Beati i poveri, perché moriranno prima

Verranno a chiederti del nostro orrore

Posted by sdrammaturgo su 4 dicembre 2015

Se sei d’accordo con me, significa che ho detto una cazzata.

ANTONIO REZZA

*

Come ogni anziano che si rispetti, Eliseno si ruppe il femore.
Infortunio particolarmente prestigioso, poiché avvenuto cadendo dalla scala durante la raccolta delle olive.
Una vita di sacrifici familistici, orgogliose rinunce, privazioni autocelebrative, lavoro agonistico, frugalità francescana, rettitudine benedettina, austerità domenicana per un glorioso precipitare alla soglia degli ottant’anni.
Mai una cena fuori, mai un indumento vezzoso, mai un film controverso, ma un gesso da esporre con solenne rispettabilità, monumento all’indefesso rigore.
La famiglia si strinse dunque attorno alla sua degenza con la devozione che si deve al più venerabile dei patriarchi.
Capitò che a prendersi cura di lui dovesse essere saltuariamente il nipote Giacomo, poiché la vecchia moglie aveva ricevuto l’artrite come premio per una vita di abnegazione coniugale al riparo dall’entusiasmo e la ricompensa le impediva di immolarsi ulteriormente al probo consorte.
La badante di un generico Est Europa veniva invece lasciata di tanto in tanto libera di comprendere appieno la propria sottomissione al benessere occidentale.
Le figlie e i figli erano indaffarati a ripercorrere le orme dei genitori con otto ore al giorno di segregazione produttiva al fine di impedire ogni dinamismo al focolare domestico.
Il nipote primogenito rendeva già sufficientemente fiera la famiglia imparando a sparare a minoranze etniche in casermoni promiscui per soli omofobi in divisa.
La secondogenita studiava per permettere un giorno ai parenti di narrare le sue gesta in salumeria, umiliando le madri delle cassiere.
Gli altri nipoti sparsi erano ancora troppo piccoli per poter apprezzare come si deve le gioie della sudditanza.
Non rimaneva che Giacomo, l’outsider tra i cugini.
Aveva quindici anni, quell’età funambolica e incerta in cui non si è ancora abbastanza adulti per sviluppare un tabagismo legale, ma non si è più abbastanza piccoli da evitare doveri statali.
Giacomo aveva interiorizzato l’illogicità del reale e non vi badava.
Nelle comitive di coetanei, se c’era, sapeva essere di compagnia; se non c’era, nessuno si accorgeva della sua assenza.
Esploratore dell’esistenza, affrontava lo scibile con volto attento, mite e distante. La serafica indifferenza nei confronti del mondo era l’esoscheletro della sua attitudine alla conoscenza. Così aveva già provato la ketamina, il taccheggio, le seghe con strangolamento e i documentari sul Precambriano, sempre col medesimo piglio curioso, innocente e distaccato. Ed era intelligente il giusto da capire che l’onanismo è più divertente dei celenterati.
Un pomeriggio si trovava dunque nella poco allettante situazione di dover aiutare nel cambio della biancheria intima il nonno allettato.
Non era un problema per lui. Solo un altro tassello di vigente da esperire.
Avevano sempre avuto un decoroso rapporto di scostante affetto taciuto, come si conviene ai legami fondati sul cromosoma Y.
Quel giorno sussisteva un malcelato imbarazzo nel nonno, costretto a rimanere altero mentre il nipote gli sfilava pigiama e mutandoni.
Eliseno si sforzò di non opporre la minima resistenza in modo da velocizzare la pratica che avrebbe intaccato per qualche istante la sua maestà.
Giacomo eseguì rapido con gesto insospettabilmente esperto.
E sarà stata la spossatezza del nonno che riempiva l’atmosfera di languore decadente; sarà stato il corpo nudo che faceva specchio alla realtà e viceversa; sarà stata la novità scientifica; fatto sta che l’attenzione di Giacomo venne rapita dal cazzo del nonno per un tempo leggermente più lungo di quanto fosse socialmente accettato.
Quel pendente vizzo eppure ancor tenace emanava un’inaspettata fascinazione.
E così, con la scusa di spargere del borotalco sulla pelle raggrinzita dal calendario gregoriano, Giacomo afferrò delicatamente il cazzo del nonno e prese ad approfondirne lo studio tattile tra carezze e massaggi.
Il vecchio Eliseno parve scosso per la riprovazione solo per un istante. Ma quello sguardo rassicurante del nipote, quasi in odore di santità – benché il lezzo che si propagava lentamente per la stanza non sembrasse propriamente deodorante per aureole – sostituì subito l’abominio con la pace cosmica.
Mentre il nipote proseguiva con la perizia di chi sa manovrare lo strumento, cadevano uno a uno e se ne andavano per sempre l’imperativo della moderazione e il lei che bisogna dare agli estranei e ai superiori e il giovedì gnocchi venerdì pesce e la domenica pollo arrosto e il pranzo di natale coi parenti il veglione a capodanno la scampagnata a pasquetta il falò a ferragosto e la tombola senza troppi sussulti e la briscola al bar e il lavoro che nobilita l’uomo e la fatica che ti rende più maschio e l’uccello che gira di notte non fa mai il nido buono e il bisogna alzarsi presto la mattina e il divertirsi sì ma sempre con la testa sulle spalle e le donne di una volta che non ci sono più e i giovani d’oggi che non hanno più rispetto per niente e per nessuno mica come quando ero giovane io che quando mia madre mi lanciava uno sguardo io tremavo.
Con quel flebile fiotto, colò via tutto il grigio lascito degli avi.
Di lì in poi fu tutto un recuperare il tempo perduto e il fabbricarne di nuovo.
Ogni volta che avevano la possibilità di rimanere da soli, Giacomo ed Eliseno si lanciavano in sperimentazioni sempre più pirotecniche, scopando con l’intensità di chi non deve dimostrare niente a nessuno.
Certo fu strano per il nonno inculare per la prima volta il nipote. Ma fu forse più strano quando dal nipote venne inculato.
E chi gliel’avrebbe mai detto al vecchio Eliseno che il rimming fosse così gradevole? Non sapeva proprio scegliere tra leccare il buco del culo e farsi leccare il buco del culo.
Neppure il pissing si rivelò affatto male.
Notevole novità fu anche quando Giacomo gli fece un pompino abbinandoci un massaggio prostatico. Quella di Eliseno era sì una prostata vecchia e logora, ma evidentemente aveva ancora qualcosa da offrire.
Il nonno sapeva sempre ricambiare i favori.
Il fisting era forse il suo favore preferito.
Passarono i mesi e il nonno si ristabilì del tutto.
Tornò il periodo delle castagne, e quale migliore occasione per provare l’outdoor autunnale che il dovere di supportare il nonno nella raccolta?
Giacomo poté quindi ammirare l’alba nei boschi con la sborra del nonno che gli impreziosiva le gote.
Quell’anno le caldarroste ebbero tutto un altro sapore.
Ogni tanto Giacomo pensava sorridente a cosa avrebbe potuto rispondere se gli avessero chiesto di raccontare la sua prima volta. Dopodiché inseriva di nuovo il suo cazzo fetido d’adolescenza nella bocca bramosa del nonno.
I loro sguardi complici durante le riunioni di famiglia brillavano d’un romanticismo d’altri tempi, tempi avvenire, tempi mai venuti. L’indicibile segreto intensificava il magnetismo tra i loro corpi.
Continuarono così, clandestini oltre le frontiere del convenzionale, finché la biologia arrivò a reclamare lo spazio occupato da Eliseno sulla superficie terrestre.
Allo struggente funerale del caro estinto, nessuno poteva sospettare che il più afflitto fosse proprio Giacomo. Gli altri avevano perso un capo. Lui aveva perso un amante.
Da allora, a ogni anniversario della morte, Giacomo dedicò un tributo alla memoria del nonno lasciando una sborrata sulla lapide.

6 Risposte to “Verranno a chiederti del nostro orrore”

  1. ympostor said

    io credo che dovresti progettare un ingrandimento del testo, o perlomeno una ripartizione dello spazio nel layout, perchè si fa un po’ fatica a leggere.
    ciò detto, il racconto è mostruoso come al solito e anche di più. keep up the good work

  2. Max said

    che triste, il tuo mondo. Buona fortuna

    • Ahahah eppur si muove, il suo mondo, che però non è il suo ma il nostro. È anche il tuo, che leggendolo ci rimani così invischiato da trovarlo triste. Fa parte del gioco: non preoccupartene!

  3. panmojo said

    Bentornato, eh!

  4. Tichy said

    Accipicchia! E io che pensavo che non scrivessi più! :)
    Per fortuna che ogni tanto mi rifaccio un giro dei blog “soliti noti”.

    Burroughs e Ballard sarebbero felici di leggerti ;)

  5. panmojo said

    E’ passato un anno dal tuo ultimo post…tutto bene?

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