasun freschi, e poi le polpette vegetali, le gocce di verdura, e hai voglia a mangiare.
Le alghe possiamo anche distribuirle sulla sdraio del vicino di ombrellone.
Per carità, amo anche io un pizzico di esotismo gastronomico, mi piace provare e sperimentare, adoro il seitan e quant’altro, ma si tratta di sfizi, non della base irrinunciabile della dieta vegetaliana (con la L, non confondiamo).

Come vedete, l’alimentazione vegan è semplice, costa incommensurabilmente meno di quella onnivora (mezzo chilo di fagioli 40 centesimi, mezzo chilo di prosciutto 5 euro), è quantomai varia e saporita e comporta benefici di vario genere, dall’organismo alla linea, dal vigore alla sessualità – per la cronaca, nemmeno a quindici anni avevo una simile facilità di erezione. Sarà che più cresco e più sono arrapato, ma quantomeno il corpo reagisce alla grande alle mie esigenze psico-estetico-testosteroniche (lettrici, questa è un’altra ragione per voi-sapete-cosa).
Non si tratta di rinunciare a qualcosa, bensì di scegliere alcuni piatti al posto di altri.
Quando si va al ristorante e si sceglie un primo, nessuno ti dice che così facendo hai rinunciato a tutti gli altri primi (e – sia detto per inciso – evitare che miliardi di animali vengano imprigionati, sfruttati, torturati e ammazzati mi pare una valida motivazione per operare una scelta).
Quindi, oh innocente figlia dell’eco-procreatrice, la prossima volta che tua madre ti proporrà un pasto del genere, nonostante il turpiloquio ti offra una vasta gamma di risposte possibili, io ti suggerisco questa: “Mamma, perché non riponi il gomasio nel posto che consente a te e papà divertenti variazioni sul tema dell’altrimenti tedioso dovere coniugale?”.

 

 

43 Risposte to “Vegan: il fricchettonismo danneggia la causa”

  1. Terrapin said

    Ti dirò che la ricetta con la pagnottella e il grano duro te la copio volentieri, grazie e buon appetito! :D
    Bella l’introduzione in grassetto.

  2. Paola said

    Paola ha detto Sì all’alimentazione vegan, No a Valsoia.
    W le gocce di verdura Kioene e gli gnocchi alla romana di mia madre (che ora riposano in pace nel mio stomaco).

  3. Sciuscia said

    Ok. Il problema è che mi piace la bistecca.

  4. Luca said

    Ora non ho tempo, ma prometto che prossimamente leggerò il post.
    Tengo però a dire qualcosa, in ordine sparso.

    Cristo è storicamente esistito. Il che non avalla alcuna religione. Ma la storia è un fatto.

    Sì, dalle religioni derivano tanti -ismi devastanti. Ma una concezione spirituale (non religiosa!) della vita (mente+corpo, niente dio che ci guarda, dio siamo noi) porta naturalmente al rispetto per le altre forme di vita. Che sono più indietro nella loro strada evolutiva di anime, ma non per questo meritevoli di essere sottomesse e torturate.

    Sciusca, se vai qui ti passa la fame: http://veg-tv.info/Earthlings

    Sdram, quella scena coi Privolat al cioccolato che mi hai mandato via mail per la vegbang è raccapricciante! Come caspita ti è venuta in mente? Facciamola subito.

    • Non è esatto dire che Cristo sia storicamente esistito. O meglio, non quello che conosciamo noi, cioè come Gesù di Nazareth. Il Cristo dei Vangeli è probabilmente un personaggio letterario costruito sulla figura di Giovanni di Gamala, separatista esseno. Pressappoco come i protagonisti dell’Iliade sono ispirati ai guerrieri reali della vera Guerra di Troia.
      E ce lo sai che sono più spiritoso che spiritualista.

  5. Luca said

    Comunque ho i trigliceridi a 63.
    Meglio dei 350 di chi lo scorso Natale mi raccontava con visibile eccitazione la preparazione del porceddu.

  6. ahahahah bellissima orazione. me la sono goduta davvero.

  7. Tenente Crimini Morali said

    Comunque trova un motivo valido per non mangiare la carne.

    • Eh, troppi te ne ho trovati!

      • Tenente Crimini Morali said

        Comunque alla fine guarda quanti commenti. Come siamo sensibili per questi argomenti così importanti!
        Invece quando cerchi di dire cose interessanti e profonde non ti si cagano di pezza. Pensaci!
        Sciuscia ha un sacco di visite in più di te. Secondo me dovresti aumentare la grandezza dei caratteri, si fa un po fatica a leggere.

  8. Sciuscia said

    Quoto quel tipo sulla grandezza del font. C’è tutto uno studio sociologico dietro, mica pizza e fichi (una ricetta vegan, tra l’altro).

  9. Ma io sono nato di nicchia.

  10. Non mi fa schifo il mestruo di gallina e il vomito d’ape. Mangio pure le mie caccole riscaldate al microonde, figurati.
    E poi se racconti in sicilia che mangi la pasta con l’aglio senza pecorino ti tagliano le palle e te le fanno magiare soffritte.
    Ciao Cladiù, ti trovo in forma e me ne compiaccio.

  11. Vito said

    Pure marchette vegan di qualità, Claudio. Ma se per romepere il culo (scegli tu l’accezione) a quella tipa che ha detto no al colesterolo e sì a Valsoia è necessario fare ciò… beh, l’hai fatto con stile.

  12. alessia said

    Madonna quanto m’hai fatto ride…comunque hai ragione su tutto, io sono stata vegetariana per anni e per ingordigia e mancanza di volontà ho riniziato a mangiare la carne, sentendomi molto in colpa.
    ammiro molto quelli come te, soprattutto quelli che la prendono con la dovuta ironia.
    però capisco tu zio. Li moratcci, quant’è bbona la pancetta!!

    • Vi fu un tempo in cui anche io amavo la pancetta e me ne credevo dipendente. Quindi mi offro di cucinarti un pranzo al fine di farti cambiare idea come l’ho cambiata anche io, cosicché un giorno, quando ti offriranno amatriciana, potrai rispondere: “Ho smesso”.

  13. Rita said

    E’ importante iniziare a parlare della scelta veg in termini di “valore aggiunto” e non di “rinuncia”.
    La gente comune vede l’alimentazione veg come una rinuncia a tutte quelle cose che considerano “buone” e non pensa mai all’infinità di alternative gustose che invece ci sono.
    Io comprendo “sciuscia” quando dice: a me piace la bistecca e non ci voglio rinunciare. In un certo senso preferisco questo tipo di contraddittorio a quelli che dicono “sì, lo so, la carne è un orrore ma ne ho bisogno perché mi serve il ferro (gran cazzata!)”.
    Ora, siccome posso parlare solo della mia esperienza, vorrei dire che anche a me un tempo piaceva moltissimo la bistecca, per non parlare di tutta la varietà dei salumi, di cui, pensavo, non sarei mai riuscita a fare a meno o che, se ci avessi provato, la mia vita sarebbe stata comunque più triste. E però vivevo martoriata da sensi di colpa continui perché comunque ho sempre amato gli animali. Ero arrivata al punto che quasi non riuscivo più a guardare negli occhi i miei dolcissimi amici pelosi.
    Poi, vivendo insieme ad un vegetariano, avendo il suo esempio davanti agli occhi tutti i giorni, senza che nemmeno me ne rendessi conto, mi è entrata in testa l’idea che si poteva benissimo vivere bene, mangiare con gusto anche senza mangiare gli animali. E così ho provato. E’ stato graduale. Per alcuni mesi ho continuato a mangiare il pesce (e non per specismo, sono creature anche loro, ma perchè, in un certo senso, stavo compiendo una specie di cammino e volevo essere consapevole di ogni passo che andavo compiendo).
    Oggi io non considero più la bistecca un prodotto commestibile. Semplicemente nella mia testa è scattato qualcosa per cui non la vedo più come alimento. Tra la bistecca o la testa di un neonato per me non c’è nessuna differenza. Sono parti di esseri viventi tutti e due. Mi farebbe orrore mangiare un essere umano così come mi fa orrore mangiare un animale. L’odore del prosciutto, delle salsiccie, della carne in genere, mi fa vomitare, mi dà la nausea. Dico sul serio. Così come mi darebbe la nausea sentire la puzza dei cadaveri all’obitorio.
    Il sangue della carne è sangue. Non diverso da quello che circola nelle nostre vene. Come si può scindere il sangue della carne umana da quello della carne animale?
    Perché è una questione essenzialmente culturale.
    Inoltre al cinema, in tv c’è quello che io chiamo “il rinforzo culturale”. Non c’è un film in cui non ci sia almeno una scena in cui qualcuno mangia carne. E così facendo pensiamo che sia “la norma”. E impariamo a farci piacere questa norma. E’ così che si determina il gusto. Come per le mode dei vestiti, peraltro. Impariamo ad amare un certo tipo di cose. Un certo tipo di abiti. Ed è così per anche per i canoni della bellezza nell’arte, ad esempio. E’ sempre tutto il prodotto di un periodo e della cultura che determina e si muove all’interno di quel periodo.
    Un giorno arriveremo a considerare la nostra specie – che mangia animali – così come oggi consideriamo le tribù in cui ancora si pratica il cannibalismo.
    Quindi a persone come “sciuscia” (che peraltro lo leggo ogni tanto e mi sta molto simpatico) e a tutti quelli che dicono “a me piace la bistecca”, vorrei dire: siete davvero sicuri che il vostro gusto non sia un condizionamento culturale? Vi piace essere manipolati culturalmente?
    Provate a vedere la bistecca per quello che realmente è: un pezzo di un animale che prima era vivo. Un pezzo di cadavere maciullato, putrefatto, Dio santo, ma non vi fa schifo?
    Ultima cosa. E mi scuso Claudio di questo messaggio lunghissimo; e dire che volevo solo ricambiare la tua visita sul mio blog, e dirti che sono contenta di aver trovato questo tuo, che poi mi leggerò con calma ed inizierò a seguire perché – da quel poco che ho già visto – il tuo approccio alla vita – o meglio, al nonsense della vita – è nelle mie corde.
    Oltre tutta questa filippica, c’è però un solo dato di fatto: smettere di mangiare gli animali è una scelta essenzialmente “etica”. E dovrebbe superare qualsiasi altra considerazione, tipo quella sul “gusto”.
    Però è importante vedere questa scelta come un approdo, una vittoria, e NON come una rinuncia.
    Stiamo facendo qualcosa di immensamente bello, stiamo rinunciando a far soffrire delle creature viventi. Non è una rinuncia. E’ un qualcosa di cui andare fieri, che ci dovrebbe far sentire in pace con noi stessi e con il mondo.
    Per tornare in tema con il tuo post, nello specifico, è importante sfatare il mito dell’alimentazione veg come un qualcosa di triste. Ed hai fatto bene a parlarne in questi termini.

    • Io opero un parassitismo esplorativo nei confronti di Luca: siccome sono troppo accidioso perfino per scoprire nuovi blog, aspetto che li scovi lui e poi vado a visitarli. Ma detto ciò: è vero, l’esempio di una persona vicino serve più di qualsiasi altra cosa. Ti permette di vedere la scelta vegan non più come qualcosa di alieno ed eroico bensì come un passaggio semplicissimo. E’ successo anche a me con il mio migliore amico. Ecco perché ci tengo sempre a sfatare l’aura byroniana quando qualcuno dice che mi ammira: ehi, non faccio niente di speciale, scelgo solo pasta e ceci sul menù al posto dei rigatoni co’ la pajata! Può farlo chiunque!

  14. Rita said

    Esatto!!! Hai detto una cosa giustissima! Io pure dico sempre a tutti: “guardate che io non sono una persona speciale, sono una come tutti, anche io mangiavo la carne un tempo, e quindi, se ci sono riuscita io a compiere questa scelta etica, potrebbe riuscirci chiunque.”.
    Poi è vero che il “fricchettonismo” come l’hai chiamato tu, non aiuta la causa, nel senso che poi uno si immagina che diventare veg e non comprare più scarpe in pelle, o borse in pelle significhi diventare fricchettone o rinunciare ad un preciso modo di essere. Parlo soprattutto delle donne, che ci tengono anche al look, a vestirsi magari in maniera accurata, femminile, me compresa, sia chiaro. Ecco, bisogna sfatare questo mito che per sostenere la causa animale poi bisogna diventare necessariamente fricchettoni (non che abbia nulla contro i fricchettoni, sia chiaro, spero si capisca il senso del mio discorso).
    Insomma, il succo è: compiere la scelta veg – anche nell’abbigliamento, non solo nel cibo – è una cosa facilissima, alla portata di tutti, ed uno non deve rivoluzionare chissà cosa. Non oggi, visto che esistono miriadi di alternative e che esiste internet per informarsi.
    E, come hai ben detto tu, non significa poi dover stare tutto il giorno in casa a prepararsi chissà quale tipo di pietanze, o diventare dei santoni che si coltivano il proprio orticello e meditano e stanno fuori dal mondo.

  15. Lady Losca said

    Devo aggiungere una cosa al tuo esauriente post.
    Noto, da onnivora che sta pensando di diventare vegana, che presso certi centri sociali “di sinistra” spesso la “cena vegan” è un modo per farsi pubblicità, per rimarcare la differenza tra “noi anarchici che occupamo ‘no spazzzzio autogggestito” e “voi”, ove io invece per avvicinare la gente, eventualmente, come dici te, ci scriverei solo un bel “cena sociale” che attira una cifra. La cosa che mi chiedo è: questa gente, la si vuole avvicinare?

    • Questo accade quando intorno ad un’idea ci si costruisce l’intera vita, come se il veganismo fosse solo una risposta al bisogno di costruirsi un’identità totalizzante.
      Ecco perché, quando vedo gente che si firma, che so, Gino Vegano, mi chiedo: “E allora perché non Gino Mi Piace Il Mare?”.
      Molti vegani, se domani vengono aperte tutte le gabbie del mondo, non sanno più che cazzo fare.
      Non è possibile che, nel momento in cui smetti di mangiare animali, cominci a sentire gruppi che parlano di smettere di mangiare animali, ti interessi solo ad eventi in cui si parla di smettere di mangiare animali, leggi
      solo libri che parlano di smettere di mangiare animali, etc.
      Ma soprattutto: confesso che continua a sfuggirmi la differenza tra “cena sociale” e “cena normale” :-D

  16. […] è un vegan col senso dell’umorismo. Ed è pure un poeta, cosa volete di più? Post: – Vegan: il fricchettonismo danneggia la causa – Le tre prove dell’idiozia […]

  17. Volpina said

    hahahaha ommioddio ma non ho smesso di ridere un secondo… hahahahahah sei un genio!
    Anche io sono vegana e a casa mia all’inizio facevano una faticaccia a comprare da mangiare per me… Della serie togli carne e latte uova e poi muori. Mah!

    Grandissimo e grazie per le immense risate!!!

    • Figurati, dispensare ilarità è il mio mestiere :-D
      Faticavano a comprare fagioli al posto del prosciutto, insomma.

      • Volpina said

        Ma non era solo quello, era proprio il fatto del non sapere proprio che pesci pigliare (‘mmazza che frase), non avevano la più pallida idea di cosa comprare al super perchè erano talmente tanto spiazzati da questa mia decisione da non poter nemmeno pensare di leggere le etichette, per esempio, o di pensare alla frutta o alla verdura.

        E comunque il gomasio è ottimo e fa bene u_u

  18. Dany said

    Bellissimo post!
    Concordo in pieno con le tue parole e mi rivedo molto in quello che scrivi…
    anche io di solito quando mi chiedono cosa mangio gli dico: “tutto tranne cose animali…che ne so, i maccheroni al pomodoro, sono vegani…tu non li mangi?” E le facce sono davvero quelle del tipo “Cavoli…non ci avevo pensato!”
    Bravo! continuerò a leggerti…

    • E ciò mi allieta.
      Bisogna far passare il messaggio che non c’è alcun eroismo nell’essere vegan, che è facilissimo e alla portata di tutti, semplice ed economico.
      Ci sono molti vegani che hanno costruito talmente tanto la vita intorno all’essere vegan che se domani gli animali venissero liberati non saprebbero più che cacchio fare.

  19. starkillerzzz said

    attento ai doricrem dark, hanno cambiato la ricetta e non sono più vegan. io me ne sono accorto per caso

  20. La Dany said

    Mi piaci! E condivido quello che scrivi! ieri a cena patate al forno, peperoni al fuoco con aglio e olio, bruschette con crema di melanzane, con crema di piselli e porro, con pomodoro e origano piccante. il top. e senza usare tamari seitan tempè e sti gran cazzi con la V :0)

  21. Iride Murgia said

    Ahahaha! lo so che sono fuori tempo massimo ma ho scoperto ora il tuo sito, mi hai fatto troppo ridere…è che mi sono ricordata del mio primo incontro col latte di soia, proprio quella cagata marrone della suddetta azienda. Ero piccola e curiosa e ruppi i coglioni a bestia a mia madre per comprarlo, nonostante il prezzo da gioielleria,e non riuscii a mandarne giù una goccia, mentre la genitrice incazzatissima tuonava rimproveri, e mi dissi :”mai più!”. Poi per fortuna mi sono evoluta :-D

    • Una testimonianza emozionante :D
      Hai rischiato grosso.
      Oggi invece c’è un nuovo nemico nei supermercati: l’olio di palma. Me lo sono ritrovato pure nei crackers integrali. Tra un po’ pagheranno gente che ti entra in casa la notte e mentre dormi ti infila olio di palma in bocca.

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