Beati i poveri, perché moriranno prima

Le storie di Papà Castoro 3

Posted by sdrammaturgo su 19 febbraio 2012

“Dai Papà Castoro, raccontaci sette storie!”
“Perché proprio sette?”
“Perché l’autore ne ha scritte sette e questo è solo un espediente metanarrativo per introdurle”

*
Il petauro che sottovalutò la toponomastica*

*Illustrato in una versione alternativa nel nuovo numero di Mamma!

Nel Villaggio degli Animali Outsider si era appassito il Sacro Fiore della Vita e del Cielo. Urgeva andare a prenderne un altro nella Valle dell’Inesorabile Dolore Atroce e della Morte Tassativa.
Per farlo, venne sorteggiato il Petauro, che batté sciaguratamente lo Zebù, la Martora, la Moffetta e il Dingo.
Il prescelto aveva però il diritto di rifiutare, tanto pericolosa era considerata la missione. Gli sfigati sono molto comprensivi.
“Ho paura”, disse il Petauro. “Non voglio andare”.
Intervenne allora il Licaone Morganfriman, il vecchio saggio del villaggio: “Non aver paura: è la tua occasione per diventare uomo”.
“A parte che sono un petauro, quindi mi pare difficile che io diventi uomo. Ma soprattutto: se non ho paura della Valle dell’Inesorabile Dolore Atroce e della Morte Tassativa, di cosa diamine devo aver paura?!”
“La nostra comunità ha bisogno del Sacro Fiore della Vita e del Cielo!”
“Non possiamo prendere quello che si trova nell’Idilliaco Prato Profumato e Soave?”
“No, quello nella Valle dell’Inesorabile Dolore Atroce e della Morte Tassativa è in offerta”
“Ma io mi caco sotto al sol pensiero”
“Sii valoroso: pensa a quanto rimorchierai al ritorno”
“Ma sì, in fondo che sarà mai”
“I nostri padri ci insegnano che tira più…eccetera”, sentenziò solennemente il Licaone.
“Ah, un’ultima cosa: ma a che serve ‘sto Sacro Fiore della Vita e del Cielo?”
“Ciao, ci vediamo”.
Il martire della religione deve sacrificarsi sulla fiducia.
Il Petauro partì ribaldo (ma non lo avrebbe fatto qualora avesse saputo che un giorno qualcuno avrebbe usato l’aggettivo ribaldo parlando di lui).
Scampò con coraggio perigli d’ogni risma: evitò valanghe e venditori di rose, affrontò il Crepaccio della Notte Oscura e la Caverna dell’Orrore, sopravvisse al Pozzo dei Tormenti e alla Grotta delle Urla Strazianti, oltrepassò la Gola della Fila alle Poste e il Burrone del Vernissage, superò le Alture dell’Inaugurazione e il Picco dei Pranzi coi Parenti, si salvò dal Sentiero del Compleanno e dalla Scogliera della Festa di Laurea, attraversò il Valico della Monogamia e il Passo della Democrazia Parlamentare, uscì incolume dal Vulcano della Serata Divertente e dalle Sabbie Mobili degli Aneddoti sulle Sbronze. Qualche difficoltà in più sopraggiunse quando arrivò alle Cascate della Diarrea, ma resistette con onore.
Giunto infine nella Valle dell’Inesorabile Dolore Atroce e della Morte Tassativa, morì puntualmente tra atroci dolori.
Morale della favola: ci sarà un motivo se si chiama Valle dell’Inesorabile Dolore Atroce e della Morte Tassativa.

*

L’uomo più sfortunato del mondo

Nel Paese dei Ciechi, l’uomo che aveva un occhio solo faceva il tecnico delle caldaie.
Quando dice male, dice male.

*

Il cavalluccio marino con la scarsa attitudine per il calcolo differenziale

C’era una volta un cavalluccio marino che aveva una scarsa attitudine per il calcolo differenziale.
Ed in effetti la cosa parve a tutti perfettamente normale.

*

L’eroe

Il viandante giunse in città, e subito si distinse per impavidità e buon cuore. Salvò molte vite – quella di un ragazzo che stava cadendo da un’impalcatura, quella di una ragazza aggredita da dei balordi, quella di una vecchina che stava per essere investita da un’automobile, e ancora tante e tante altre – e fece scudo con il proprio corpo riparando la statua del patrono dalla caduta di alcuni calcinacci e si svuotò le tasche per sfamare i poveri della zona e donò il sangue e assistette i malati e non lesinò il proprio aiuto a chiunque ne avesse bisogno nei lavoretti di tutti i giorni e dispensò sorrisi e parole di conforto e risanò i bilanci del Comune ed eliminò la criminalità.
Il viandante aveva insomma portato una nuova luce in città, ma arrivò il giorno in cui dovette ripartire.
Tutti i cittadini uscirono dalle loro case per ringraziare con le lacrime agli occhi colui che con il proprio altruismo tanto bene aveva fatto alla comunità: “Non te ne andare!” “Qui ci sarà sempre un posto per te!” “Sei il nostro eroe!” “Ti saremo eternamente riconoscenti!” ed i sorrisi si mescolavano ai singhiozzi e i singhiozzi ai sorrisi e tutti si abbracciavano, mentre il viandante riprendeva il cammino.
Ad un tratto, si arrestò, si voltò verso la folla immensa che lo salutava acclamandolo, e disse:
“Ah, comunque io sono pedofilo”.
E proseguì il cammino.

*

La terra del bel tempo

Vi era una terra in cui il clima non cambiava mai. Splendeva sempre il sole, il cielo era terso, la temperatura calda ma mite e lievemente ventilata, la pioggia non esisteva e ci pensavano i fiumi ad irrigare i campi. Cosa che riduceva drasticamente gli argomenti di conversazione. Gli anziani non sapevano di cosa parlare; i conoscenti che si incontravano provavano a farfugliare qualcosa, ma, non trovando spunti, tiravano dritti.
Costrette all’originalità, le persone se ne stavano chiuse in un teso mutismo.
Il ribollente bisogno di comunicazione logorava gli individui, tanto che nessuno riusciva a godersi il bel tempo. Finché un giorno arrivò un imprenditore che mise appunto una macchina in grado di produrre temporali, alluvioni, frane e terremoti. Molti morirono o persero i propri cari, la stampa prese il via, nei bar e nelle piazze tutti condividevano il proprio automatico scoramento e confrontavano la propria disperazione codificata. Così l’imprenditore venne accolto come un benefattore.

*

La ditta poco affidabile

C’era una volta una ditta di porte blindate e sistemi di sicurezza, ma venne svaligiata.

*

Il masochista insaziabile

C’era una volta uno slave che aveva bisogno di continue umiliazioni. Le pur frequenti angherie a cui lo sottoponevano le mistress o i master a cui si rivolgeva non gli bastavano mai. Il suo famelico masochismo richiedeva molto di più. Gli era necessaria una sottomissione fisica e psicologica quotidiana. Così si trovò un posto di lavoro.

*

*

Appendice

Il romanticismo di Papà Castoro

“Papà Castoro, cosa sono la Bellezza, la Meraviglia e la Perfezione?”
“L’aerial show di Stoya, figlioli”

*

*

9 Risposte to “Le storie di Papà Castoro 3”

  1. “L’uomo più sfortunato del mondo

    Nel Paese dei Ciechi, l’uomo che aveva un occhio solo faceva il tecnico delle caldaie.
    Quando dice male, dice male.”

    Conosci qualcuno che offre un posto come tecnico delle caldaie? No, perché sarei interessato.

    • Mi sa che allora io e te siamo più sfortunati dell’uomo più sfortunato del mondo.

      • E’ sol che ho l’impressione, così a lume di naso (non val la pena cercar le prove) che – a diverso titolo – stiamo antipatici a molti. Lor pensatori, noi miserandi!
        A questo punto potremmo starci a nostra volta cordialmente antipatici, e tutto rientrerebbe nei canoni della normalità; magari è quel che si aspettano: “cane mangia cane”, come dicono i carnivori. Poareti loro!

  2. la storia dell’eroe è ispirata alla vita di San Michael Jackson?

  3. Volpina said

    La stima per questo blog aumenta di post in post. MERAVIGLIA!!!

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