Beati i poveri, perché moriranno prima

“Sonetti del barbiere libertario” 8

Posted by sdrammaturgo su 2 febbraio 2012

Alle superbe schiave

*

Impiegata che vai a manifestà
e dici: «Escort? ‘N par de cojone!
Io so’ contro la mercificazione!»
e quell’ott’ore chiami libertà:

ma nu’ lo sai che tu se’ ancor più cosa?
Che pe’ ‘l padrone che te tiene ansante
tu conti tale e quale a la stampante?
Tu presti per danar il corpo a iosa:

dai occhi, mani, testa, piedi e core
e nun c’è alternativa a la fatica.
L’istesso vale poi pe’ l’operaia,

docente, chirurga, schiave de paja.
Che differenza c’è tra orecchie e fica?
Sol quella che pretendono le sòre.

La troia “sanza onore”?
Guadagna più, lavora meno e tromba.
Tu mòri in un ufficio ch’è ‘na tomba.

*

14 Risposte to ““Sonetti del barbiere libertario” 8”

  1. Quando vengo a trovarti a Roma devo portare i semi di zucca col sale grosso, perché con quelli si attraggono le donne in maniera esponenziale. Se l’esperimento ha successo li brevettiamo.
    Ah, un’altra cosa: sto barbiere scrive bene, ma coi capelli non è bravissimo, se il suo cliente più affezionato sei tu.
    Ciao amico.

    • A Marsala hanno funzionato. Io e Vito li stavamo mangiando fuori da un locale mentre tu e gli altri prendevate da bere e delle estroverse piemontesi hanno attaccato bottone per estorcerne un po’ facendo leva sulla generosità del testosterone.
      Quindi, vieni e inondiamo Roma di semi di zucca.

  2. Cerex said

    Se non altro. ne hai di tempo per scrivere adesso che sei disoccupato…
    Scherzo caro, sono spiacente per la tua attuale situazione sociale. Vegano…
    No dai, belli gli ultimi post e buona fortuna per un nuovo lavoro.

    • In verità, la mia attuale situazione è la mia situazione preferita: otium continuativo 24H. Purtroppo il benessere è inficiato dalla povertà, quindi entro maggio (mese in cui, secondo i miei calcoli, finiranno i miei risparmi) devo trovare ciò che più mi repelle al mondo: un lavoro. Il mio vero grande sogno è una cassa integrazione perpetua.

  3. Godot said

    Aspè che non sono pratica di romanesco… vuoi dire… che… ti metti a fare la escort?! 8O

    • Fossi nato uomo figo o donna figa, il gigolò o la escort li avrei fatti di sicuro.
      No, voglio dire che fare la escort (o, in senso lato, la – o il – sex worker) è il lavoro più dignitoso e meno mercificante fra tutti.

  4. Una simpatica notizia dal cimitero dei cappuccini, che tu conosci: http://www.giornalettismo.com/archives/194843/la-mummia-della-bimba-di-due-anni-e-rovinata-per-sempre/2/

  5. Beh, sul’uso del dialetto quale fonte di potere (con note critiche del sottoscritto) si può consultare il blog del post qui amico (forse)/concorrente http://ilpontelunare.blogspot.com/2012/02/il-napoletano.html .
    Indipendentemente da ciò, ho apprezzato i versi. Al che si potrà replicare: “E chi se ne frega” – ma in ciò, si preavverte, alcuno vedrà, in rinforzo, un’operazione ideologica. Ciò che è attestato, pertanto, è sol questo: che dobbiamo rovinare, con le nostre stesse mani (o altre appendici che naturaliter vengono alla mente) ogni cosa. Che peccato! :-)

  6. ariel said

    ottimo sonetto, stampo e appongo al muro, dietro la sedia, in ufficio:
    il mio epitaffio

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