Beati i poveri, perché moriranno prima

Celebrazione di Nicolas Winding Refn

Posted by sdrammaturgo su 31 gennaio 2012

La grandezza di Nicolas Winding Refn si capisce dal fatto che Drive, che è bellissimo, è uno dei suoi film peggiori. O meglio, meno belli, meno superlativi, meno strepitosi.
Stilare classifiche è talmente stupido che è impossibile resistere alla tentazione di farlo, dunque non mi sottrarrò al tentativo di fare una classifica delle opere di questo genio che DEVE essere celebrato, conosciuto, amato.

1) Valhalla Rising (2009) è probabilmente – se non sicuramente, indubitabilmente e indiscutibilmente – il suo capolavoro assoluto. Refn si sbarazza della narrazione – questa tenaglia che soffoca il cinema e la letteratura per colpa di un pubblico infantile che ha bisogno di sentirsi raccontare storie – ed esalta la potenza evocativa dell’immagine, poiché, come ci insegna Wittgenstein, la superficie è il massimo della profondità e l’opera d’arte dice se stessa, le sue forme e i suoi colori, e solo in questo modo può parlare di altro, tanto altro, tutt’altro. E infatti Valhalla Rising è un trattato filosofico sull’Uomo e la Natura che non ha bisogno di alcuna parola. E nessuno è più superficiale di chi cerca qualcosa sotto la superficie invece di esplorarne accuratamente il sopra. Il protagonista è un personaggio indimenticabile: un guerriero schiavo vichingo muto e senza un occhio, strappato ad un passato mitico che può solo sognare nei suoi brevi sonni e scagliato brutalmente nella Storia e nella Natura, in cui non c’è alcun paradiso per i guerrieri, e chi cerca dio trova solo orrore e morte. E’ interpretato da Mads Mikkelsen, uno dei più grandi attori in circolazione, nonché uno dei pochi ad aver recepito la lezione di Gian Maria Volonté dell’eclissi totale nel personaggio. Ispirato ad un leggendario fatto vero, la spedizione vichinga che raggiunse Vinland, l’attuale Nord America, ben prima di Cristoforo Colombo, Valhalla Rising ci parla del Tutto attraverso il mutismo del Nulla, che è poi l’unica maniera onesta e possibile per farlo. Dopo Valhalla Rising, ogni altra cinematografia è superflua.

2) Bronson (2008) insidia il primato a Valhalla Rising. Sarebbe sufficiente dire che è un film che non somiglia a nessun altro, ma andrebbe visto anche solo per premiare Tom Hardy, un figaccione da paura che per interpretare Michael Gordon Peterson (di cui il film è la “biografia teatralizzata”) si è completamente sformato e deformato. Lars Von Trier si incontra con Quentin Tarantino e ne esce Nicolas Winding Refn. La genetica non mente. E’ un vero peccato che in Italia ci sia stato un soggetto anche più interessante di Peterson come Vallanzasca, ma invece di Refn se ne sia occupato Michele Placido.

3) Pusher III (2005), ultimo capitolo della trilogia: interpretazione suprema di Zlatko Buric, uno degli attori-feticcio di Refn, nel ruolo di un malavitoso stanco, un melancolico ras, troppo piccolo per essere un narcotrafficante, troppo grande per essere uno qualunque, meno di un gangster, più di uno spacciatore, travolto dallo stillicidio pacato dell’esistenza. Un’opera sulla crudeltà della normalità e sulla normalità della crudeltà.

4) Pusher II (2004), ancora Mads Mikkelsen, irriconoscibile come dovrebbe essere ogni attore ad ogni nuovo personaggio, ancora cronache dai margini, margini della società, margini dell’esistenza, margini della vita, senza alcun compiacimento epico.

5) Bleeder (1999), di nuovo Zlatko Buric, di nuovo Mads Mikkelsen, di nuovo trasformati, di nuovo storie sull’atroce quotidianità e sulla quotidiana atrocità. Di nuovo Bellezza che emerge dal gioco dei contrasti con il banale, il tremendo, il disumano – e dunque il pienamente umano.

6) Pusher (1996), il primo capitolo, un po’ Dogma 95, un po’ Nouvelle Vague, per un lirismo iperrealista senza poesia, e proprio per questo silenziosamente struggente.

7) Drive (2011). E’ inferiore agli altri ed è magnifico. Rendiamoci conto.

8) Fear X (2003), un non-thriller, un a-noir, che fa la parte dell’opera minore e per qualsiasi altro bravo regista emergente sarebbe il massimo.

C’è in particolare una scena in Bronson che rappresenta una sorta di sintesi della poetica e dei temi di Refn: cura formale e stilistica, estetismo, grottesco, degrado, ironia, teatralità, tragedia, emarginazione, claustrofobia, gioco, nichilismo, espressionismo, decadenza, orrore, metanarrazione, redenzione.
L’oggettività esiste.

*

*

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31 Risposte to “Celebrazione di Nicolas Winding Refn”

  1. Masque said

    Va bene… Non ne ho visto nemmeno uno. Comincio con Valhalla rising, giusto perché non si nomina Gian Maria Volonté così, senza motivo :)

    • Di certo inferiore a Gian Maria Volonté, del resto inarrivabile, ma davvero un grandissimo attore, uno dei pochi che sa davvero trasformarsi: da guerriero ferino a spacciatore ritardato, da sacerdote psicopatico a commesso timidone, insomma, un attore vero.

  2. Rita said

    Io ho visto solo Drive, che ho molto apprezzato (anche per la straordinaria interpretazione, nonché estrema figaggine di Ryan Goslin), e Valhalla Rising, che ho trovato esteticamente valido, ma fallimentare nel veicolare significato e proprio secondo la definizione di Wittgenstein; laddove in Drive la forma riesce a “significare”, con Walhalla ne ha la pretesa, ma non ci riesce.

    “La superficie è il massimo della profondità e l’opera d’arte dice se stessa, le sue forme e i suoi colori, e solo in questo modo può parlare di altro, tanto altro, tutt’altro”
    Ecco, uno dei film che secondo me porta magistralmente a compimento questa definizione – con la quale sono in totale accordo – è, per esempio, Quarto Potere, ove il significato è proprio inscritto nell’immagine, e l’immagine diviene significante assoluto. Drive anche ne è un ottimo esempio. Secondo me invece Walhalla non riesce. O almeno non è arrivato a me. Può essere si sia trattato di un problema di mia deficienza sensoriale. Lo rivederò magari.

    • Io ero appagato già solo con uno sguardo di One-Eye mentre sogna il fiume rosso del Valhalla. Per me il film poteva durare anche quei due secondi e sarei stato contento lo stesso.
      E Ryan Gosling è BRUTTO :-D E ci sono le prove. Dichiara egli stesso: “Il regista, Nick Cassavetes, mi chiamò per dirmi che voleva incontrarmi a casa sua. Quando sono arrivato lui era in giardino. Mi guardò e mi disse: ‘Voglio che tu interpreti questo ruolo perché non sei come gli altri giovani attori ad Hollywood. Non sei bello, non sei figo. Sei semplicemente un tipo normale che sembra un po’ matto’.”

  3. Rita said

    Mi sono accorta che il mio commento di ieri sera è pieno di refusi. :-(

    Ero stanca, mannaggia a me. Non è per fare la pignola saccente, ma mi odio quando scrivo male, mi bacchetterei sulle mani da sola.

    Anche One-Eye è un bell’uomo in effetti. L’uomo del momento però è Michael Fassbender. Devo ancora vedere Shame, tu l’hai visto?

    • Fassbender bello e bravo. “Shame” aspetto che sia disponibile da scaricare in buona qualità. Il cinema costa troppo e ci vado il meno possibile. E poi in tutti i cinema – tranne un paio – i film li mandano doppiati, ed io li guardo in lingua originale sottotitolati, perché il doppiaggio è un’aberrazione.
      Dello stesso regista ho visto il primo film, “Hunger”, straordinario.

      • Rita said

        D’accordo con te che il doppiaggio sia un’aberrazione, come anche le traduzioni per alcuni versi (quantomeno distorsioni).
        Io però amo proprio andare al cinema, come esperienza sensoriale non ha paragoni, schermo gigante, audio buono, luci spente, un vero e proprio viaggio di evasione dalla realtà quotidiana (sempre che non ti capito lo stronzo di turno che tira calci alla poltrona o quello che sta tutto il tempo a giocare col telefonino). Costa troppo oggi, è vero, infatti pure io ho ridotto notevolmente le mie visioni. :-(
        Film non ne scarico: sono contraria filosoficamente. D’accordo che dovrebbero cambiare le leggi sui diritti di autore, ma al momento a me scoccerebbe se uscisse un mio film al cinema e la gente se lo scaricasse gratis. Un conto è se lo decidessi io, per far circolare e diffondere la “cultura”, ma non posso appropriarmi del lavoro altrui in maniera illegittima.
        E poi i film scaricati si vedono e sentono malissimo, spesso (è successo con Drive, proprio), ci sono
        anche errori di edizione perché le copie che circolano in rete non sono quelle dell’edizione definitiva.
        Scusa, se scrivessi un libro, te lo pubblicassero e poi nessuno te lo comprasse perché tutti si scaricherebbero copie illegali, saresti contento? Voglio dire, magari tu stesso potresti decidere per l’opzione della libera diffusione, ma sarebbe una tua scelta. Una scelta che non puoi imporre agli altri. D’accordo che la cultura non dovrebbe avere prezzo e non dovrebbe divenire commercio, ma anche gli artisti mangiano e pagano le bollette.
        Come al solito sto andando OT… ;-)
        Pardon!

      • Anche io amo andare al cinema, se in sala ci sono solo io. Cosa che può accadere con più facilità quando sono sdraiato sul letto nella mia stanza con una tanica di succo di frutta sul comodino e lo schermo posizionabile dove più mi aggrada.
        Come esistono le biblioteche, in cui uno può leggere i libri gratis, è giusto che sia possibile anche guardare film gratis. Poi uno deciderà se vale la pena acquistarne una copia da tenere o meno. Mettessero i biglietti del cinema a due euro, così vado a vedere ogni film che esce. Ma finché il prezzo è superiore non dico ai cinque euro, ma anche ai tre, se lo scordano.
        E’ grazie ad internet che posso avere una cultura cinematografica vasta, visto che nella stessa giornata posso avere a disposizione immediata Méliès, Vergano, Michalkov e, se mi va, pure Michael Bay e Carlo Vanzina.
        I film scaricati si vedono e sentono benissimo: basta prendere le versioni dvdrip, ovvero quelle masterizzate da dvd e dunque in perfetta qualità dvd.
        Per colpa mia, i poveri registi, attori, produttori, saranno costretti a rinunciare alla settima villa ai Caraibi, mi dispiace.

  4. Rita said

    Il paragone con la biblioteca però non sussiste perché lì la copia che prendi in prestito è stata comunque acquistata dalla biblioteca.
    Infatti esiste il videonoleggio, dove puoi prendere film a noleggio a basso prezzo, che però ora sta fallendo, come sistema, perché tutti scaricano i film.
    A Roma ci sono alcune videoteche dove trovi di tutto, proprio dai Lumière ai Vanzina e molte sono specializzate in rarità e cinema di paesi i cui lavori in genere non vengono esportati e quindi nemmeno doppiati. E c’è anche la biblioteca del cinema a Villa Pamphili, se è per questo, io ci ho trovato tante cose interessanti quando stavo scrivendo la tesi su Cronenberg, tutto gratis, ovviamente.
    Per me, che sono proprio una cinefila, c’è un altro motivo che mi fa preferire noleggiare o comprare i dvd anziché scaricarli: gli extra. Adoro guardare gli extra, si impara tanto sul cinema ed a volte ci sono dei contenuti più interessanti quasi del film stesso. Ed ho imparato, proprio grazie agli extra ed ai making of, a rispettare anche il film più mal riuscito, più trash, perché non hai idea del lavoro che ci sia dietro, a volte, anche ad una sola minima scena di pochi secondi.
    Per piccoli registi così, che si fanno un mazzo così dalla mattina alla sera (non certo per i magnati dell’industria cinematografica di Hollywood, io preferisco, quando posso, spendere qualche euro in più, magari non andando al cinema, ma cercando un noleggio, un dvd in svendita, un dvd sulle bancarelle a due euro).
    Trovo che scaricarsi i film sia utile, più comodo, sbrigativo, certo. Ma non mi dire che è l’unico modo per farsi una cultura cinematografica. Io studio il cinema da anni e non ho mai scaricato un film, per dire. E di certo non mi sono nemmeno mai svenata economicamente, non potendo permettermi di acquistare dvd a prezzi esosi o di andare al cine ogni sera.
    Non dire che scaricarsi i film è l’unico modo economico. Si possono avere copie di dvd a noleggio, ripeto, o anche a bassissimo costo. Certo, serve più tempo. Ma che cazzo ci faremo mai con tutto questo tempo risparmiato. :-D
    Ovviamente questa è la mia posizione, non giudico chi ha un’idea diversa, scrivo tutto ciò per un confronto, che spero possa essere utile a qualcuno, sia chiaro, eh. :-D

    Che il cinema costi troppo è vero, sono d’accordo. Ricordati però che non tutti gli attori o registi possono permettersi la vacanza ai Caraibi, questo succede perlopiù ad Hollywood. Pensa a quanti giovani registi non hanno budget, non trovano fondi.

    • Anche il film da scaricare è stato acquistato da qualcuno, visto che per digitalizzarlo ha dovuto procurarsi il dvd, o comprandolo, o noleggiandolo, o prendendolo in una biblioteca. Il totalmente gratis non esiste.
      Io guardo due film al giorno. In giorni di particolare inerzia, anche di più. Senza internet non potrei mai farlo, sarei costretto a ridurre il numero di visioni, ed anche l’economicissimo noleggio diventerebbe una spesa insostenibile. Peraltro, su internet si trovano anche gli extra e i making of. Già il solo Youtube ne è pieno.
      Quello della pirateria è un falso problema con cui i privilegiati del mondo del cinema (o della musica) tentano di mantenere spropositato il loro conto in banca. Perché non si accontentano di guadagnare abbastanza o molto: vogliono guadagnare moltissimo.
      E’ un falso problema perché si continua comunque ad andare al cinema, si continua comunque ad acquistare dvd (io stesso ne regalo spesso). Semplicemente, con la libera e gratuita circolazione di cinematografia, il mondo del cinema incassa un po’ meno, il che è un bene, visto che equivale a normalizzare gli introiti, storicamente ed immotivatamente altissimi, dei signori del cinema.
      L’arma retorica del “così facendo ci rimette il cinema d’arte e il cinema indipendente” non a caso l’ho sempre e solo sentita usare dagli esponenti del cinema industriale e di massa, noti paraculi che sfruttano l’argomentazione per difendere i loro privilegi. Mai sentito un giovane regista emergente indipendente lamentarsi perché milioni di persone hanno visto il suo film in streaming invece che andarlo a vedere al cinema in poche centinaia (come sarebbe successo senza internet). La chiusura di Megavideo l’hanno voluta le major, non i piccoli autori.
      Per i grandi artisti, poi, in ambito sinistrorso e progressista, vale il discorso dei due pesi e due misure: tutti i cinefili di sinistra si indignano perché Marchionne guadagna così smodatamente, mentre se è Kubrick a fare soldi a palate allora va bene, perché un genio. Eh no, non sta scritto da nessuna parte che il grande scrittore, il grande regista, il grande attore, il grande musicista, in quanto tali debbano guadagnare per forza cifre astronomiche: godano di una retribuzione equa, magari anche elevata, e meritata, per l’importanza che rivestono per noi tutti, per la civiltà, una retribuzione grazie alla quale possano condurre nel benessere la loro vita; ma nessuna esagerazione, nessun capitale che basti a far vivere nel lusso per tutta la vita non solo loro, ma anche i loro figli, i figli dei loro figli e i nipoti dei figli dei figli dei loro figli. Che è ciò che accade oggi.
      Ogni volta che avvio uno streaming, sono contento di star riducendo un minimo il patrimonio abbondante di un ricco.

      • Rita said

        Sì, sul fatto che nemmeno un genio o ritenuto tale debba guadagnare cifre spropositate sono d’accordo.
        Così come ho sempre trovato assurdo che un calciatore debba guadagnare miliardi per tirar calci ad un pallone (ma diciamo che io ho sempre trovato assurdo il calcio e tutto quello che vi ruota attorno, ma questo è un altro discorso ancora).
        E che si debbano ridurre i costi del cinema, del noleggio, dei dvd anche.
        Ma, ripeto, a me sta benissimo la libera circolazione dei contenuti (arte, cinema, libri, musica ecc.), però vorrei che allora divenisse la norma, non una forma di pirateria. Così come vorrei che divenissero legali le droghe perché comprando illegalmente non si fa altro che dar soldi alla Camorra.
        E comunque il problema è un pochino più complesso di come lo fai tu perché non c’è questo rapporto diretto di causa-effetto tra scarico in streaming e riduzione degli entroiti dei registi, case di produzione ecc.. In mezzo c’è tutta la distribuzione ed altri mille passaggi. Chi si è impoverito, fino ad oggi, non è stato il singolo regista, ma i gestori dei videonoleggi. E non è che tutti i registi o musicisti sono stramiliardiari, questo accade perlopiù nell’industria hollywoodiana, e nemmeno sempre.
        E ti posso garantire che il mercato dei dvd sta scemando eccome, così come quello degli autonoleggi e delle sale cinematrografiche. Che poi il mondo, la società cambi e che tutto un giorno debba finire, quindi magari anche i cinema, i dvd (così come sono finiti i vinili soppiantati dai cd ecc.) è ancora un altro discorso, però, in generale, la pirateria, così come è gestita oggi, non mi piace. Mi piacciono i presupposti, ma non la gestione.
        Scusami, ma tu ruberesti un libro in libreria per combattere i prezzi esosi delle case editrici?
        Lascia perdere il discorso filosofico del presupposto che potrebbe essere giusto, voglio sapere se lo hai mai fatto e se, nel caso tu un giorno, riuscendo a mettere su una tua piccola libreria, o cineteca saresti contento se qualcuno ti venisse a rubare.
        Ripeto, a me pare che i registi sempre ricchi siano, con o senza pirateria, mentre negli ultimi anni ho visto chiudere un sacco di videoteche e di cinema.
        Che poi tu faccia della tua fruizione di più film al giorno, che è un caso personale, una questione valida per scaricare i film, è un discorso che può valere per te, ma non in generale.
        Cioè, siccome io amo mangiare molto, e non potrei permettermi con lo stipendio che prendo di comprare tutto il cibo che voglio, allora lo rubo? :-D

      • Guarda, il mio modello culturale è Alexandre Marius Jacob, quindi puoi immaginare come la penso sul furto.

      • g said

        bravo, questo commmento mi è piaciuto tanto, non che non potessi aspettarmi qualcosa di simile avendo passato inrassegna diversi tuoi scritti , ma evidentemente neltripudio della corsa al lavoro e alla produttività tutto questo passa in secondo piano, peccato. comunque,mi chiedevo se il film the lady ti fosse piacuto, l’avessi già visto,ancor piu che stilisticamente(a me è rimasta impressa quella scena in cui lei cerca di ascoltare alla radio la consegna del premio nobel e aun certo punto la telecamera passa improvvisamente sui due militari che giocano a dama nel cortile, è un attimo ma è stata d’ impatto, dalla moltitudine trionfale a una solitudine che visto il tipo di intrattenimento puo definirsi quotidiana non trovi?)concettualmente; si osanna di continuo la democrazia, termine molto caro ai piu e meno forse ai piu eletti, ma in un paese rimasto a regime dittatoriale per lungo tempo acquista un valore assai caro di fronte a delle masse. masse che nei qui- paesi sbandieratori di democrazia vengono anche snobbate. là sembra che ci sia ancora spazio per la politica, qui sembra ormai qualcosa di distante,di disinteress-ante….
        ah a me un film, appaga ancora piu cheal’occhio quando a un tratto senti quella forza venuta non si sa da dove che tiapre letteralmente il cuore, qualcosa che evidentemente non pensi, che senti e basta.

      • Ti ringrazio, è sempre una soddisfazione scoprire nuovi lettori per di più così attenti, oh misterioso o misteriosa passante.
        The lady non l’ho ancora visto. Aspetto che esca in versione dvd per scaricarlo, giustappunto :-D
        La democrazia è nettamente sopravvalutata.
        E sì, i grandi registi sanno comunicare con immediatezza a tutti i livelli di comprensione.

  5. Rita said

    P.S.:
    peraltro a me sembra che da quando è esploso il fenomeno della pirateria su internet (tanto per i film, quanto per la musica e i libri), i prezzi non abbiano fatto altro che aumentare perché, dimunuendo gli acquisti, per poterci rientrare, è stato necessario aumentarli.
    Quindi alla fine si ottiene il risultato inverso a quello sperato dell’abbassamento dei prezzi.
    Spero di sbagliarmi, ma mi sembra che sia così.

    • Anche lì la colpa è delle major, che hanno nelle loro mani l’arma letale: la pellicola. Nessuno si chiede perché nel 2012 viene ancora usato per il cinema lo stesso supporto tecnico dei fratelli Lumière? Semplice: per conservare il cinema nella mani di pochi. Fare un film costerebbe anche poco, se uno sa lavorare a basso costo e non ha bisogno di effetti speciali o superstar. Quello che fa impennare le spese anche dell’80% sono le copie su pellicola, perché la pellicola costa tantissimo, mentre usando fin dall’inizio i dvd, ogni copia costerebbe 20 centesimi. Mantenendo la pellicola, i potenti del mondo del cinema fanno sì che la produzione di film rimanga una cosa a discrezione di pochi che possono permetterselo. Non a caso la Kodak è tra le peggiori multinazionali al mondo.
      E le alte sfere della cinematografia sono riuscite ad indottrinare talmente bene gli appassionati che non è raro sentire un cinefilo dire: “Eh, ma vuoi mettere il fascino della pellicola?”. Beh, vuoi mettere il fascino della diligenza, della pergamena e del dagherrotipo? Allora quando vuoi leggere Petrarca, perché invece di ordinare su Ibs l’edizione tascabile, non prendi l’aereo, vai negli Stati Uniti e leggi direttamente i manoscritti?
      Abbandonando per sempre la pellicola, i costi di produzione e distribuzione crollerebbero, chiunque potrebbe fare un film e, se meritasse, se valesse, se piacesse, vederselo distribuire a prezzi contenutissimi.
      Sono le major con la pellicola che strangolano il cinema. Anzi, il cinema indipendente, d’arte, di qualità, non ha mai avuto così tanta diffusione e visibilità come nell’era dello streaming.

      • Rita said

        Non so chi sia Alexandre Marius Jacob (mi informerò più tardi), comunque immagino che tu pensi bene del furto. :-D (altrimenti non mi avresti dato questa risposta, sto deducendo insomma).

        Vabbè Sdrammy, se un giorno ti incontrassi per caso allora proverò a sfilarti il portafoglio dalla tasca. :-D
        O, al limite, potrei entrare a casa tua di notte e portarti via la tua collezione di porno, il tuo pc e qualche altra cosa che immagino potrebbe farmi comodo. :-D

      • Furto da intendersi sempre come rubare al ricco, eh.

  6. Rita said

    “Furto da intendersi sempre come rubare al ricco, eh.”

    E che sei, Robin Hood? :-D

  7. Marius Jacob come nume tutelare è una grande perla. :) Ti auguro la stessa creatività nell’arte della sopravvivenza.

    • Ci vorrebbero le palle di Jacob! Checché se ne dica (e checché lo abbia detto anche io fino a qualche anno fa), il carcere come deterrente dal crimine funziona. O almeno, con me di sicuro: l’unica cosa che mi trattiene dal darmi alle rapine al grande capitale è la paura di essere inculato in galera.

  8. Tenente Crimini Morali said

    Ho appena finito di vedere Drive, primo film che vedo di questo regista. Devo dire emozionante, non so se posso dire bella trama.
    Secondo te la giacchetta argento è volutamente orrenda? Dico così anche se tra qualche giorno potrebbe sembrarmi fantastica, ma ne dubito.

    • Quella dovrebbe essere una citazione di una vecchia serie televisiva, o di un vecchio film, non ricordo bene.

      (In Refn le trame contano poco o nulla).

      • Tenente Crimini Morali said

        Refn ha creato uno di quei personaggi che ti appassionano e ti portano a vedere tutti i film dell’attore in questione. Come mi era successo con The social network, storia poco interessante, grandi scene e protagonisti. Mi appresto a vedere valhalla. Dubito che vedrò mai Bronson, forse pusher.

      • Ma Bronson è spesso anche meglio di Valhalla Rising.

      • Tenente Crimini Morali said

        si ma i film alienanti faccio un sacco fatica a vederli. Sto ancora a metà di Melancholia. È Veramente un peso che preferisco limitare

  9. Tenente Crimini Morali said

    Incredibile comunque, la locandina di drive mi aveva fregato. A vederla sembrerebbe un film da 2 soldi fatto con la telecamera delle vacanze. Tutta colpa di quella giacchetta

  10. ariat western boots europe

    Celebrazione di Nicolas Winding Refn « Beati i poveri, perché moriranno prima

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