Beati i poveri, perché moriranno prima

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L’unicorno è esistito, ma era brutto

Posted by sdrammaturgo su 15 settembre 2013

Lentamente muore chiunque sia nato.

ANONIMO ROSSI

*

Ho sceso milioni di scale senza andare da nessuna parte.

EUSEBIO PIANALE

*

“Io non sono razzista, ma…”

JOSEPH ARTHUR DE GOBINEAU

*

*

*

Il controllore mi sveglia, salvando il Paese dall’evasione fiscale.
Un’altra mezzora di paesaggio superfluo associato a fetore e il treno arriva in stazione.
Un brulicare di cittadini che si comportano come se fossero vivi.
Il piscio dei barboni che traccia il percorso olfattivo per non vedenti mi guida verso la strada.
Realizzo che è questo l’odore della civiltà: il piscio.
Esco in strada. Aspetto impaziente al semaforo pedonale. Non solo non credo in dio, ma non credo nemmeno nel pulsante che fa scattare il verde.
Bipedi a decine sono imprigionati all’interno di scatole metalliche in un ingorgo stradale che contribuisce ad alleviare le sofferenze di chi è allergico all’ossigeno.
Il settantaquattresimo in fila suona il clacson, risolvendo il problema della viabilità.
Ecco cos’è la Realtà: un maleodorante ammasso di oggetti e individui che fanno rumore mentre si ossidano invano.
Tutti che si affannano, e poi muoiono uguale.
La vita è un business in perdita.
È una vera beffa morire senza avere mai vissuto.
Per chi crede in ciò che fa provo la stessa pena che provo per me stesso quando sono innamorato.
Non credere mai in ciò che fai: ricordati che sei solo un vivo.

Cammino. Accanto a me uno sconosciuto alto e bello tiene il mio stesso passo. Incrociamo una ragazza stupenda che viene nella direzione opposta. Guarda l’altro con occhi pieni di stupore e desiderio. E capisco qual è il mio posto nel mondo.
È già difficile sopravvivere al mondo. Farlo con una statura inadeguata richiede uno sforzo titanico. E anche se ce la fai, nessuno riconoscerà i tuoi meriti. “Ehi, sei davvero un grande! Come hai fatto ad affrontare la vita con solo centosettanta centimetri?”.
Il mondo.
Il problema del mondo è che è ovunque.
Nel mondo ci sono gare ciclistiche e i media ne parlano.
E le gare ciclistiche hanno anche una telecronaca. Come si fa la telecronaca di una gara ciclistica? “Pedalano. Stanno pedalando. Continuano a pedalare”. A quel punto interviene il commento tecnico: “Sì, stanno inequivocabilmente pedalando”.
Ho saputo che nel ciclismo ci sono anche le strategie di gara. Ne ho ideata una che potrebbe consegnarmi alla storia del ciclismo: “Ragazzi, la strategia è questa: pedalate più forte degli altri”. Sarà un successo.
Nel mondo c’è il golf. Il golf. L’unico sport che fa venire la panza. Mi sono sempre chiesto: perché il golf è considerato uno sport e lavare il pavimento no?
Nel mondo ci sono un sacco di cose inspiegabili
Gli anziani: sono vivi da decenni, ma continuano a stupirsi quando il telegiornale annuncia che d’estate farà caldo.
Biagio Antonacci, l’unico cantautore che scrive per se stesso acuti che non riesce a fare.
Appassionati di cinema che guardano i film doppiati.
Gente che ci tiene a narrarti le proprie sbronze. “Ah, dunque hai ingerito dei liquidi fermentati che hanno innescato una serie di reazioni chimiche nel tuo organismo conducendolo ad alterazione della percezione ed emesi. Interessante”.
Chissà perché le serate all’insegna dei malori vengano ritenute così avvincenti. Voglio cominciare a far colpo sulle persone raccontando l’ischemia di mia nonna. “Cioè non puoi capire, l’altra sera troppo figo, mia nonna stava spicciando la cucina, a un certo punto si è chinata per raccogliere le molliche con la paletta ed è rimasta immobile, così, paralizzata. A quel punto ha avuto un prolasso, così è intervenuto mio zio che fa l’infermiere, l’ha messa sul letto, ha chiamato l’ambulanza, però la barella passava male per le scale, ma alla fine sono riusciti a caricarla e l’hanno ricoverata in terapia intensiva. La prossima volta devi assolutamente venire!”.
D’altronde si può far colpo col ballo. “Ehi, guarda quanta coordinazione motoria quel tale”.
Conosco perfino gente che fa carriera ed è contenta così.
Per carità, ci sono anche molte cose per cui vale la pena vivere.
Il sorriso dei bambini, quella mefitica piaga giallognola frastagliata.
L’amore, quello che la donna che ti ha lasciato sta vivendo con un altro.
Se senti le farfalle nello stomaco, è perché sei entomofago.
Mai, mai rivedersi con una propria ex. Sparire, non sentirla mai più è la migliore soluzione, l’unica possibile. È meglio perdersi che ritrovarsi invecchiati.
Se una relazione è morta, quello tra ex è un incontro tra due zombie. E mi hai ammazzato proprio tu! Quindi, se vuoi rivedermi, le possibilità sono due: o ti sei pentita e vuoi risuscitarmi col potentissimo farmaco della tua rinnovata presenza – e lo sai che con me funzionerebbe; oppure vuoi spararmi un colpo al cervello con la conferma che hai fatto la scelta giusta. C’è anche una terza opzione: vuoi che rimaniamo amici. Cosa che equivale al tagliare gli arti inferiori allo zombie costringendolo a trascinarsi a forza di braccia per tutto il resto della sua non-vita. Se hai ancora bisogno di lui, secondo me è più utile averlo vivo e integro.
Si dice che almeno una volta nella vita tu sia stato il primo, quando eri spermatozoo. La verità è che ti hanno lasciato passare. Gli altri non erano così fessi. Non lo hai visto che rallentavano apposta? “Uuuh, che peccaaato, mi ha sorpassaaato” “Eeeh, che guaaaio, ci tenevo proprio a nascere”.

Cammino lungo il fiume e capisco qual è la peculiarità dell’essere umano: far puzzare le cose, perfino l’acqua.
Vedo un proliferare di magliette con facce di afroamericani generici. Il negro ornamentale, l’ultima frontiera del razzismo vintage.
Un gruppo di ragazzi ci tiene a manifestare la propria esistenza tramite cori da stadio. La popolazione circostante è sollevata.
Umani a perdita d’occhio si esprimono sentendosi in dovere di dire la propria su tutto.
Il male di quest’epoca sono le opinioni.
Io non ce l’ho un’opinione al giorno.
Mi stanno togliendo il gusto di non avere un futuro.
Non sono misantropo. È solo che per me Io sono leggenda è una commedia romantica.
Come si fa a tollerare un’umanità in cui Tico Torres ha scopato più di Tyco Brahe?
Ma la figa non si rende conto. La figa esperisce un’altra realtà. Non la trovi allo sportello contravvenzioni, all’accettazione della Asl, nella sala d’aspetto dell’Inps, in fila alle poste, in banca, all’anagrafe, al Todis.
Per questo poi subisce il fascino del tatuato.
È inconcepibile che la gente si faccia i tatuaggi senza essere stata in galera. Nelle prigioni russe c’è chi ha dovuto commettere tredici omicidi per guadagnarsi un paio di stelle sulle spalle.
Non è giusto che tu, figo alternativo che suona in un gruppo pleonastico, sganci duecento euro e ottenga il tuo tatuaggio cool in un laboratorio trendy, passando anche per maledetto perché bevi più del dovuto e ingoi qualche pasticca. Il maledetto è quello che ha dovuto fare sparatorie con la polizia per vendertele, quelle pasticche.
Vuoi un tatuaggio? Prendi un serramanico, accoltella qualche energumeno, fatti un anno e mezzo di isolamento diurno e poi ne parliamo.
E mi chiedo anche come sia possibile fare sesso con un uomo che fa uso di asciugacapelli.

Vado in palestra. Gli schermi trasmettono i gol più spettacolari del campionato brasiliano. Ma quando salgo sul tapis roulant comincia il Torneo Provinciale di Tiro al Piattello.
La vita sa sempre come farti pesare le cose.
“Colpa tua che vai in palestra”, dirà qualcuno.
Chi si accetta così com’è ha cattivo gusto.
E chi è se stesso non ha letto Pirandello.
“Ciò che conta è l’interiorità”.
L’intelligenza è l’ultimo rifugio dei brutti.
La vita è un condizionale passato. È passare da “sarebbe bello” a “sarebbe stato bello”.
Io nella vita volevo fallire. Ma non ci sono riuscito.
Mi chiedono: “Che fai nella vita?”. Aspetto il 2018 per scoparmi una del 2000.
“Propositi per il futuro?”. Morire. Mi piace andare sul sicuro.
Da piccoli vogliamo morire a sessant’anni perché ci sembra un’età incredibilmente avanzata. A ottant’anni capiamo che avevamo ragione da piccoli.
Per tirarmi su il morale, penso all’imbarazzo dei parenti al funerale di uno morto di sifilide.
La vita? Mah, c’è di meglio.

Incontro un ragazzino che conosco da anni. Com’è cresciuto! “Eh, come passa il tempo. Mi ricordo quand’eri piccolo così, e adesso hai un tumore”.

Arrivo a casa. Operai del Comune sono intenti a sfoltire rami.
Sono circa 13,77 miliardi di anni che l’universo regola se stesso, ma l’essere umano è convinto che sia necessario potare gli alberi.
Forse viene punito l’abuso di fotosintesi.
Penso che il giorno dopo dovrò svegliarmi e svolgere un’attività retribuita necessaria al mio sostentamento.
Peggio di un disoccupato ci sta solo chi lavora.
Mi guardo intorno. E capisco che il Grande Architetto ha comprato la laurea.
È per questo che ci piacciono i mondi immaginari, le creature fantastiche, i personaggi dei miti e delle leggende. Non ci dispiace che non siano mai esistiti, ma anzi ci rassicura e conforta il fatto che siano rimasti al riparo dalla realtà corruttrice che deturpa tutto ciò che abbraccia.
Prendete l’unicorno, simbolo di bellezza, armonia, magia.
Quante volte avete immaginato l’unicorno galoppare libero lontano dalle angustie del vigente, dai cataclismi, dalle siccità, dalle carestie, dai campi di battaglia, dalle autostrade, dalle sale scommesse, dai negozi di bomboniere?
Beh, mi spiace deludervi: l’unicorno è esistito. Si è insozzato con la realtà. La figura mitologica dell’unicorno è stata plasmata su quella dell’elasmoterio, esemplare della megafauna del Pleistocene a metà tra un equino e un rinoceronte e aveva questo aspetto:

Elasmoterio

L’unica consolazione è non essere immortale.
Per fortuna non ci sarò quando fra tre o quattro secoli il rap sarà considerato musica classica.
Cosa rimane? Le piccole cose di ogni giorno che se sono piccole cose un motivo ci sarà; l’unilaterale amore per la natura; l’aggregazione umana consistente nell’unione di solitudini al fine di supportare le reciproche illusioni condividendo banalità.
Seguo una sola massima di vita: l’importante è non partecipare.

*

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Dialogo tra un vivo poco entusiasta di essere tale e un essere umano dall’alta autostima

Posted by sdrammaturgo su 3 settembre 2012

UMANO Gli animali, dal punto di vista fisico, non sono altro che macchine biologiche, e la loro capacità di provare dolore è qualcosa di simile alla capacità di un computer di auto-diagnosticarsi. Così come l’uomo ha dato al computer la capacità di segnalare i malfunzionamenti, in modo che l’utente sia in grado di ripararlo, la selezione naturale ha dato agli animali la capacità di provare dolore, in modo che possano evitare di morire prima di essersi riprodotti.
L’unica differenza è che il computer è stato progettato, mentre gli esseri viventi si sono evoluti in maniera casuale a partire dalla materia inanimata. Ma sempre di macchine si tratta.
Cos’hanno di speciale le macchine biologiche?

VIVO Sono d’accordo con te: gli animali non sono altro che macchine biologiche. Con una differenza, però: gli esseri umani non fanno eccezione.
Dal momento che siamo animali anche noi, dovendo nutrirci, respirare e morire come ogni altro animale, non siamo altro che macchine biologiche. Ogni essere vivente è soltanto una macchina biologica. Il nostro cervello si attiva al momento della nascita, e la morte non è altro che una disattivazione. I nostri organi, i nostri neuroni, sono semplicemente un impianto, i cui materiali di base, le cellule, dopo lo spegnimento del computer centrale, diverranno materia prima per nuove macchine biologiche, altrimenti detta concime.
Il che non è male: praticamente siamo del tutto simili a Terminator.
Dunque, tu, essendo una macchina biologica a tua volta, cos’hai di speciale?

UMANO Beh, io ad esempio sono dotato di autocoscienza, mentre gli altri animali no.

VIVO Pensa quanto potrebbero prenderti per il culo un luccio e un piccione per il fatto che non sei in grado di respirare sott’acqua o di volare senza l’ausilio di apparecchiature tecnologiche.

UMANO Ma le abilità intellettive valgono più di quelle fisiche.

VIVO Vediamo se mi ripeti la stessa cosa mentre un gruppo di bulli ti sta pestando dopo averti raggiunto perché nell’inseguimento sei stato troppo lento a scappare.

UMANO E poi il punto è proprio che loro non potrebbero prendermi per il culo poiché non hanno le facoltà intellettive sufficienti per farlo. Si limitano a rispondere alla loro natura, mentre io ho la capacità di pormi problemi e domande, razionalizzare il mondo circostante, vagliare le varie ipotesi, trovare soluzioni ed operare scelte consapevoli.

VIVO Praticamente sei un essere superiore perché sei in grado di fare shopping.

UMANO No, sono un essere superiore perché sono in grado di interrogarmi sulla vita e provare amore, perché la mia specie ha creato il microchip e la Cappella Sistina, perché posso orientare la mia esistenza verso un fine nobile che dà un senso a quella che per un animale sarebbe mera sopravvivenza.

VIVO Ah, ecco, ecco. Invidio sempre l’umana autostima. Ed io che penso sempre di essere stato cacato per puro caso su un sasso generico gettato in un angolo sperduto qualunque dell’universo in espansione verso il Big Crunch. Ma sicuramente tu sei stato inviato qui con uno scopo superiore, si vede subito.
A differenza di una banale gallina, scommetto che tu non sei soggetto alla normali leggi naturali, tipo gravità ed entropia.
Vedi, una volta la persona più misera e irritante che abbia mai conosciuto, irritata da una zanzara, la uccise esclamando: “Che animale inutile!”.
Mi sorprese molto il pensiero che questo infimo e sgradevole esemplare di essere umano intento a condurre un’esistenza fatta di sveglia, lavoro, famiglia, supermercato, fila alla posta, domeniche coi parenti e ferie a Sharm el Sheik, quando guardava uno specchio vedeva una creatura essenziale per le sorti del mondo.

UMANO Ma il suo cervello era comunque più complesso di quello di una zanzara.

VIVO A parte il fatto che le zanzare non reputano fondamentale l’abbronzatura. Ma comunque, gli esseri umani non sono per niente diversi dalle altre specie animali. Prendiamo ad esempio quando si deve trombare: gli animali fanno la danza dell’accoppiamento, noi andiamo in discoteca; loro si prendono a capocciate tra maschi del branco, noi cerchiamo di risultare i più fighi. Cambiano le forme, ma non la sostanza. Anzi, semmai gli animali si danno un’annusata e si ingroppano. Non devono star lì a dire: “Mi piacciono molto i tuoi gusti musicali. Ti va di venire a questo concerto con me?” quando in realtà stanno pensando: “Mi piacciono molto le tue tette. Ti va di farmi un pompino immediatamente?”. Certo, questo non succederebbe se le donne non esigessero menzogne. Ma si sa, le donne sono appassionate di raggiro. Sanno benissimo che quando un uomo si avvicina loro è perché vuole scoparsele, ma sentono il bisogno di essere ingannate. L’uomo ideale è un truffatore in camicia. In fondo, tutto questo serve ad illudersi di avere una qualche importanza sulla superficie di questo pianeta qualsiasi. Non dico di abbandonarsi a un totale pragmatismo razionalista. Basterebbe un po’ più di sincerità che conservi un minimo di romanticismo rivelando però la verità dei fatti. Che so, avvicinarsi a una donna e dirle: “Sei l’agglomerato organico più bello che abbia mai visto”.

UMANO Ma che c’entrano ora le donne?

VIVO Ecco, vedi, gli animali non pensano così spesso alla figa.

UMANO Va be’, ad ogni modo, converrai con me che gli animali non hanno fatto il Requiem di Mozart.

VIVO Ma non hanno fatto nemmeno la bomba atomica.

UMANO Ma quello è solo un cattivo uso delle facoltà intellettive.

VIVO Un po’ come le canzoni d’amore.

UMANO Insomma tu sostieni che gli animali sono perfino superiori all’essere umano?

VIVO No, dico solo che gli animali non si esaltano di fronte a dei musicisti che suonano su un palco o a dei calciatori che giocano su un campo.
Voglio dire, sono solo individui osservati mentre svolgono bene il loro lavoro. Perché allora non mettersi ad inneggiare e fare il tifo all’elettricista che ti sta facendo l’impianto di casa?
“Eeeh oooh Alfonsooo Pedicozziii mi fa l’impianto di caaasa miaaa”. E via con magliette di Alfonso Pedicozzi, poster di Alfonso Pedicozzi, interviste ad Alfonso Pedicozzi, groupie di Alfonso Pedicozzi, telecronaca con commento tecnico di Alfonso Pedicozzi mentre svolge le sue mansioni: “Pedicozzi svita la presa… trova il relais… lo smonta! Lo smonta! Grandissimo utilizzo della pinza da parte di Alfonso Pedicozzi!”. E poi interviene il commentatore: “Oggigiorno ce ne sono pochi che sanno maneggiare il cacciavite a stella in alluminio come Alfonso Pedicozzi”. “Ho preso il biglietto per la prossima saldatura di Alfonso Pedicozzi, tu ci vai?” “Chiaro, non me lo posso perdere. Pare che stavolta installi anche un circuito in parallelo”.

UMANO Ma noi esseri umani abbiamo un bisogno di trascendenza. A ben vedere, è anche per questo che sono nate le droghe.

VIVO Le droghe non sono certo così diffuse per gli effetti che danno. A nessuno interessano davvero gli effetti. È l’apparato scenico che conta, come forma di affermazione sociale.
Prendi il caso della cocaina: ti chini, ti metti una cannuccia nel naso, la polvere su un tavolo di vetro, sniffi, ti rialzi di colpo con gli occhi rossi, quant’è losco, quant’è sordido, quant’è figo.
Ecco, se l’assunzione di cocaina avvenisse tramite supposte, non la prenderebbe nessuno. Ce la vedi tu una serata in un salotto decadente con modelle e musica alta in cui arriva uno: “Ho portato la roba” e via, tutti ad infilarsi pasticche di cocaina su per il culo?
L’essere umano non ha bisogno di trascendenza: ha bisogno di fare branco convincendosi di essere meglio degli gnu.

UMANO Resta aperta una questione, però: se animali o esseri umani sono solo macchine biologiche (posizione che condividi anche tu), perché dovremmo curarci della sofferenza?

VIVO Perché entrambi sono programmati per percepire le seccature, e rompere le palle è una fatica illogica sia per lo scocciatore che per lo scocciato.

UMANO Continuo a non essere convinto.

VIVO Eppure non è un concetto difficile da capire. Sai quali sono i concetti più difficili da far capire a un uomo?
Al terzo posto: il principio di indeterminazione di Heisenberg.
Al secondo posto: la M-theory.
E al primo posto: “A me piace il calcio, ma non tifo per nessuna squadra”.
“Cioè, nel senso che tifi per una squadra ma sei sportivo, obiettivo nei giudizi e non fazioso?” “No, intendo che considero un disvalore il senso di appartenenza” “Ah, allora tifi per una squadra ma non te ne importa poi molto” “No, intendo che già trovo ridicoli nazionalismo, patriottismo, campanilismo, figuriamoci se posso riconoscermi in qualche modo in un gruppo di sconosciuti che praticano uno sport indossando una determinata divisa. È grottesco e completamente stupido. Può farmi piacere che vinca ora una squadra, ora un’altra, a seconda dei meriti, ma non sempre la stessa. Mi diverte assistere allo spettacolo atletico, tecnico e tattico del calcio, ma non vedo perché dovrei sostenere fideisticamente una squadra, che è un simbolo vuoto” “Ah, ho capito, sei dell’Inter”.

UMANO Però stavo notando che non è giusto: in questo dialogo hai fatto fare a me la parte dell’inetto facendomi dire quello che pareva a te mentre tu ne esci con un’immagine brillante del vero arguto.

VIVO Per forza: sono io l’autore del dialogo, faccio i miei interessi. Mica mi metto a fare la figura del cretino da solo. Il piano era stato stabilito fin dall’inizio: fare apparire tutti gli esseri umani stupidi tranne me, unico intelligente che ha capito tutto.

UMANO Hai ragione. Anzi, ora che ti ho conosciuto meglio, credo che tu sia un uomo davvero strepitoso.
Lettrici, dategliela!

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Cunnus dolor est

Posted by sdrammaturgo su 16 aprile 2012

Assioma di Gianvincenzo Claudini:

Dato un insieme X di elementi incongruenti diretti
in moto uniforme da un punto A a un punto B approssimativo,
la più figa sarà la prima ad andarsene.

*

*

Può capitare che un esemplare di umano maschio etero si ritrovi una sera in un gruppo di sole donne, amiche e colleghe della propria amica d’infanzia.
Tra di loro c’è lei, l’amica d’infanzia dell’amica d’infanzia: molto abbiente, di famiglia facoltosa, giovanissima artista in ascesa che vive tra Roma e New York e ha già esposto alla Biennale, culo antigravitazionale, poppe monumentali, labbra che impongono all’immaginazione una raffica di fellatio frenetiche, antico sogno erotico del soggetto maschio etero in questione.
Ella è indiscutibilmente la più figa del branco.
«Vieni con noi in pizzeria?»
«Grazie, ma preferisco andare dalla gente che conta»
Deve raggiungere una congrega di pari rango in un locale lussuoso tra cui c’è un tale che sai, è stato così carino a curare il mio catalogo, dai, venite anche voi con me, tanto ce li avete venticinque euro per un bicchiere di gassosa, no?
Cioè, non è che deve, ma è meglio.
Se sei bella, ricca e in carriera, la legge di natura vuole che tu non possa stare allo stesso tavolo a cui siedo anche io: sarebbe per te uno svilimento sociale.
Senza contare che è anche alta ed io sono basso, ed etologia vuole che una figa alta tenda a non trombare con un uomo più basso di lei. È una questione di prestigio.
Se sei basso, devi riempire con qualità umane ed intellettive quei quindici centimetri mancanti per fare in modo che il suo Super-Io trovi valide giustificazioni per quel pompino.
Ma se lei è pure una donna di successo, non basta neanche quello: o la superi nella scala sociale, o niente, nemmeno se sei membro del Mensa. E a dire il vero ho sempre pensato che l’unico criterio di selezione per essere ammessi al Mensa dovrebbe essere quello di non voler entrare a far parte del Mensa. Un club degli intelligenti non mi pare una cosa intelligente.
D’altronde uomini e donne hanno esigenze diverse.
La differenza tra uomo e donna è che l’uomo dà la droga per avere la figa, la donna dà la figa per avere la droga.

Dovrebbe essere illegale essere così figa in pubblico. Se esci e la dai a tutti quelli che te la chiedono, mi sta bene. Altrimenti stai a casa. Non puoi venire a suscitare impunemente a dei pover’uomini una mole insostenibile di brame destinate a rimanere insoddisfatte.
Mica devi scopare con tutti lo stesso giorno, eh, ci mancherebbe. Sarebbe impossibile. Va bene anche un registro di prenotazioni.
«Vediamo vediamo… Il 25 agosto 2028 va bene?»
«Alla grande!»
Ti concedo perfino di fare della selezione. Capisco bene che non puoi darla proprio a tutti-tutti. Niente sporchi, fetidi, orribili. Quindi a me puoi darla, che diamine.
Come ci insegnano Epicuro e Siddharta Gautama, il desiderio è fonte di sofferenza. La figa è fonte di desiderio. Dunque la figa è fonte di sofferenza. Quindi se esci causandomi turbamento gratuito, sei sadica. Pertanto ti odio. Odio tutte le donne di bell’aspetto che si frappongono tra l’orizzonte e la mia vista e non me la danno.
Le donne ignorano che condanna sia il testosterone.
Tu esci e sei tutto tranquillo. Vai a fare due passi e la vita ti sorride. Il sole splende e gli uccellini cinguettano. Sei sereno e spensierato, il male non esiste, l’esistenza è il paradiso terrestre. Poi ti passa davanti una figa. Giornata rovinata. La vuoi, al più presto, adesso, subito. Devi scoparci entro cinque minuti, altrimenti la cupidigia ti strazierà l’anima e le carni. Sai che non è possibile. Ti deprimi. Giri lo sguardo per non vederla più e ti affretti a passare oltre sforzandoti di dimenticarla, anche se in cuor tuo sai che non ci riuscirai. Ma ce n’è un’altra. E un’altra. E un’altra ancora. Dovunque, in ogni direzione, sempre, senza scampo, senza tregua. Non c’è pace. Il mondo è pieno di figa, e tu vuoi scopartele tutte. Torni a casa disperato. Un plumbeo senso di frustrazione grava ormai su di te. Ora sai cos’è l’irraggiungibilità. E sai che non te ne libererai mai più. Fino alla morte.
L’ho capito anni fa. Stavo insieme ad una ragazza molto bella, arguta e piacevolissima, a letto una professionista tale da farti ridimensionare l’intera cinematografia porno, sessualmente vorace come neanche se lei avesse il cancro e il pene fosse la cura.
Avevo passato la notte da lei tra una moltitudine di amplessi furibondi. La mattina dopo uscii, spossato ed appagato. Non avevo bisogno di nient’altro. Non sarei riuscito ad avere un’altra erezione per almeno due giorni. Volevo solo andare a casa, distendermi sul letto, guardare un film, oppure sì, finire finalmente quel libro. Era un testo impegnativo, richiedeva concentrazione e quello era il momento giusto, visto che la mia mente era completamente sgombra e placida. Non chiedevo più niente dall’esistenza. Chiusi il cancelletto, mi voltai, passò una ragazza.
“Madonna che figa! Quanto vorrei scoparci immediatamente!”
Se non fossero esistite le donne, avrei scoperto tre nuove galassie, composto diciotto sinfonie, imparato l’aramaico, redatto un poema allegorico in trimetro giambico scazonte sulle civiltà preincaiche, formulato un nuovo teorema sui numeri integrali, decifrato la Lineare A.

La figa è dolore perché ti costringe a fare i conti con la vita.
La figa è un’allegoria della vita.
Ma che cos’è la vita?
Ricordate quando eravate a quella festa piena di modelle e poi a un certo punto diciotto di loro hanno voluto fare un’orgia con voi e mentre leccavate tre brasiliane, due svedesi si contendevano il vostro cazzo e poi è successa quella cosa buffissima di quelle cinque tettone che si sono messe a pomiciare con quelle ballerine dalle chiappe marmoree sorridendovi maliziose per attirare il vostro sguardo e alla fine l’asian, la ebony e la teen brunette si sono fatte largo per essere irrigate dal vostro schizzo? No? Perché non è mai successo. Ecco, questa è la vita.
La vita è una rosetta del giorno prima.
Uno investe così tanto nella vita, e poi alla fine muore.
La vita è un business in perdita.

La seconda classificata se ne va per un motivo ancor più atroce.
«Ho l’ultima lezione del corso»
«Che corso?»
«Corso prematrimoniale»
«Eh?!»
«Eh sì, si sposa a luglio»
Il grigiore mi ha sopraffatto. C’è chi non vede l’ora di garantirsi un futuro di merda.
«Ciao raga, vado a smettere di vivere!»
Quale istituzione più arcaica del matrimonio? Vedere gente che continua a sposarsi nel 2012 mi fa l’effetto che mi farebbe vedere uno che parcheggia la carrozza fuori dal supermercato, o incontrare un sostenitore del geocentrismo tolemaico.
«Domani mi sposo!»
«Ma dai?! Congratulazioni! Oh, mi raccomando, poi fammi vedere i dagherrotipi, eh! Se il valvassore me lo consentirà, ti farò recapitare una pergamena di auguri dal misso dominico. Ora scusami, devo andare a scheggiare una selce»
In fondo li capisco quelli che si sposano: vogliono coronare il loro sogno d’amore come in un film. La notte dei morti conviventi.
La terza se ne va perché è in macchina con la seconda.
La quarta se ne va perché è amica della seconda e della terza.
La quinta se ne va perché non vuole sentirsi da meno.
In un colpo solo, perse le tre fighe da zona Champions e le due da Europa League. Rimangono solo le femmine da campionato senza sussulti e quelle a rischio retrocessione.

Invidio le genti del passato. Un tempo si chiamava filtro d’amore. Oggi si chiama Roipnol. Rischi la galera.
E così vedi lei, La Più Figa, che si allontana inesorabilmente, e sale uno sconforto opprimente, e con esso il livore, e vorresti convocare tutte le fighe del pianeta e tenere per loro una seria lezione di scienze affinché comprendano la realtà fuor di illusione:

Donne, non piacete a me: piacete al mio testosterone. Quindi non state tanto a fare le fighe.
C’è una sostanza chimica disciolta nel mio organismo che si attiva quando il mio cervello riceve degli impulsi visivi e olfattivi in presenza di un agglomerato organico verso cui la natura ha stabilito io debba essere attirato attraverso l’istinto di riproduzione ai fini della conservazione della specie.
Tutto qui. Non siete belle, non siete affascinanti, non siete sensuali, non siete speciali. Perlomeno non più di quanto lo sia una melanzana. In presenza di una melanzana, il mio cervello riceve degli impulsi visivi e olfattivi atti a stimolare il mio istinto di autoconservazione che sollecita il mio organismo ad alimentarsi con l’oggetto percepito per non morire.
Pensateci la prossima volta che un ragazzo ci prova con voi e ve la tirate tra il lusingato e  l’infastidito sentendovi splendide: siete  delle melanzane. Quella che pensavate essere seduzione è solo biologia.
Quantomeno io non mi faccio mai illusioni quando una ragazza è attratta da me: lo so bene che in fondo sta solo cercando riparo dai predatori.

Chi dice: «Non siamo animali» è digiuno di biologia.

C’è invero da aggiungere che le donne sanno sia farmi venire che farmi passare la voglia di scopare. Le stesse donne, intendo.
Ad esempio, ne conosco alcune che hanno girato il mondo, sono entrate in contatto con popoli e culture diverse, parlano tante lingue, hanno vissuto fino in fondo, scoperto aspetti dell’umanità ignoti ai più, imparato tante cose, ma non hanno ancora capito che il metal è una cazzata.
Ho saputo anche che c’è una musicista che suona i capelli. Sul serio. Li ha lunghi fino al ginocchio, tiene davanti a sé una tavola su cui ha incollato dei campanellini che sfiora con i capelli ondeggiando la testa.
Ah, i bei vecchi tempi in cui ci si limitava ad imitare le pernacchie con la mano sotto l’ascella…

Che poi uno nella vita si trattiene, un po’ per timore, un po’ per cautela, un po’ per insicurezza, ché il giudizio degli altri pesa. E allora si cerca l’approvazione, si tace per quieto vivere, i propri veri pensieri non vengono espressi, e anzi sono ricacciati, rifiutati, inghiottiti. Ecco, sì, insomma, si tituba e ci si censura, si cerca anche di credere che certe cose non le si pensa davvero, si diventa incerti delle proprie stesse percezioni, “ma io la vedo davvero così?”, si dubita delle proprie convinzioni, che eppure appaiono logiche e manifeste, eppure no, non vanno bene, perché non vanno bene agli altri, ai più, quindi forse non vanno bene, non possono andare bene, non devono andare bene, “non possono avere tutti torto, quindi avrò torto io, perché se tutti la pensano così, significa che hanno ragione e le cose stanno in questo modo, perciò assumerò le loro opinioni, o almeno ci proverò, o fingerò”. Ma arriva il momento in cui bisogna farsi coraggio, l’integrità deve prevalere e la verità essere affermata anche a costo della propria convenienza e del proprio personale vantaggio, quindi ora basta, lo dico, e che mi si deprechi pure, non me ne fregherà niente del vostro giudizio: Audrey Hepburn è la figa più sopravvalutata della Storia! Non arrapa per niente!
Oh, e che cavolo. Qualcuno doveva pur dirlo.
Puff. Mi sento più leggero, mi sono tolto un peso dalla coscienza.

Chiamatemi romantico, chiamatemi sognatore, ma io per una pompa da una sedicenne venderei mia madre.

 

 

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Zoologia: forse non tutti sanno che…

Posted by sdrammaturgo su 7 marzo 2012

La posizione preferita delle pecore è l’essere umano.

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Il vitello e il tonno nella vita si odiano.

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Per salvarsi da uno squalo è sufficiente rimanere fermi, meglio ancora se sul divano di casa.

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Un bisonte, se messo in una gabbia per conigli, tende ad innervosirsi. Al contrario, un coniglio in una gabbia per bisonti sembra stare piuttosto comodo.

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Gli uccelli sono in grado di comunicare tra loro attraverso una complessa modulazione di infrasuoni, e parlano del tempo e dei pulcini d’oggi che non hanno più rispetto per niente e per nessuno.

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Il rondone dalla coda a spina migra ogni inverno nei Mari del Sud, ma solo perché lo vuole la moglie.

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Il ghepardo, il predatore più veloce del mondo, è in via d’estinzione, e finalmente è stata scoperta la causa: riesce a raggiungere i 114 km/h, ma le sue prede abituali non superano i 70, quindi finisce sempre per sorpassarle.

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Il lupo caccia in branco, ma quando si tratta di chiedere un prestito, tutti che mettono qualche scusa.

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Due malacologi neozelandesi hanno osservato per mesi un raro mollusco del Pacifico che vive immobile aggrappato a rocce spugnose d’origine calcarea, e hanno detto che si sono annoiati molto.

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Il cane viene usato in Cina come arma contundente per percuotere i tibetani.

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Tra i rinoceronti, nella stagione degli amori, dopo sanguinosi combattimenti tra gli esemplari maschi per stabilire chi è il maschio alfa a cui spetta l’accoppiamento, capita che la femmina non gliela dà uguale.

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Il gambero cammina all’indietro, ma non sa neanche lui perché.

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La femmina di visone sogna da sempre una pelliccia di cincillà.

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Il leone ha chiesto i diritti a Superquark.

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Le talpe vivono sotto terra perché l’affitto costa meno.

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La faina uccide le galline solo per fare uno sfregio al contadino.

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Nessun senso di fallimento eguaglia quello di una volpe quando viene gabbata.

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I pesci vengono continuamente criticati dalle loro partner perché non riescono ad esprimere i propri sentimenti.

Sarebbero perfetti per il cinema italiano.

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Le scimmie urlatrici hanno conteso più di un ruolo a Stefano Accorsi. Alla fine la bravura conta. Ma ha prevalso la bellezza.

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Il manto maculato serve al leopardo per mimetizzarsi tra donne di pessimo gusto.

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Quando il facocero monta la facocera non si sente poi questo gran seduttore.

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La mantide religiosa la dà a tutti per sadismo.

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L’orca assassina ha la faccia infastidita perché in realtà il mare le fa schifo. Preferirebbe la montagna, ma si sa, la natura è beffarda.

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Lo scimpanzè è in grado di scrivere poesie d’amore, ma non lo fa perché ha una dignità.

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Il famoso etologo Lawrence Conrad ha studiato il comportamento dell’alligatore del Rio de la Plata, e lo ha trovato piuttosto sgarbato.

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Una balena può vivere anche fino a 180 anni, alla faccia di tutte le anoressiche.

Un bonobo invece non supera i 40, ma si diverte molto di più.

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Il plancton è a tutt’oggi il pasto meno entusiasmante in natura.

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Se un albero cade nella foresta e nessuno lo sente, lo scoiattolo muore lo stesso.

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Il dingo è un canide talmente depresso che invidia il tilacino.

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Lo gnu si sente da meno della zebra per una questione di look.

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Il professor Mojra Umberto Cina Caligari ha condotto un importante esperimento che spalanca nuovi orizzonti conoscitivi sul mondo animale e l’applicazione dei cui risultati potrà apportare non pochi vantaggi agli esseri umani: dopo aver prelevato dal loro habitat alcune seppie dell’Atlantico ed averle tenute per sette anni in scatole di 90×35 cm piene d’acqua, le ha poste in un labirinto di plastica all’interno del quale ha disseminato sia ostacoli che punti di riferimento; i ripetuti test hanno dimostrato che le seppie riescono ad orientarsi saggiando i vari percorsi e registrando nella memoria i dati acquisiti. Il che risulta estremamente utile: d’ora in avanti, infatti, ogniqualvolta ci troveremo a che fare con delle seppie dell’Atlantico poste in un labirinto di plastica all’interno del quale sono stati disseminati sia ostacoli che punti di riferimento, sapremo che quasi sicuramente riusciranno ad orientarsi saggiando i vari percorsi e registrando nella memoria i dati acquisiti.

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Secondo recenti ricerche, se le mucche parlassero, gli allevatori avrebbero di che offendersi.

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I cinghiali si sentono più attraenti dei maiali, e ciò è del tutto immotivato.

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I polli in batteria sviluppano inusitate forme di rodimento di culo.

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La faraona si sente presa in giro, considerando che non conta un cazzo.

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Nonostante gli sforzi del pavone, il cigno rimorchia più di lui. Mentre il Giorno del Ringraziamento pone fine all’invidia del tacchino.

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Favola d’appendice

Il panda e la capra

C’era una volta un panda che, rivolgendosi ad un’ovina, la chiamò a gran voce: “Capra!”. La quale rispose: “Non mi pare di essere io quella in via d’estinzione”.

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A Stephen Hawking non importa di essere handicappato

Posted by sdrammaturgo su 7 gennaio 2012

Assioma di Gianvincenzi: ogni proposizione
che comincia con “Il mio ragazzo…”, sarà una noia mortale.

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L’universo è infinito. Eppure, chi va a vivere a Londra continua a sentirsi un gran figo.
L’universo è infinito. Questo fa capire bene quanto sia piccola la Valle d’Aosta.
Pur nell’infinità dell’universo, la noia è ineliminabile. Quindi provate ad immaginare quanto ci si possa rompere le palle il martedì sera a Rieti.
Ma la noia non va odiata e rifuggita. Quando ti annoi, è la vita che ti sta dicendo la verità. O forse va odiata e rifuggita proprio per questo.
Insomma l’universo è infinito.
L’astrofisica è l’unica disciplina davvero utile, l’unica materia che andrebbe fatta studiare obbligatoriamente, in quanto necessaria per mettere nella giusta prospettiva le cose, il mondo, noi stessi, la vita.
Ad esempio, io penso all’astrofisica ogni volta che vedo un artista di strada che fa giocoleria. Mi verrebbe da dirgli: “Beh, certo, un allievo di Stephen Hawking ha calcolato il peso della massa dell’universo, ma anche prendere al volo dei birilli non è male, dai”.
Stephen Hawking. Ho sempre pensato: “Diamine, chissà con la sua intelligenza ed il suo livello di consapevolezza quanto può soffrire per la sua condizione!” (esclamando proprio “diamine”). Poi però mi è venuta in mente un’ulteriore considerazione: Stephen Hawking è la persona che più di ogni altra ha la piena coscienza dell’infinità dell’universo, e di conseguenza di quanto sia insignificante l’essere umano nel cosmo sconfinato; inoltre, i suoi studi si sono concentrati in larga parte sui buchi neri, che rappresentano la più tremenda scoperta dell’essere umano. Cosa c’è infatti di più spaventoso di una voragine senza spazio e senza tempo che può inghiottire pianeti, stelle, galassie nel puro nulla? Ma, certo, nel nulla assoluto, non c’è nessuno che pensi al Nulla, e dunque il Nulla stesso scompare. Dunque non temere, Samuelbè: sei ancora tu la massima autorità nel settore.
Ecco: essendo Stephen Hawking più di qualsiasi altro individuo a conoscenza di tutto questo, come può prendere sul serio la propria malattia?
In compenso, le sue scoperte e le sue intuizioni hanno aggravato la mia frustrazione quando una donna mi rifiuta. Ogni volta che qualcuna dice di no ad una mia proposta sessuale, vorrei dirle: “Hai idea di quanti pianeti ci siano nella sola Via Lattea? E tu non me la dai! Ti rendi conto che un corpo celeste di qualsiasi massa e dimensione attirato in un buco nero subisce nel momento di singolarità quella che viene definita spaghettificazione e viene ridotto ad una particella infinitesimale adimensionale? E tu fai la preziosa!”.
Per questo l’edonismo è l’unica risposta sensata al nonsenso dell’esistenza (ed ho coniato una formula apposita per la mia personale forma di edonismo: edonismo sostenibile. Ovvero, godere dei piaceri senza ledere il prossimo. Altresì: fare sesso solo con persone consenzienti, mangiare senza rompere i coglioni agli animali, etc.). E per questo non capirò mai la gelosia sessuale. Personalmente, se la donna che amo scopa solo con me, la disistimo in quanto monomaniaca e noiosa. Voglio dire: nell’infinità dell’universo, tu vuoi trombare solo con me. E che palle! Già ti reputerei stolta se volessi scopare solo con Johnny Depp, figuriamoci se vuoi farlo per giunta solo con me.
La cosa che mi fa più passare la voglia di campare è quando una donna dice fiera: “Non faccio sesso con il primo che capita!”. Non ho mai capito perché troia sia considerata un’offesa. Per me le ingiurie sono “moglie!” o “madre!”.
Inoltre, la mia donna ideale ride quando le dedicano una frase poetica. Poetico e patetico hanno pericolose assonanze. Affrancarsi dal suggestivo è la base dell’acume.
E la mia donna ideale non fa l’amore. La mia donna ideale scopa, o al limite fa sesso. Fare l’amore è il modo di dire più nauseante concepibile. Fa passare la voglia di scopare.
E poi io guardo solo l’aspetto fisico: non sono mica una persona superficiale.
In fondo, ci innamoriamo perché siamo dei mediocri e conduciamo delle esistenze mediocri. Francamente, io Hugh Hefner che singhiozza da solo chiuso in camera dopo una separazione non ce lo vedo. “Sigh! Sob!” “Che succede?” “Mi ha lasciato!” “Chi?” “Quella! Mi ha lasciato! Sigh! Sob!” “Ma quella chi?” “Sigh! Sob! Quella! Adesso non mi ricordo come si chiama, quella bionda, con due tette così, mi ha lasciato! Sigh! Sob! Portamene un’altra… Sigh, sob. Anzi, facciamo altre tre. Sigh! Sob!”.
Se sei Hugh Hefner nemmeno la febbre ti tange, tanto puoi prendere il misurino di sciroppo tra le tette di una playmate.
Se fossi ricco e famoso, andrei a feste orgiastiche piene di modelle. E invece sono costretto a passare le serate con le mie amicizie più care.
Ci vuole fortuna, per ammortizzare l’urto dell’esistenza.
Quando morì il nonno di un mio amico, gli lasciò una villa. Quando è morto mio nonno, mi ha lasciato una tuta. Bella, eh, dell’Asics. Però che cazzo. Poi per forza uno sviluppa un’indole cioraniana. A me però piace definirmi un gioviale nichilista.
Un ateo antiteista edonista ed un cattolico oltranzista, a ben vedere, prendono le mosse dalla medesima concezione: la saggezza del Qoèlet, quel “vanità di vanità, tutto è vanità” così simile alla verità del Sileno cara a Nietzsche. Ma se nella pars destruens si somigliano, è nella pars costruens – che poi è quella veramente cruciale – che si separano inconciliabilmente. L’ateo infatti dice: “Visto che la vita è sofferenza, godiamo il più possibile”. Il religioso, invece, nella sua ben nota astuzia, ribatte: “Visto che la vita è sofferenza, soffriamo ancora di più”. Sagace, decisamente.
Io per esempio ho sempre trovato sommamente stupido lo sciopero della fame. “Mi hai fatto del male? Ed io mi farò più male!”. Che è un po’ come dire alla persona che sta rompendo la relazione con te: “Ah sì, mi lasci? Ed io me ne vado!”.
Eh sì, siamo decisamente la specie eletta. Lo dimostra il fatto che abbiamo costruito i locali pubblici ed un’intera struttura sociale per fare quello che i leoni fanno all’ombra di un baobab spendendo molto meno.
E’ importante capire che siamo animali e rispondiamo a dinamiche biologiche: il maschio vuole la femmina giovane e sana, la femmina cerca il maschio alpha. Tant’è che nessuna gioia eguaglia quella di abbassare le mutande ad una ragazza e scoprire una vulva glabra, di quelle che ci passi la lingua come se stessi tinteggiando la cameretta di tuo figlio.
Per questo il lavoro più bello del mondo è il responsabile ufficio casting in un’agenzia di moda: pagato per visionare figa.
Ma comunque, già svegliarsi la mattina e realizzare di non avere figli è una bella soddisfazione, un’emozione che si rinnova ogni giorno. L’unica rivoluzione possibile è infatti quella di non fare figli. Mettere al mondo nuovi schiavi mortali distruttori per condannarli a quella violenza pedofila di massa che è la scuola e successivamente alla tortura sadomasochista del lavoro non mi pare un colpo di genio.
Una volta, affrontando questo discorso e manifestando la mia avversità alla proliferazione, un’appassionata di procreazione mi disse: “Tu temi il nostro potere riproduttivo!” “No, io temo il mio dovere lavorativo”.
Il problema di quella ragazza è che era alta. Essere bassi aiuta ad imparare a non aspettarsi più niente dalla vita.
Mi fanno sempre un certo effetto gli ottimisti, specie quelli di tipologia più hippy e fricchettona: sentirsi in armonia con una natura che ti ignora.
Ma ci pensate che in fondo siamo tutti delle sborrate?
L’esatta misura del nostro essere un puntino di niente di fronte alla Natura manca a molti. Basti vedere gli uomini di potere. Per farglielo capire bene, basterebbe chiudere un padrone in una gabbia con un diavolo della Tasmania incazzato: “Dai, digli che lo licenzi, su. Esigi che ti dia del lei e ti chiami con il tuo titolo onorifico. Ti senti ancora una persona importante? Avanti, digli che non si deve permettere di ringhiarti contro in quel modo, che sei uno che conta ed hai fior fior di riconoscimenti. Eeeh, oggigiorno questi mammiferi marsupiali appartenenti alla famiglia dei Dasiuridi non hanno più rispetto per niente e per nessuno”.
Beh, certo, è sicuramente gratificante avere una laurea all’interno del sistema solare.
L’universo è infinito. Partendo da questo assunto, mi sento di confutare anche l’ufologia, non già su base scientifica, bensì prettamente “filosofica”.
L’ufologia è infatti quanto di più antropocentrico l’essere umano sia riuscito a concepire in epoca recente.
Ora, posto che possano esistere altre forme di vita nell’universo (teoria anche plausibile), guarda caso non vedono l’ora di venire da noi, sono tutte interessatissime alla nostra specie e al nostro pianeta. La Terra dev’essere una sorta di meta vacanziera irrinunciabile del turismo interplanetario, una sorta di Sharm El Sheik galattica. Immagino la fila di navicelle al casello di Alfa Centauri, una ressa di extraterrestri che fremono e trepidano per venire a visitare questo sputacchio azzurro nello sterminato tessuto spaziotemporale.
Che esisto non interessa nemmeno al mio dirimpettaio, figuriamoci ad uno che abita in un’altra galassia. E a casa non viene a prendertici nemmeno un tuo amico con la macchina quando ne hai bisogno, quindi puoi stare tranquillo, non verrà nessun alieno con l’astronave.
Se gli alieni esistono da qualche parte, non ci si inculano.
Poi, per carità, non si sa mai. In fondo, c’è anche la possibilità che io scopi con Stoya. Però, ecco…
L’ufologia è la versione post-copernicana del geocentrismo tolemaico: da un geocentrismo spaziale ad un geocentrismo concettuale.
L’idea che ci sia qualcun altro nell’universo – e che per di più venga a cercarci per entrare in contatto con noi – ci conforta, ci consola. L’ho capito guardando quel capolavoro indiscutibile (imbecille senza possibilità di riscatto chiunque non lo consideri tale) qual è Melancholia di Lars Von Trier, in cui quello che è il più grande artista vivente (vedi parentesi precedente) ha avuto l’intuizione più semplice e più brillante da non so quanti decenni a questa parte, nella fattispecie facendo dire al personaggio di Justine: “Siamo soli”. Non ci avevo mai pensato. Quale affermazione più terribile? Quale eventualità più angosciosa di essere completamente soli e sperduti nell’universo infinito? Si trema al sol pensiero di un’infinita solitudine. Ed è una sensazione che sperimento ogni volta che devo piegare le lenzuola e non c’è nessuno ad aiutarmi.
Che poi secondo me la gente lo sa che la vita non ha alcun senso. Lo dimostra la straordinaria diffusione della depressione. La gente va in depressione perché è la scusa più valida per rimanere tutto il giorno nel letto a non far niente. Tanto, far qualcosa significa non far niente. Quindi tanto vale non far niente dal principio.
Ci sono giornate che ti sembrano bruttissime, e poi invece scopri il porno di Belén Rodriguez. Ma appena ti accorgi di quanto sia deludente, capisci che la fortuna è un diversivo della sfiga.
Ci sono momenti in cui vorrei essere altrove: dentro a una modella.
E poi non faccio che chiedermi: ma nessuno ha mai notato che quasi tutte le canzoni di Marco Masini parlano fondamentalmente di lui che fa stalking?
A questo scommetto che Stephen Hawking non ha mai pensato.
Io sono grato due volte a Stephen Hawking: primo, per la sua attività di scienziato; secondo, per il fatto che è handicappato. Io mi sento sempre sollevato quando c’è un handicappato in un luogo affollato: posso scoreggiare liberamente, tanto daranno la colpa a lui.
Ma non andrò al suo funerale. I funerali sono una delle prove dell’idiozia umana e della sopravvalutazione del pollice opponibile. La retorica imbarazzante, l’apparato scenico pacchiano…
I funerali fanno passare la voglia di morire.
La cosa migliore che possiamo fare nella nostra vita è dedicarci al prossimo. Troppo spesso ignoriamo il prossimo, mentre può essere molto prezioso: basta tendere la mano. E rapinarlo.
Se siamo nati, un giorno moriremo. E sarà stato inutile.

*

*

Appendice

Donne che è un peccato che non abbiano fatto l’attrice porno

*

– Syria
– Emilie Autumn
– Asia Argento
– Katy Perry
– Sarah Silverman
– Sophie Ellis Bextor
– Mélanie Laurent
– Ludivine Sagnier
– Beatrice Borromeo
– Francesca De André

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Saggezza pontificia

Posted by sdrammaturgo su 17 maggio 2011

Per la beatificazione di JPII, Roma è stata tappezzata di frasi del festeggiato, che campeggiano tuttora dopo l’indimenticabile orgia di preghiera.

Il Premio Perplessità va sicuramente a questa:

Che frasona!

Tralasciando l’espressione facciale dell’autore della sentenza che ne evidenzia l’indubbia sapienza, non posso fare a meno di osservare: ma che aforisma è?!

Gli alunni di tutte le elementari del mondo sono in trepidazione: una nuova frontiera si apre per i pensierini a piacere.

Ora ho capito davvero cosa significhi pontificare.

Ho deciso di iscrivermi al seminario e studiare per diventare papa, cosicché ogni mia proposizione di senso compiuto venga salutata come una massima indimenticabile.

Per portarmi avanti con il lavoro, ho già preparato il mio repertorio:

*

«Io vi ho chiesto: “Che ore sono?”. Voi mi avete risposto: “Le sette meno un quarto”. E ciò mi è stato utile.»

«Ho sofferto per la sciatica, ma ora va molto meglio.»

«Va’ sempre dritto fino all’incrocio ed al primo semaforo chiedi di nuovo: qualcuno saprà darti le indicazioni che cerchi.»

«Quando ci sarà una serie di rimpalli nella vostra area, non abbiate paura di spazzare.»

«Rimbocchiamoci le maniche: la casa non si pulirà da sola.»

*

Crepi l’avarizia, qui non si bada ad enfasi.

Ma poi tutto ‘sto casino per la beatificazione quando bastava un giro di telefonate: “Pronto? Allora siamo d’accordo, facciamo che da oggi è beato”.

Beatificazione mi fa pensare a panificazione.

Che poi si tratta di questo: un anziano vestito in modo bislacco recita delle formule magiche e cambia il titolo professionale ad un morto.

E comunque a Roma esiste il pub GP2, locale cattolico dedicato a Wojtyla. Chissà se ci si rimorchia.

*

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Appendice – Un altro aforisma sopravvalutato

“Nulla si costruisce sulla sabbia, tutto sulla pietra, ma noi dobbiamo costruire come se la sabbia fosse pietra”, Jorge Luis Borges, Frammenti di un vangelo apocrifo in Elogio dell’ombra.

Se fosse di Paulo Coelho sarebbe giustamente deriso, ma siccome è di Borges siamo costretti a dire che è grandioso.

*

Chiudo dunque con un mio imperdibile componimento poetico in linea con i sommi esempi di nobiltà dello spirito appena citati.

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Noi come la pioggia

Senti la pioggia che batte contro le finestre.
Anche noi siamo come la pioggia.
Anche noi battiamo contro le finestre.

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Individuo desavianizzato

Posted by sdrammaturgo su 21 marzo 2011

Mentre guardavo uno struggente filmato che raccoglie i più bei dribbling di Iniesta, pensavo: “Certo che Saviano m’ha proprio rotto ‘l cazzo”.
Per carità, ha fatto tantissimo per la lotta alla mafia. Grazie a lui ho infatti deciso di impegnarmi ancor più seriamente per l’estinzione di tutte le mafie, affinché nessuno scriva mai più un libro sulla camorra.
Ché poi non si sa mai: cominci con una calvizie irrisolta, e ti ritrovi a dispensare ricette della felicità in cui l’ingrediente segreto sono le piccole cose di tutti i giorni, le quali però sono due palle così.
Io sono un calvo intrappolato nel corpo di uno stempiato, quindi stai a vedere che se racconto uno scippo ad un amico, l’indomani mi ritrovo una folla di adoratori sotto casa e comincio ad inebriarli di patetismo?
Facezie a parte: massimo empatico e solidale rispetto per chi è costretto a vivere prigioniero. Ma anzi no! Va bene, dai, sì. Anche perché per merito di Saviano oggi la scienza sa cosa sarebbe successo se il diario di una tredicenne avesse conseguito un titolo di studio in una zona disagiata. Però perché vendicarsi su di me? Che t’ho fatto io?
Mi sono commosso cerebralmente nel leggere la sua lista delle dieci cose per cui vale la pena vivere.
Egli ti insegna la Vita, e tu rimpiangi l’alternativa.
Che dire dell’aulico punto sette?

“Tuffarsi ma nel profondo, dove il mare è mare”.

Anche a me piace penetrare ma nel profondo, dove la fica è fica e non già ortica.

Di sicuro, il più nobile è il punto terzo:

“Andare con la persona che più ami sulla tomba di Raffaello Sanzio e leggerle l’iscrizione latina che molti ignorano”.

Deh, i bei tempi in cui per fare colpo su una ragazza si impennava con la BMX.

Ma sono soprattutto gli elenchi che gli hanno mandato i lettori* a farmi scoprire di essere circondato da gente migliore, che sa di esserlo e dona al mondo la propria irraggiante luce al neon spirituale. Codesti candidati al Pallone d’oro della Sensibilità hanno vergato liste così pregne di dolci emozioni, delicato lirismo ed intensa poesia che ho rivalutato Scagnetta, uno che al mio paese dicevano che inculava le galline.
Scorrendo le preferenze dei buoni, si nota che i bambini vanno per la maggiore, specialmente i loro sorrisi.
Questi ad esempio i primi tre punti di tale Aurora:

1. La mia bimba.
2. Tutti i bambini del mondo.
3. La speranza di poter aiutare un giorno un bimbo in difficoltà.

Una donna che deve decisamente tanto all’esistenza di una determinata fascia d’età.
Se non fosse esistita l’infanzia, si sarebbe tranquillamente suicidata a cuor leggero.

La famiglia si mantiene stabile; il bene per il prossimo se la gioca; il cielo, il sole e il mare appaiono un po’ in calo; Dio, con le potenzialità che ha, potrebbe fare di più; un buon libro in zona salvezza grazie alla sobria diversità degli animi particolarmente semplici e puri, e potrebbe anche sperare nell’Europa League (ma poi, perché un libro, un vino ed un jazz sono sempre buon? “Cosa c’è di meglio di sedersi in poltrona davanti al camino leggendo un libro senza infamia e senza lode?”; “Gradisci del vinaccio qualsiasi?”; “Hey Joe, suona un jazz così così”), mentre la sterminata umanità dei bravi cittadini, co’ ‘na lasagna e tre canzoni te ce salva ‘l pianeta.
Ma il grande classico che non muore mai resta senza dubbio fare l’amore.
Fare l’amore, eh, sia chiaro, mica fare sesso. Quello è da bestie.
Queste sono persone perbene, senza sentimento manco s’allacciano le scarpe.
Rigatoni col sugo sì, purché ci sia amore.
Loro mica scopano. Loro lasciano duettare le anime.
Non uniscono il pene alla vagina (la bocca al pene o alla vagina oppure il pene all’ano, non ne parliamo): al massimo strofinano la pupilla contro quella dell’altro, a lei si bagna la ghiandola pineale e quando lui viene emette dall’uretra versi di Prévert (il quale peraltro gode di un anagramma che avrebbe reso molto più apprezzabile la sua opera, la sua persona e la vita di tutti i suoi ammiratori).
D’altronde, al punto nove, Saviano scrive:

“Fare l’amore in un pomeriggio d’estate. Al Sud”.

Mah, io una volta ho trombato a Marsala, ma m’è sembrato uguale.

Sarebbe interessante un cortocircuito sul tema. Che so:

“Fare l’amore con una bella strappona”.

Oppure, le due cose più gettonate potrebbero essere sintetizzate e fuse in un unico elemento:

“Fare l’amore con i bambini”.

Insomma c’è così tanto amore intorno a me che tutto sommato i Casalesi non sono male.

Ma pensa se Saviano, dopo tutte le minacce, alla fine muore perché casca dal motorino.
Comunque io aspetto che esca al cinema Alien vs Saviano.

Il miglior motivo per cui vale la pena vivere? La possibilità di suicidarsi.

Anche io volevo scrivere la mia lista delle dieci cose per cui vale la pena vivere, ma ho rinunciato perché le prime quattro erano pornostar.

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*La scoperta si deve allo Pseudonimo, il quale ha anche notato i primi tre punti di Aurora e me li ha segnalati.

 

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Preghiere per tutte le occasioni

Posted by sdrammaturgo su 18 febbraio 2011

Anni fa, sul volo Roma-Lisbona, incappai in uno sciame di anziani che stavano andando in pellegrinaggio a Fatima. La vecchina seduta accanto a me estrasse un libretto formato breviario, qualcosa come Preghiere per il viaggio. Sbirciando accuratamente man mano che sfogliava le pagine, imparai che esisteva una preghiera per ogni mezzo di trasporto: richieste di protezione specifica in caso di spostamento in treno, autobus, automobile, etc.. La signora arrivò dunque a quella relativa all’aeroplano e cominciò a leggere: “Oh Signore, proteggimi su questo ritrovato della tecnica che vola nel cielo…”. La scoperta delle preghiere da viaggio – spazzolini e salviettine dello spirito – associate ai vari mezzi di locomozione, fu per me una rivelazione, nel senso più mistico del termine.
Mi dissi: “Perché allora non redigere orazioni per qualsiasi evenienza?”. Decisi allora di dare il mio contributo per assistere i fedeli nei problemi di tutti i giorni.
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Prima Sezione 

Orazioni del quotidiano

 

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Invocazione alla Madonna del Risotto*

Salve, Regina dei fornelli,
protettrice del Sacro Focolare.
A te ricorriamo gementi e piangenti
in questa valle di lacrime di Morro d’Alba.
Orsù dunque, capocuoca nostra,
mentre mi accingo a glorificare in nome Tuo
questi nobili chicchi frutto della terra
con lo zafferano e codesti fiori plebei
che portano il nome al diminutivo
di chi precipitò in massa da una rupe
per voler del Figlio Tuo,
benedici la mia mano
e rendila ferma nella sapienza del Quanto Basta.
Salvami dalla tracotanza
che potrebbe impossessarsi di me al momento di aggiungere del pepe,
onde non guastare un santo momento di convivialità
con successivi arrossamenti peccaminosi
e chiedi al Padre Nostro
di contenere gli aumenti del nostro pane quotidiano.

*da un’idea di Pietro Romeo

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Cristo Autoricambi

Cristo Santo,
figlio di David,
Salvatore di tutte le genti,
Redentore sempre di tutte le genti,
guidami al ritrovamento
di uno specchietto sinistro
della Ford Fiesta del ’95.
Conducimi presso i migliori sfasciacarrozze,
poiché i pezzi originali
hanno prezzi da pubblicani
che servono Mammona;
illumina la mia mente ed il mio cuore,
concedimi di evitare le sòle,
non indurmi in tentazione
come quella volta in cui feci mettere l’alettone sulla Panda
e la Domenica delle Palme
planai su un ulivo alla prima curva.
Perdona il peccatore che mi ha tamponato
mentre ero in sosta con le quattro frecce
al parcheggio dell’Auchan,
benché sia scappato
senza ch’io riuscissi a prenderne la targa.
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Adorazione del Santo Spirito

Oh Santo Spirito,
nonostante la Bestia
ti opponga il Cif e l’Amuchina,
resti sempre tu il migliore smacchiatore disinfettante
per i sepolcri imbiancati.
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Seconda Sezione 

Conciliare la fede con il progresso tecnologico, tra tradizione ed innovazione

 

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Christ+Alt+Canc

Oh Gesù,
rimuovi il virus dal mio computer.
Intervieni laddove il Norton ha fallito,
libera l’hard disk da tutti i mali,
proteggi il browser
e velocizza la mia navigazione.
Lasciami scaricare il Tuo infinito amore
e riavvia la mia anima impallata,
cosicché io possa farti dono
dei proventi di Poker Stars.
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Atto di forza

Mio dio,
infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa,
quando l’uomo
per Te
avrà conquistato Marte
ed io mi imbarcherò in uno dei primi viaggi spaziali,
propongo col Tuo santo aiuto
di custodire il reattore dell’ossigeno,
al fine di non esplodere
come rischiò Arnold Schwarzenegger.
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Jesus vs Predator

Credo in un solo Dio,
Padre onnipotente,
creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili ed invisibili,
perlomeno in questa dimensione,
perché, grazie all’acceleratore di particelle,
ne abbiamo scoperte delle altre.
Credo nella fusione a freddo
grazie a cui Ti offriremo le ceneri
della grande meretrice Babilonia,
in qualsiasi galassia si trovi.
Ma soprattutto
credo nel Figlio Tuo Gesù
che si alzerà dalla destra del Padre
per allontanare gli alieni farisei
che ci stanno facendo il culo.
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Terza Sezione 

Cortocircuiti valoriali

 

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Cortocircuito Primo

Oh Signore, ti prego,
aiutami a bestemmiare.
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Cortocircuito Secondo

Santa Vergine Maria,
Tu più pura tra tutte le creature,
sostienimi al momento della fellatio
e fa’ ch’io non sia precoce.
Fa’ che il preservativo non si rompa,
specie durante il coito anale,
e, qualora la donna conosciuta appena
rimanesse incinta,
aiutami a trovare la pillola del giorno dopo,
allontana da me i medici obiettori
e permettimi di ottenere all’occorrenza
anche la RU486.
Se invece farò sesso con un altro uomo,
sorreggici quando adotteremo un figlio
generato in provetta
e partorito da una lesbica
che ci avrà messo a disposizione
il suo utero in affitto.
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Cortocircuito Terzo, o Metacortocircuito

Oh Signore,
intercedi presso tutti gli altri dei
affinché io diventi ateo.
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Appendice 

Pregare pregando

 

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A Santa Lucia

Celeste Martire,
noi non vedenti ci rivolgiamo a te con fiducia
e ti chiediamo: ma come protettrice dei ciechi
non sarebbe più opportuno avere
qualcuna che abbia ancora gli occhi funzionanti?
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Angelo Di Dio

Angelo Di Dio,
che sei il mio custode,
illumina, custodisci, reggi e governa me,
che ti fui affidato
dai servizi sociali.
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Preghiera delle preghiere

Mio Dio,
nella tua infinita misericordia,
continua a farmi ignorare il significato di alleluia,
conserva la superfluità dell’amen
e fa’ che ogni volta che dico osanna
la smetta di rispondere
il sardo che mi abita a fianco.
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Il presente strumento per esercizi spirituali sarà distribuito in occasione della prossima Via Crucis ad ostacoli con tre imperdibili allegati in omaggio:

– la guida all’esorcismo per cacciare Baal del Quaquà, demone danzante, dai paperi posseduti.

Hit Mania Church Estate 2011 – Rosario Edition. Contiene Quarto Mistero Gaudioso Remix di Dj Loyola.

Liturgie per il tempo libero. Tutto sul cattolicesimo hobbistico, dalla Beach Messa ai sacramenti fai-da-te.
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La badante è un elettrodomestico

Posted by sdrammaturgo su 8 gennaio 2011

La badante, istruzioni per l'uso

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Guida all’utilizzo della badante

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Non esporre alle intemperie.

In caso di pioggia, munire di ombrello.

Non smontare.

In caso di necessità, penetrare mostrando permesso di soggiorno scaduto.

E’ possibile ottenere nuove badanti facendo unire la vostra unità con altro strumento lavorativo organico (es. nel settore edile), preferibilmente di pari tipologia e provenienza.

Non retribuire o retribuire il meno possibile onde non alterarne la categoria sociale.

Non ha bisogno di svaghi ed affetti.

Non chiudere le vie respiratorie per più di un minuto.

Nutrire almeno due volte al giorno e provvedere ad idratazione costante.

Richiede manutenzione minima.

Necessita espulsione di scorie liquide e solide quotidianamente più volte al dì.

Evitare urti troppo violenti.

Moderate percosse a scadenze regolari ne migliorano l’efficienza.

In caso di denuncia alle autorità competenti, minacciare.

Se sopraggiungono malfunzionamenti, riporre in CIE.

Lasciar spegnere per almeno 6 ore durante la notte ne migliora le prestazioni.

Teme l’umido.

Teme il rimpatrio.

Conservare in luogo fresco ed asciutto.

Non esporre a temperatura superiore a 40 gradi.

Non lasciare troppo a lungo sotto al sole battente, tanto più se in automobile parcheggiata.

In caso di esposizione a temperatura inferiore ai 25 gradi, coprire con indumenti.

Coprire maggiormente man mano che la temperatura esterna si abbassa.

Mantenere temperatura interna sui 36 gradi circa.

In caso di aumento della temperatura interna, isolare in uno scantinato e non toccare.

In caso di eccessivo abbassamento della temperatura interna, consultare un becchino.

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Gli schiavi manifestano per avere una catena più colorata

Posted by sdrammaturgo su 22 dicembre 2010

“Sì! Rivendico voglio pretendo il diritto ad essere segregato in una stanza cinque ore al giorno sei giorni a settimana insieme ad una ventina di sconosciuti con cui non ho scelto di stare ed alzarmi in piedi quando entra il mio superiore al quale devo chiedere il permesso per andare al cesso utilizzando la terza persona femminile singolare in segno di sottomissione ed il quale come se fossi una pignatta da concorso alla fiera dei recipienti di cui valutare la capienza giudicherà numericamente il risultato dei miei sforzi aggiuntivi pomeridiani compiuti per ottenere un eccellente livello di apprendimento dei programmi ministeriali selezionati da quelli che comandano i quali hanno stabilito cosa devo conoscere e cosa no e soprattutto come in base al pensiero dominante in modo tale che forte di ore ed ore di studio che mi avranno ben distinto dagli altri miei simili potrò accedere ad un’istruzione di più alto livello e dopo essermi lasciato orgogliosamente indottrinare dallo Stato ed aver dimostrato di aver imparato ed assorbito i valori di gerarchia obbedienza competizione e produttività mi sarà rilasciato un regolare documento dove sarà attestata la mia piena accettazione del Potere e sarà segnato il grado della mia qualità di strumento da lavoro cosicché forte del mio sapere specialistico universitario settorializzato ed ottimizzato potrò divenire un efficiente ingranaggio della catena di montaggio civile capitalista neoliberista facendomi il culo otto ore al giorno cinque o sei giorni a settimana dodici mesi all’anno tranne quindici giorni ad agosto per quarant’anni al fine di finanziare la vasca idromassaggio del mio datore il quale ripagherà i miei sforzi permettendomi di nutrirmi e legarmi ad una donna con la quale fonderò un nuovo nucleo base di controllo sociale e genererò futura manodopera poiché il cittadino maturo è quello che asseconda il corso degli eventi coercitivamente indirizzati ritenendosi al contempo indipendente e se sarò molto bravo potrò diventare sfruttatore a mia volta e questa più elevata posizione mi permetterà di godere di una proprietà privata più cospicua che proteggerò ed amplierò alzandomi presto la mattina per tutta la vita e lavorando sodo per la produzione di oggetti o servizi privi di una reale utilità ma fondamentali a far girare denaro in tondo che consentirà la conservazione dei rapporti di forza tra padrone e schiavo ed alla fine potrò permettermi una tomba bellissima perché la cultura dell’establishment mi rende libero!”.

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Vuoi questo diritto? Non c’è bisogno che tu vada a manifestare: ti cedo volentieri il mio.
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Un nuovo eroe per i film d’azione

Posted by sdrammaturgo su 10 novembre 2010

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Quando il gioco si fa duro…

“Siamo spacciati”

“Ragazzi: sono tornato”

…i duri cominciano a giocare.

“E’ lui?! Merda”

Lui è tornato in pista.

“E’ il migliore”

“Reggetevi forte: si balla”

“NUOOOOOOOOOOOO!”

Nessuna via di scampo.

“La festa è finita”

“Portatelo da me! Lo voglio vivo!”

“Cardozo, sei mio”

Nessuna pietà.

“Fa’ ciao ciao con la manina, baby”

Bum! Bang!

Un uomo. Il suo destino.

“Ehi, lui sa quel che fa”

Non può tradire chi ha bisogno di lui. E’ tempo di ripartire.

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IL RAGIONIERE DELLA NOTTE

Nelle cineme

 

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Uropa

Posted by sdrammaturgo su 30 luglio 2010

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La tragedia dimenticata nella tragedia dell’Olocausto

Posted by sdrammaturgo su 15 luglio 2010

Quante fiche saranno morte ad Auschwitz?

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