Beati i poveri, perché moriranno prima

Archive for the ‘Fiabole’ Category

Storielle per far addormentare i bambini. Per sempre.

Posted by sdrammaturgo su 15 maggio 2013

Il brutto anatroccolo

C’era una volta un brutto anatroccolo.
Ma poi scoprì di essere un cigno.
Così divenne un brutto cigno.

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La piccola fiammiferaia

C’era una volta una piccola fiammiferaia rom.
Maledisse il proprio mestiere quando venne circondata da alcuni neofascisti con una tanica di benzina che avevano dimenticato l’accendino a casa.

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La volpe e l’uva

Un giorno una volpe affamata vide un grappolo d’uva pendere da una vite molto alta, ma siccome era un canide prevalentemente carnivoro, lo ignorò e addentò un piccolo roditore.

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L’antilope felice

Nella savana, mentre si svolgeva la crudele lotta per la sopravvivenza tra predatori e prede, una giovane antilope era felice. Finché prese coscienza di essere un erbivoro.

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L’anoressica e il relativismo

C’era una volta un’anoressica in Ruanda, ma nessuno ci fece caso.

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Il bradipo centometrista

Il bradipo centometrista era una pippa.

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La gabbianella e il gatto

Un gatto incontrò una gabbianella, e per la gabbianella furono cazzi amari.

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Titone

Eos, la dea dell’aurora, si innamorò di un pescatore bellissimo chiamato Titone e chiese a Zeus di donargli l’immortalità, ma si dimenticò di chiedere per l’amato anche l’eterna giovinezza, così Titone fu condannato a invecchiare in eterno senza poter sperare nella liberazione della morte, e gravò tantissimo sulla previdenza sociale.

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Artemide e Atteone

La dea Artemide trasformò in cervo il cacciatore Atteone e lo fece sbranare dai cani perché l’aveva vista nuda.
La dea Artemide non ebbe mai problemi di stalking.

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Appendice che non c’entra niente

L’altra gioventù

I giovani non sono solo precari facinorosi che urlano la propria indignazione in piazza.
Esistono giovani di tutt’altra specie.
Ci sono giovani che si sono laureati col massimo dei voti. Non hanno mai partecipato a manifestazioni, ma hanno studiato duramente, lavorano sodo, sono entrati con merito in aziende importanti o in studi prestigiosi. Hanno conseguito master e specializzazioni, credono nel potere d’acquisto, preferiscono giacca e cravatta alla kefia e ai pantaloni strappati.
Mentre la maggior parte dei giovani si lamenta, loro si impegnano, fanno carriera, si dedicano a migliorare la propria posizione sociale.
Sono giovani moderni, non più conservatori o reazionari come gli yuppies di un tempo, ma sostengono tanto i diritti civili quanto il libero mercato.
Questi giovani preferiscono le riunioni in ufficio all’ozio in birreria; mentre i loro coetanei vanno ai concerti, loro si assumono delle responsabilità; invece di far mattina con gli amici perdigiorno, vanno a letto presto per essere efficienti e produttivi.
Ecco, a me, questi giovani, me fanno schifo.

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Le storie di Papà Castoro 3

Posted by sdrammaturgo su 19 febbraio 2012

“Dai Papà Castoro, raccontaci sette storie!”
“Perché proprio sette?”
“Perché l’autore ne ha scritte sette e questo è solo un espediente metanarrativo per introdurle”

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Il petauro che sottovalutò la toponomastica*

*Illustrato in una versione alternativa nel nuovo numero di Mamma!

Nel Villaggio degli Animali Outsider si era appassito il Sacro Fiore della Vita e del Cielo. Urgeva andare a prenderne un altro nella Valle dell’Inesorabile Dolore Atroce e della Morte Tassativa.
Per farlo, venne sorteggiato il Petauro, che batté sciaguratamente lo Zebù, la Martora, la Moffetta e il Dingo.
Il prescelto aveva però il diritto di rifiutare, tanto pericolosa era considerata la missione. Gli sfigati sono molto comprensivi.
“Ho paura”, disse il Petauro. “Non voglio andare”.
Intervenne allora il Licaone Morganfriman, il vecchio saggio del villaggio: “Non aver paura: è la tua occasione per diventare uomo”.
“A parte che sono un petauro, quindi mi pare difficile che io diventi uomo. Ma soprattutto: se non ho paura della Valle dell’Inesorabile Dolore Atroce e della Morte Tassativa, di cosa diamine devo aver paura?!”
“La nostra comunità ha bisogno del Sacro Fiore della Vita e del Cielo!”
“Non possiamo prendere quello che si trova nell’Idilliaco Prato Profumato e Soave?”
“No, quello nella Valle dell’Inesorabile Dolore Atroce e della Morte Tassativa è in offerta”
“Ma io mi caco sotto al sol pensiero”
“Sii valoroso: pensa a quanto rimorchierai al ritorno”
“Ma sì, in fondo che sarà mai”
“I nostri padri ci insegnano che tira più…eccetera”, sentenziò solennemente il Licaone.
“Ah, un’ultima cosa: ma a che serve ‘sto Sacro Fiore della Vita e del Cielo?”
“Ciao, ci vediamo”.
Il martire della religione deve sacrificarsi sulla fiducia.
Il Petauro partì ribaldo (ma non lo avrebbe fatto qualora avesse saputo che un giorno qualcuno avrebbe usato l’aggettivo ribaldo parlando di lui).
Scampò con coraggio perigli d’ogni risma: evitò valanghe e venditori di rose, affrontò il Crepaccio della Notte Oscura e la Caverna dell’Orrore, sopravvisse al Pozzo dei Tormenti e alla Grotta delle Urla Strazianti, oltrepassò la Gola della Fila alle Poste e il Burrone del Vernissage, superò le Alture dell’Inaugurazione e il Picco dei Pranzi coi Parenti, si salvò dal Sentiero del Compleanno e dalla Scogliera della Festa di Laurea, attraversò il Valico della Monogamia e il Passo della Democrazia Parlamentare, uscì incolume dal Vulcano della Serata Divertente e dalle Sabbie Mobili degli Aneddoti sulle Sbronze. Qualche difficoltà in più sopraggiunse quando arrivò alle Cascate della Diarrea, ma resistette con onore.
Giunto infine nella Valle dell’Inesorabile Dolore Atroce e della Morte Tassativa, morì puntualmente tra atroci dolori.
Morale della favola: ci sarà un motivo se si chiama Valle dell’Inesorabile Dolore Atroce e della Morte Tassativa.

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L’uomo più sfortunato del mondo

Nel Paese dei Ciechi, l’uomo che aveva un occhio solo faceva il tecnico delle caldaie.
Quando dice male, dice male.

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Il cavalluccio marino con la scarsa attitudine per il calcolo differenziale

C’era una volta un cavalluccio marino che aveva una scarsa attitudine per il calcolo differenziale.
Ed in effetti la cosa parve a tutti perfettamente normale.

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L’eroe

Il viandante giunse in città, e subito si distinse per impavidità e buon cuore. Salvò molte vite – quella di un ragazzo che stava cadendo da un’impalcatura, quella di una ragazza aggredita da dei balordi, quella di una vecchina che stava per essere investita da un’automobile, e ancora tante e tante altre – e fece scudo con il proprio corpo riparando la statua del patrono dalla caduta di alcuni calcinacci e si svuotò le tasche per sfamare i poveri della zona e donò il sangue e assistette i malati e non lesinò il proprio aiuto a chiunque ne avesse bisogno nei lavoretti di tutti i giorni e dispensò sorrisi e parole di conforto e risanò i bilanci del Comune ed eliminò la criminalità.
Il viandante aveva insomma portato una nuova luce in città, ma arrivò il giorno in cui dovette ripartire.
Tutti i cittadini uscirono dalle loro case per ringraziare con le lacrime agli occhi colui che con il proprio altruismo tanto bene aveva fatto alla comunità: “Non te ne andare!” “Qui ci sarà sempre un posto per te!” “Sei il nostro eroe!” “Ti saremo eternamente riconoscenti!” ed i sorrisi si mescolavano ai singhiozzi e i singhiozzi ai sorrisi e tutti si abbracciavano, mentre il viandante riprendeva il cammino.
Ad un tratto, si arrestò, si voltò verso la folla immensa che lo salutava acclamandolo, e disse:
“Ah, comunque io sono pedofilo”.
E proseguì il cammino.

*

La terra del bel tempo

Vi era una terra in cui il clima non cambiava mai. Splendeva sempre il sole, il cielo era terso, la temperatura calda ma mite e lievemente ventilata, la pioggia non esisteva e ci pensavano i fiumi ad irrigare i campi. Cosa che riduceva drasticamente gli argomenti di conversazione. Gli anziani non sapevano di cosa parlare; i conoscenti che si incontravano provavano a farfugliare qualcosa, ma, non trovando spunti, tiravano dritti.
Costrette all’originalità, le persone se ne stavano chiuse in un teso mutismo.
Il ribollente bisogno di comunicazione logorava gli individui, tanto che nessuno riusciva a godersi il bel tempo. Finché un giorno arrivò un imprenditore che mise appunto una macchina in grado di produrre temporali, alluvioni, frane e terremoti. Molti morirono o persero i propri cari, la stampa prese il via, nei bar e nelle piazze tutti condividevano il proprio automatico scoramento e confrontavano la propria disperazione codificata. Così l’imprenditore venne accolto come un benefattore.

*

La ditta poco affidabile

C’era una volta una ditta di porte blindate e sistemi di sicurezza, ma venne svaligiata.

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Il masochista insaziabile

C’era una volta uno slave che aveva bisogno di continue umiliazioni. Le pur frequenti angherie a cui lo sottoponevano le mistress o i master a cui si rivolgeva non gli bastavano mai. Il suo famelico masochismo richiedeva molto di più. Gli era necessaria una sottomissione fisica e psicologica quotidiana. Così si trovò un posto di lavoro.

*

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Appendice

Il romanticismo di Papà Castoro

“Papà Castoro, cosa sono la Bellezza, la Meraviglia e la Perfezione?”
“L’aerial show di Stoya, figlioli”

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Le storie di Papà Castoro 2

Posted by sdrammaturgo su 23 novembre 2011

“Dai Papà Castoro, raccontaci una storia!”

E così il Ragionier Alfonso Castoro cominciò.

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La cicala e la formica

Durante l’estate, la formica lavorava duramente per costruirsi una casa e mettere da parte le provviste e la legna da ardere per l’inverno. La cicala invece non faceva che cantare e oziare tutto il giorno. La formica biasimava la cicala fannullona, la quale sosteneva però che nella vita bisogna solo pensare a godere e nient’altro.
Quando arrivò l’inverno, però, la cicala si ritrovò al freddo, senza casa e senza cibo.
Andò allora a bussare alla porta della formica: “Per favore, mi faresti entrare? Ho fame e ho freddo e non ho niente da mangiare né un posto in cui ripararmi!”.
Ma la formica rispose: “Cosa ti avevo detto? Io mi sono rimboccata le maniche durante l’estate, e invece tu cos’hai fatto, cara la mia nullafacente?”.
“Ho cantato”.
“E adesso balla!”.
Allora la cicala estrasse una Smith&Wesson semiautomatica con proiettili ad espansione, la puntò sulla fronte della formica e disse di nuovo: “Ti ripeto la domanda: per favore, mi faresti entrare? Ho fame e ho freddo e non ho niente da mangiare né un posto in cui ripararmi”.
“Ma certo. Prego, accomodati”, balbettò la formica.
“Stretta la foglia, larga la via, e non ti venisse in mente di chiamare la polizia”.

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“Un’altra, un’altra!”

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La nutria nichilista, l’unicorno ottimista e il bacherozzo cattolico

C’era una volta una nutria nichilista che non faceva che ripetere: “Che vita di merda”.
Ma un unicorno le disse: “Non è vero, la vita è una cosa meravigliosa! Io amo la vita!”.
“E ci credo: tu sei nato unicorno, io sono una nutria!”.
Intervenne allora un bacherozzo cattolico: “Beh, io sono nato bacherozzo, ma anche secondo me la vita è bella!”.
“Ma infatti tu sei un coglione”.

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“Ancora! Ancora!”

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Il giovane sognatore ambizioso

C’era una volta un ragazzino come tanti altri che soffriva per il fatto di essere un ragazzino come tanti altri. Ma un giorno si stancò di passare inosservato e prese una decisione: “Basta! Voglio uscire dall’anonimato! Voglio elevarmi dalla mediocrità! Voglio diventare qualcuno! Farò il cantante!”.
E divenne il baffuto dei Ricchi e Poveri.

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“Non ci bastano mai!”

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I due tali

Un tale incontrò un altro tale e disse: “Ehi, siamo due tali”.

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“Questa era una cacata”

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Il cattivo che si accontentava

C’era una volta un cattivo dagli orizzonti modesti.
Calvo e glabro, si divertiva a creare destabilizzazione entrando in botteghe di barbiere.
Era così sadico e perverso che mangiava dolci in continuazione per far venire il diabete alle zanzare.
“Io sono una persona semplice. Non mi interessa la gloria immortale. Per me contano le piccole cose di tutti i giorni”, soleva dire.
Morale della fiaba: ora venitemi a dire che l’umiltà è un valore positivo in assoluto!

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“Siamo esosi di finzione!”

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L’uomo pieno di figa

C’era una volta un uomo pieno di figa.
Tempo prima aveva trovato una lampada, l’aveva strofinata, era uscito un genio che gli aveva detto: “Puoi esprimere un desiderio ed io lo esaudirò”.
Dopo aver constatato la totale mancanza di originalità del tutto, l’uomo aveva detto: “Voglio avere tutte le donne che desidero!”.
“Finalmente uno intelligente dopo secoli di carriera”, fece il genio prima di sparire.
E così per l’uomo era iniziata una nuova vita.
Nessuna donna gli resisteva. Ognuna su cui posasse gli occhi, cedeva alla sua brama. Conquistava puntualmente le donne più belle del mondo, andava a letto con dodici modelle per volta, l’aveva leccata a tutto il catalogo di Victoria’s Secret. Eppure non era pienamente felice, poiché sentiva che gli mancava qualcosa.
Finché un giorno incontrò una ragazza speciale. Per la prima volta sentì che per lei provava qualcosa di più, qualcosa di diverso che un semplice anelito di pompa.
Così la ragazza gli disse: “Se vuoi avere me, rinuncia a tutte le altre donne”.
L’uomo sorrise, sospirò e rispose: “Col cazzo! Sono pieno di figa, trombo come un forsennato le meglio passere del pianeta, fossi matto che per una sola lascio perdere tutte le pornoattrici che me lo vogliono succhiare e mi chiudo a scopare sempre e soltanto la stessa per tutta la vita!”.
Capì allora cos’era che gli mancava per essere davvero felice: dell’altra figa.
Larga la foglia, stretta la via, la monogamia tutte le feste si porta via.

*

“E adesso insegnaci a vivere, Papà Castoro!”

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Appendice

I consigli di Papà Castoro

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Per lei: le tre tattiche per conquistarlo

1) Sii fregna.
2) Sii più fregna.
3) Continua ad essere fregna.

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Per lui: le tre regole d’oro per un sesso anale ottimale

1) Sii fisicamente presente al momento dell’atto.
2) Non lubrificarla con le prugne.
3) Se punti sull’effetto sorpresa ma non hai una buona mira, ci rimetti principalmente tu.

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E ricordate, ragazzi: non abbiate mai paura di manifestare i vostri sentimenti.
Nel Paese Ideale, la Kirghisia, nessuno deve nascondere con vergogna ciò che prova. Quando un ragazzo vuole fare l’amore, ad esempio, si mette un fiorellino azzurro all’occhiello affinché tutti lo sappiano. Così le donne possono evitarlo.
Quando vi piace una ragazza, non esitate: buttatevi. Vale sempre la pena tentare. Altrimenti non saprete mai in quale modo intendono rifiutarvi.
La vita è una sola. E mi pare più che sufficiente.

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Le storie di Papà Castoro

Posted by sdrammaturgo su 21 novembre 2007

Dai, papà Castoro, raccontaci una storia!”.

E così il Ragionier Alfonso Castoro cominciò.

L’ornitorinco puntiglioso

C’era una volta un ornitorinco che nuotava in uno stagno e disse: “Che cazzo ci sto a fare in uno stagno, visto che il mio habitat naturale sono i corsi d’acqua ad abbondante portata permanente con rive di fango molle nelle regioni montuose a clima continentale o nelle foreste pluviali tropicali?”.

Un’altra, un’altra!”

Il gufo ed il lupo

C’era una volta un gufo che, stanco di essere chiamato “gufo di merda”, entrò in analisi ed iniziò una terapia di gruppo.
Al primo incontro, accanto allo scorfano con il complesso di inferiorità, sedeva il lupo, disperato per il fatto di essere sempre dipinto come il paradigma della malvagità nei racconti popolari, infido ed assetato di sangue, puro concentrato di cattiveria.
Il gufo gli si avvicinò per confortarlo ed il lupo lo sbranò. Poi disse: “Beh?! Che vi aspettavate?! Il terapista è Paolo Crepet”.

Ancora, ancora!”

Il gorilla

C’era una volta un gorilla…

Uffa, ma perché sempre animali?!”

Ma bambini, le favole…”

E allora raccontaci una fiaba”

Hem…uhm…e va bene”

C’era una volta un principe, che però era un gorilla. Benché a corte nessuno gli avesse mai fatto pesare la sua diversità ed il re e la regina lo avessero accettato così come era e cresciuto lo stesso amorevolmente (sebbene il padre avesse sempre nutrito qualche dubbio e più di un sospetto), il principe voleva diventare un essere umano come tutti gli altri.
Un bel giorno salvò la vita ad una fata, la quale, per ricompensarlo, con un incantesimo esaudì il desiderio del principe, che perse tutte le connotazioni gorillesche.
La principessa capì allora che dello charme si può anche fare a meno e non è la raffinatezza dei modi a costituire la caratteristica principale di cui dovrebbe essere dotato un uomo.

Torniamo alle favole, va’, ché è meglio”

I conigli ed i ricci

C’erano una volta una coppia di conigli che scopavano come ricci ed una coppia di ricci che scopavano come conigli. La globalizzazione era arrivata anche nel mondo delle favole.

Papà Castoro, non ci bastano mai!”

Il linguista poco accorto

C’era una volta l’inventore dell’incipit “c’era una volta”, ma la SIAE non era stata ancora inventata, così quando tentò di fare il figo vantando la propria paternità della fortunata formula per rimorchiare, non fu creduto dalle strappone e per di più venne sfottuto dagli amici del baretto.
Privo degli ingenti proventi che gli sarebbero derivati dai diritti d’autore e senza un soldo, dovette inoltre accettare il posto da cameriere nel medesimo baretto, cosicché subì derisioni quotidiane fino al giorno della pensione.
Morale della fiaba: la cultura non paga, se non hai i soldi non te la danno, gli avventori del baretto non hanno un cazzo da fare.

Siamo insaziabili di racconti della buonanotte!”

La volpe e l’uva

C’era una volta una volpe che osservava un grappolo d’uva che pendeva sopra la sua testa. Con l’acquolina in bocca, fece un salto per cercare di afferrarlo, ma il tralcio era troppo in alto. Tentò nuovamente, ma niente. La terza volta però spiccò un balzo più deciso, riuscì a prendere l’uva e disse: “Alla faccia vostra”.

Dai, Papà Castoro, raccontaci un’altra storia!”

Ahò, e mo’ m’avete rotto li cojoni!”

Mamma Castoro ti mette le corna. Stronzo.”

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