Beati i poveri, perché moriranno prima

L’ultimo anale

Posted by sdrammaturgo su 3 gennaio 2015

E venne finalmente il giorno che avrebbe chiarito una volta per tutte l’equivoco sul senso della vita.
Era ormai certo: un meteorite si sarebbe abbattuto sulla Terra, mandando in pensione un pianeta dalla carriera francamente deludente.
I governi di tutto il mondo avevano dato l’annuncio ufficiale. Non c’era niente da fare. Nessuna speranza.
Bruce Willis aveva ormai la panza; Liv Tyler era invecchiata e si era allontanata inesorabilmente dalla categoria teen brunette per precipitare pericolosamente in quella milf; Ben Affleck era sempre stato inutile; quindi il lieto fine di Armageddon per l’umanità era da escludere.
Se il meteorite che aveva presumibilmente fatto estinguere i dinosauri aveva colpevolmente risparmiato il pianeta, quest’altro non avrebbe commesso lo stesso errore. Si trattava infatti di un anomalo corpo celeste grande all’incirca quanto il pianeta Mercurio e l’impatto avrebbe ridotto in frantumi la Terra, ridimensionando l’autostima dei maschi alfa.
L’homo sapiens si apprestava ad andarsene senza colonne sonore struggenti così come era venuto, tra violenza, angherie, retorica, illogicità, colori male abbinati, autosopravvalutazione e cattivo odore.
I più impazienti si erano dati a stupri e omicidi, nonostante l’apocalisse avrebbe fottuto e ammazzato tutti di lì a poco.
Non c’era più energia elettrica, eppure molti continuavano a saccheggiare negozi di elettrodomestici, al fine di coronare il sempiterno sogno di perire romanticamente abbracciati a un LCD.
A causa della cattiva dimestichezza col dizionario, la gente aveva spopolato gli agglomerati urbani, caricando sulle macchine bagagli alla rinfusa e lanciandosi in irresolubili code stradali per raggiungere persone care o cercare improbabili ripari dalla polverizzazione planetaria. I concetti di distruzione totale ed estinzione della specie erano evidentemente troppo complessi per individui che avevano reputato importante per secoli fare gli auguri di buone feste e i brindisi. E così i più si preparavano a morire così come avevano vissuto: nel traffico.
Due persone avevano però insospettabilmente mantenuto la calma.
Gianni e Maria erano marito e moglie. Più vicini alla cinquantina che alla quarantina, sopravvivevano in un borgo irrilevante del Centro Italia.
Erano una coppia media e fino a quel momento non avevano fatto niente per smentirlo.
Gianni era un impiegato comunale e Maria faceva la fioraia. Ed erano sempre stati soddisfatti di ciò.
Dal giorno della loro nascita fino alla cessazione del segnale televisivo per sopraggiunta fine del mondo, non c’erano stati slanci nella loro permanenza biologica sulla crosta terrestre.
Passeggiata sul lungomare a Pasquetta, ulteriore passeggiata sul lungomare a Ferragosto, vacanza a Sharm El Sheik da narrare ad libitum agli amici del calcetto, cresima del nipote, pranzi coi parenti, tombolata in famiglia, qualche programma in prima serata.
Gianni considerava molto trasgressivo aver preso una volta il gelato gianduia e frutti di bosco. Maria in un’occasione di particolare lascivia aveva detto che Raoul Bova è un bell’uomo.
A causa dell’infertilità di Gianni non avevano potuto tramandare il loro trascurabile DNA. Ne avevano sofferto, soprattutto perché era stata dura per loro dover trovare passatempi alternativi alla cura della prole, da sempre l’hobby necessario degli individui senza fantasia. Ma il Fantacalcio e MasterChef avevano sopperito alla grande.
E ora erano pronti ad affrontare la morte con la sobrietà che contraddistingue chi non ha alcuna aspirazione.
Gironzolavano malfermi per casa, sostando di tanto in tanto sul divano. Di lì a poco il meteorite avrebbe vanificato l’impegno profuso per arredare il salotto.
Gianni guardava fuori dalla finestra, aspettando il boato finale con la stessa preoccupazione con cui aveva sempre osservato i parcheggi incerti nella piazza del paese.
Maria sospirava commossa l’estremo saluto alle piante che aveva accudito come i figli che avrebbe sempre voluto per arricchire di problemi la sua quotidianità troppo insipida per le lamentele con le altre massaie al banco salumi del supermercato. L’ortensia che sfioriva inaspettatamente era un argomento di conversazione troppo fiacco rispetto alle eccessive abbuffate dei pargoli obesi delle fiere concittadine.
Quando il suolo cominciò a tremare percorso da scosse sismiche del tutto sprecate senza un telegiornale a romanzarle, Gianni si spaventò a tal punto da realizzare che nella sua vita era mancato qualcosa.
Fu un’illuminazione improvvisa e inattesa.
Dopo qualche istante di dubbiosa trepidazione, l’austero contegno che lo aveva contraddistinto quale elettore docile, venne soppiantato da un’istintività che sapeva quasi di rivolta verso l’ordine costituito. Lo stesso ordine che stava per sfaldarsi definitivamente sotto il peso di fenomeni astrofisici.
Ciò lo rassicurò.
Rompendo ogni indugio, si avvicinò a Maria e le lanciò la proposta senza stare troppo a pensarci sopra.
Insomma, sì, ecco, si era accorto che nel loro lungo matrimonio non avevano mai fatto un anale e sarebbe stato bello chiudere con quest’esperienza il loro convenzionale amore.
Maria parve contrariata.
«Ma ti sembra questo il momento?!»
Beh, d’altronde un altro momento non ci sarebbe stato. Argomentazione inoppugnabile.
Gianni insistette un po’, pregandola con dolcezza da consumatore moderato.
Ci furono alcuni interminabili secondi di mutismo.
Il sesso tra loro era sempre consistito in un’innocua performance di dovere coniugale a cadenza bimestrale. Quand’erano più giovani c’erano stati dei goffi tentativi di sesso orale che la loro memoria aveva prontamente rimosso a tutela della loro rispettabilità davanti allo specchio.
Quell’idea di sodomia sembrò squarciare l’atmosfera più del meteorite che incombeva sul loro quieto agonizzare.
Maria rifletté, prima quasi offesa, poi via via sempre più indulgente.
Era ormai evidente che le cose non sarebbero andate come era stato insegnato loro da piccoli al catechismo.
Non che fosse proprio cattolica praticante. La sua era una generica fede nazionalpopolare, più superstiziosa che teologica, ereditata come una credenza della nonna, che non stai troppo a chiederti se sia di noce o ciliegio, la prendi per buona e basta, e si esprimeva in un quadro della Madonna appeso sopra al letto, in un santino di Padre Pio nella macchina e nella messa di Natale. Le altre domeniche, magari un centro commerciale era meglio.
L’indomani non avrebbe dovuto sentirsi una zoccola nemmeno di fronte a se stessa.
«Ma farà male?»
«Ma no, faremo attenzione»
Ma il vero pensiero ribelle di Gianni era: “Tanto ormai cosa vuoi che importi”.
Si spogliarono con frettolosa timidezza.
Esitarono un attimo, poi i loro corpi imbarazzati si fecero più vicini.
Gianni fece voltare Maria e la fece appoggiare alla finestra.
La sua erezione sfidava già gli sconvolgimenti gravitazionali dovuti all’approssimarsi del meteorite.
Puntò il suo cazzo contro il buco del culo di Maria ed esercitò una pressione minima.
«Aspetta, mettiamoci qualcosa per farlo scivolare meglio, se no mi fa male»
«E cosa possiamo metterci?»
«C’è l’olio nuovo. Anzi, fa’ una cosa: ripassalo col burro nella padella antiaderente che ci ha regalato zia»
Gianni convenne con la brillantezza della trovata ed eseguì. Tornò con la padella in mano e cominciò a lubrificare gastronomicamente cazzo e buco.
Erano ormai pronti.
E così, mentre la terra si squarciava e il cielo diventava rosso e poi grigio e poi nero e cominciava a precipitare e i calcinacci cadevano sui loro corpi flaccidi, il cazzo di Gianni affondò nel culo di Maria.
Non potevano sapere che in quel momento erano gli ultimi due esseri viventi rimasti sul pianeta. Gli uccelli erano caduti, i pesci erano affogati e le acque evaporate, ogni vegetale si era seccato, gli animali erano soffocati e tutti gli umani erano già morti. La Terra non era che un cimitero polveroso.
Attorno alla casa di Gianni e Maria, costruita sul costone di una collina, in virtù di un inspiegabile evento naturale, si era creata però l’ultima bolla d’ossigeno, che aveva preservato la vita al suo interno. L’ultimo miracolo dell’abusivismo edilizio democristiano.
Dopo un coito d’una durata che tanto nessuno avrebbe potuto schernire, Gianni venne nel culo di Maria con malcelata soddisfazione di entrambi.
“Mi brucia il culo” e “Ho il cazzo sporco di merda” furono gli ultimi due pensieri del genere umano, mentre la Terra si accartocciava su se stessa prima di lasciare spaziotempo a un silenzio eterno che nessuno avrebbe mai più udito.
L’universo tutt’intorno rimase indifferente.
E l’esistenza si confermò, in postrema sintesi, un’inculata.

7 Risposte to “L’ultimo anale”

  1. cutter said

    genio.

  2. feminoska said

    Qualcun@ si accorgerà prima o poi di queste perle…sperando non te le fottano, altrimenti l’ultimo anale te lo becchi tu!

  3. rita said

    Uno dei tuoi migliori scritti. Geniale davvero.

  4. Volpina said

    Fantastico.

  5. frantic said

    ti amo spropositatamente :°D

  6. aci KO said

    ci mancavi… non si poteva iniziare l’anno meglio di così!

  7. altrove76 said

    Mi hai inciso un sorriso meraviglioso in un mattino grigissimo.
    Bello, no… troppo banale come complimento.
    Magnifico ***

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