Beati i poveri, perché moriranno prima

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Dialogo tra un vivo poco entusiasta di essere tale e un essere umano dall’alta autostima

Posted by sdrammaturgo su 3 settembre 2012

UMANO Gli animali, dal punto di vista fisico, non sono altro che macchine biologiche, e la loro capacità di provare dolore è qualcosa di simile alla capacità di un computer di auto-diagnosticarsi. Così come l’uomo ha dato al computer la capacità di segnalare i malfunzionamenti, in modo che l’utente sia in grado di ripararlo, la selezione naturale ha dato agli animali la capacità di provare dolore, in modo che possano evitare di morire prima di essersi riprodotti.
L’unica differenza è che il computer è stato progettato, mentre gli esseri viventi si sono evoluti in maniera casuale a partire dalla materia inanimata. Ma sempre di macchine si tratta.
Cos’hanno di speciale le macchine biologiche?

VIVO Sono d’accordo con te: gli animali non sono altro che macchine biologiche. Con una differenza, però: gli esseri umani non fanno eccezione.
Dal momento che siamo animali anche noi, dovendo nutrirci, respirare e morire come ogni altro animale, non siamo altro che macchine biologiche. Ogni essere vivente è soltanto una macchina biologica. Il nostro cervello si attiva al momento della nascita, e la morte non è altro che una disattivazione. I nostri organi, i nostri neuroni, sono semplicemente un impianto, i cui materiali di base, le cellule, dopo lo spegnimento del computer centrale, diverranno materia prima per nuove macchine biologiche, altrimenti detta concime.
Il che non è male: praticamente siamo del tutto simili a Terminator.
Dunque, tu, essendo una macchina biologica a tua volta, cos’hai di speciale?

UMANO Beh, io ad esempio sono dotato di autocoscienza, mentre gli altri animali no.

VIVO Pensa quanto potrebbero prenderti per il culo un luccio e un piccione per il fatto che non sei in grado di respirare sott’acqua o di volare senza l’ausilio di apparecchiature tecnologiche.

UMANO Ma le abilità intellettive valgono più di quelle fisiche.

VIVO Vediamo se mi ripeti la stessa cosa mentre un gruppo di bulli ti sta pestando dopo averti raggiunto perché nell’inseguimento sei stato troppo lento a scappare.

UMANO E poi il punto è proprio che loro non potrebbero prendermi per il culo poiché non hanno le facoltà intellettive sufficienti per farlo. Si limitano a rispondere alla loro natura, mentre io ho la capacità di pormi problemi e domande, razionalizzare il mondo circostante, vagliare le varie ipotesi, trovare soluzioni ed operare scelte consapevoli.

VIVO Praticamente sei un essere superiore perché sei in grado di fare shopping.

UMANO No, sono un essere superiore perché sono in grado di interrogarmi sulla vita e provare amore, perché la mia specie ha creato il microchip e la Cappella Sistina, perché posso orientare la mia esistenza verso un fine nobile che dà un senso a quella che per un animale sarebbe mera sopravvivenza.

VIVO Ah, ecco, ecco. Invidio sempre l’umana autostima. Ed io che penso sempre di essere stato cacato per puro caso su un sasso generico gettato in un angolo sperduto qualunque dell’universo in espansione verso il Big Crunch. Ma sicuramente tu sei stato inviato qui con uno scopo superiore, si vede subito.
A differenza di una banale gallina, scommetto che tu non sei soggetto alla normali leggi naturali, tipo gravità ed entropia.
Vedi, una volta la persona più misera e irritante che abbia mai conosciuto, irritata da una zanzara, la uccise esclamando: “Che animale inutile!”.
Mi sorprese molto il pensiero che questo infimo e sgradevole esemplare di essere umano intento a condurre un’esistenza fatta di sveglia, lavoro, famiglia, supermercato, fila alla posta, domeniche coi parenti e ferie a Sharm el Sheik, quando guardava uno specchio vedeva una creatura essenziale per le sorti del mondo.

UMANO Ma il suo cervello era comunque più complesso di quello di una zanzara.

VIVO A parte il fatto che le zanzare non reputano fondamentale l’abbronzatura. Ma comunque, gli esseri umani non sono per niente diversi dalle altre specie animali. Prendiamo ad esempio quando si deve trombare: gli animali fanno la danza dell’accoppiamento, noi andiamo in discoteca; loro si prendono a capocciate tra maschi del branco, noi cerchiamo di risultare i più fighi. Cambiano le forme, ma non la sostanza. Anzi, semmai gli animali si danno un’annusata e si ingroppano. Non devono star lì a dire: “Mi piacciono molto i tuoi gusti musicali. Ti va di venire a questo concerto con me?” quando in realtà stanno pensando: “Mi piacciono molto le tue tette. Ti va di farmi un pompino immediatamente?”. Certo, questo non succederebbe se le donne non esigessero menzogne. Ma si sa, le donne sono appassionate di raggiro. Sanno benissimo che quando un uomo si avvicina loro è perché vuole scoparsele, ma sentono il bisogno di essere ingannate. L’uomo ideale è un truffatore in camicia. In fondo, tutto questo serve ad illudersi di avere una qualche importanza sulla superficie di questo pianeta qualsiasi. Non dico di abbandonarsi a un totale pragmatismo razionalista. Basterebbe un po’ più di sincerità che conservi un minimo di romanticismo rivelando però la verità dei fatti. Che so, avvicinarsi a una donna e dirle: “Sei l’agglomerato organico più bello che abbia mai visto”.

UMANO Ma che c’entrano ora le donne?

VIVO Ecco, vedi, gli animali non pensano così spesso alla figa.

UMANO Va be’, ad ogni modo, converrai con me che gli animali non hanno fatto il Requiem di Mozart.

VIVO Ma non hanno fatto nemmeno la bomba atomica.

UMANO Ma quello è solo un cattivo uso delle facoltà intellettive.

VIVO Un po’ come le canzoni d’amore.

UMANO Insomma tu sostieni che gli animali sono perfino superiori all’essere umano?

VIVO No, dico solo che gli animali non si esaltano di fronte a dei musicisti che suonano su un palco o a dei calciatori che giocano su un campo.
Voglio dire, sono solo individui osservati mentre svolgono bene il loro lavoro. Perché allora non mettersi ad inneggiare e fare il tifo all’elettricista che ti sta facendo l’impianto di casa?
“Eeeh oooh Alfonsooo Pedicozziii mi fa l’impianto di caaasa miaaa”. E via con magliette di Alfonso Pedicozzi, poster di Alfonso Pedicozzi, interviste ad Alfonso Pedicozzi, groupie di Alfonso Pedicozzi, telecronaca con commento tecnico di Alfonso Pedicozzi mentre svolge le sue mansioni: “Pedicozzi svita la presa… trova il relais… lo smonta! Lo smonta! Grandissimo utilizzo della pinza da parte di Alfonso Pedicozzi!”. E poi interviene il commentatore: “Oggigiorno ce ne sono pochi che sanno maneggiare il cacciavite a stella in alluminio come Alfonso Pedicozzi”. “Ho preso il biglietto per la prossima saldatura di Alfonso Pedicozzi, tu ci vai?” “Chiaro, non me lo posso perdere. Pare che stavolta installi anche un circuito in parallelo”.

UMANO Ma noi esseri umani abbiamo un bisogno di trascendenza. A ben vedere, è anche per questo che sono nate le droghe.

VIVO Le droghe non sono certo così diffuse per gli effetti che danno. A nessuno interessano davvero gli effetti. È l’apparato scenico che conta, come forma di affermazione sociale.
Prendi il caso della cocaina: ti chini, ti metti una cannuccia nel naso, la polvere su un tavolo di vetro, sniffi, ti rialzi di colpo con gli occhi rossi, quant’è losco, quant’è sordido, quant’è figo.
Ecco, se l’assunzione di cocaina avvenisse tramite supposte, non la prenderebbe nessuno. Ce la vedi tu una serata in un salotto decadente con modelle e musica alta in cui arriva uno: “Ho portato la roba” e via, tutti ad infilarsi pasticche di cocaina su per il culo?
L’essere umano non ha bisogno di trascendenza: ha bisogno di fare branco convincendosi di essere meglio degli gnu.

UMANO Resta aperta una questione, però: se animali o esseri umani sono solo macchine biologiche (posizione che condividi anche tu), perché dovremmo curarci della sofferenza?

VIVO Perché entrambi sono programmati per percepire le seccature, e rompere le palle è una fatica illogica sia per lo scocciatore che per lo scocciato.

UMANO Continuo a non essere convinto.

VIVO Eppure non è un concetto difficile da capire. Sai quali sono i concetti più difficili da far capire a un uomo?
Al terzo posto: il principio di indeterminazione di Heisenberg.
Al secondo posto: la M-theory.
E al primo posto: “A me piace il calcio, ma non tifo per nessuna squadra”.
“Cioè, nel senso che tifi per una squadra ma sei sportivo, obiettivo nei giudizi e non fazioso?” “No, intendo che considero un disvalore il senso di appartenenza” “Ah, allora tifi per una squadra ma non te ne importa poi molto” “No, intendo che già trovo ridicoli nazionalismo, patriottismo, campanilismo, figuriamoci se posso riconoscermi in qualche modo in un gruppo di sconosciuti che praticano uno sport indossando una determinata divisa. È grottesco e completamente stupido. Può farmi piacere che vinca ora una squadra, ora un’altra, a seconda dei meriti, ma non sempre la stessa. Mi diverte assistere allo spettacolo atletico, tecnico e tattico del calcio, ma non vedo perché dovrei sostenere fideisticamente una squadra, che è un simbolo vuoto” “Ah, ho capito, sei dell’Inter”.

UMANO Però stavo notando che non è giusto: in questo dialogo hai fatto fare a me la parte dell’inetto facendomi dire quello che pareva a te mentre tu ne esci con un’immagine brillante del vero arguto.

VIVO Per forza: sono io l’autore del dialogo, faccio i miei interessi. Mica mi metto a fare la figura del cretino da solo. Il piano era stato stabilito fin dall’inizio: fare apparire tutti gli esseri umani stupidi tranne me, unico intelligente che ha capito tutto.

UMANO Hai ragione. Anzi, ora che ti ho conosciuto meglio, credo che tu sia un uomo davvero strepitoso.
Lettrici, dategliela!

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L’amore non serve

Posted by sdrammaturgo su 23 agosto 2012

Mi è stato detto qualche volta che sono un vegano atipico: non mi metto ad accarezzare i cani, non ho moti d’affetto verso i gatti, non ho animali domestici, gli animali non mi suscitano particolari tenerezze. Puzzano pure. E spelano. E si puliscono il culo con la lingua.
Un vegano disinteressato agli animali, insomma.
E in effetti perlopiù gli animali mi sono indifferenti.
Non ho mai capito ad esempio l’entusiasmo in presenza di un cane. Tutti che si azzuffano in preda a raptus di dolcezza per dimostrare il loro amore al mammifero attraverso coccole e smancerie di dubbio gusto, mentre io non faccio che pensare: “Uau, un esemplare del quadrupede più diffuso al mondo!”.
Provo la stessa cosa quando qualcuno tenta di attirare la mia attenzione sulla presunta meraviglia di un infante.
“Guarda che bel bambino! Guarda che bel bambino!”
“Ehi, incredibile, un essere umano. Ce ne sono solo altri sette miliardi in giro”.
Per un ligro proverei già maggiore stupore. O anche di fronte a un semplice lupo. Non capita mica spesso di vederne uno.
Allo stesso modo, un uomo che pesa cinquecento chili o un centometrista olimpionico già mi catturano di più. Voglio dire, non è da tutti riuscire a fare i cento metri in meno di dieci secondi. Ma non capisco perché il postino dovrebbe emozionarmi. A meno che non consegni le bollette a tutto il viale in nove secondi e cinquantotto, ovvio.
Ecco, io sono un vegano antispecista che non ama gli animali. Anzi, alcuni li detesto. Altri mi fanno pure un po’ schifo. Se domani topi e blatte si estinguessero autonomamente, accoglierei la notizia con un certo giubilo.
Il punto è un altro: detesto anche il mio vicino di casa. E a dirla tutta mi fa pure un po’ schifo. Se domani morisse, non soffrirei affatto e forse proverei anche una malcelata gioia. Ma non per questo lo imprigiono, lo sfrutto, lo torturo, lo ammazzo e lo mangio.
Dire: “Amo gli animali” è un’affermazione specista al contrario. Perché mai dovrei amare un individuo solo perché appartiene a un’altra specie? Un cane, un gatto, un coniglio, per me sono degli estranei tanto quanto un passante sconosciuto.
Posso amare un animale con cui ho un rapporto affettivo, che vive con me, di cui mi prendo cura e che mi fa compagnia, esattamente come amo mia sorella, amo i miei amici, amo la ragazza con cui sto. Ma Gianni Brugnoli di Cremona, mi dispiace per te, ma non ti amo. Capiscimi, manco ti conosco. Forse manco esisti. Non volermene: non penso che tu per me provi particolari sentimenti.
E anche tu, Giada Moncaspio di Sondrio, sappilo: non ti amo. Può essere che puzzi pure tu. O speli. O ti pulisci il culo con la lingua, chi lo sa.
Quello che mi basta sapere è che nessuno vada da Gianni Brugnoli di Cremona e da Giada Moncaspio di Sondrio per schiavizzarli, vivisezionarli e trucidarli. In quel caso, avrebbero tutta la mia empatia.
Amore non significa niente. È un concetto troppo vago e vasto, non si sa bene a cosa si riferisca, è un universale vuoto che ognuno può riempire come vuole.
Per l’antispecismo l’amore non serve. Anzi, è persino deleterio.
In fondo, un marito che pesta la moglie, magari la ama pure. La ama e la pesta. Chi potrebbe affermare che in realtà i suoi sentimenti siano falsi? Lui è fatto così: ama e pesta. Quindi forse la ama davvero, ma di sicuro non la rispetta.
Ecco il concetto che va sostituito a quello di amore: rispetto.
Perché un macellaio, un cacciatore, un amante della trippa al sugo, possono sì dire di amare gli animali senza che nessuno possa muovere obiezioni sulla sincerità dei loro pensieri; ma quel che è certo è che non rispettano gli animali.
Non bisogna dunque dire: “Sono vegano per amore degli animali”, bensì: “Sono vegano per rispetto degli animali”.
Una volta un’altra vegana mi disse: “Non mi sembri per nulla curioso dello stile di vita che ti sei scelto”. Aveva ragione. Non c’è niente di cui essere curiosi. Per essere antispecista e vegano bisogna capire una cosa sola: non rompere i coglioni agli animali. Un vantaggio non da poco. Quale altro modo di vivere può contare su una simile semplicità?
Non mi stancherò mai di ribadirlo: non c’è alcun eroismo nell’essere vegan, nessun particolare ingegno è necessario. È la cosa più facile del mondo.
Per questo non capirò mai fino in fondo i dibattiti filosofici sull’antispecismo. Per me potrebbero essere ridotti a una sola frase: non rompere i coglioni agli animali.
Libro: L’antispecismo. Autore: Claudio Gianvincenzi. Pagina uno: “Non rompere i coglioni agli animali”. Fine. Venticinque euro. Un bestseller.
Esseri umani, non siate antropocentricamente presuntuosi: nessuno ha bisogno dei vostri sentimenti.
Gli animali non hanno bisogno di amore: hanno bisogno di essere lasciati in pace.
Capito questo, avete capito tutto.

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Zoologia: forse non tutti sanno che…

Posted by sdrammaturgo su 7 marzo 2012

La posizione preferita delle pecore è l’essere umano.

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Il vitello e il tonno nella vita si odiano.

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Per salvarsi da uno squalo è sufficiente rimanere fermi, meglio ancora se sul divano di casa.

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Un bisonte, se messo in una gabbia per conigli, tende ad innervosirsi. Al contrario, un coniglio in una gabbia per bisonti sembra stare piuttosto comodo.

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Gli uccelli sono in grado di comunicare tra loro attraverso una complessa modulazione di infrasuoni, e parlano del tempo e dei pulcini d’oggi che non hanno più rispetto per niente e per nessuno.

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Il rondone dalla coda a spina migra ogni inverno nei Mari del Sud, ma solo perché lo vuole la moglie.

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Il ghepardo, il predatore più veloce del mondo, è in via d’estinzione, e finalmente è stata scoperta la causa: riesce a raggiungere i 114 km/h, ma le sue prede abituali non superano i 70, quindi finisce sempre per sorpassarle.

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Il lupo caccia in branco, ma quando si tratta di chiedere un prestito, tutti che mettono qualche scusa.

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Due malacologi neozelandesi hanno osservato per mesi un raro mollusco del Pacifico che vive immobile aggrappato a rocce spugnose d’origine calcarea, e hanno detto che si sono annoiati molto.

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Il cane viene usato in Cina come arma contundente per percuotere i tibetani.

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Tra i rinoceronti, nella stagione degli amori, dopo sanguinosi combattimenti tra gli esemplari maschi per stabilire chi è il maschio alfa a cui spetta l’accoppiamento, capita che la femmina non gliela dà uguale.

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Il gambero cammina all’indietro, ma non sa neanche lui perché.

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La femmina di visone sogna da sempre una pelliccia di cincillà.

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Il leone ha chiesto i diritti a Superquark.

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Le talpe vivono sotto terra perché l’affitto costa meno.

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La faina uccide le galline solo per fare uno sfregio al contadino.

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Nessun senso di fallimento eguaglia quello di una volpe quando viene gabbata.

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I pesci vengono continuamente criticati dalle loro partner perché non riescono ad esprimere i propri sentimenti.

Sarebbero perfetti per il cinema italiano.

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Le scimmie urlatrici hanno conteso più di un ruolo a Stefano Accorsi. Alla fine la bravura conta. Ma ha prevalso la bellezza.

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Il manto maculato serve al leopardo per mimetizzarsi tra donne di pessimo gusto.

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Quando il facocero monta la facocera non si sente poi questo gran seduttore.

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La mantide religiosa la dà a tutti per sadismo.

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L’orca assassina ha la faccia infastidita perché in realtà il mare le fa schifo. Preferirebbe la montagna, ma si sa, la natura è beffarda.

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Lo scimpanzè è in grado di scrivere poesie d’amore, ma non lo fa perché ha una dignità.

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Il famoso etologo Lawrence Conrad ha studiato il comportamento dell’alligatore del Rio de la Plata, e lo ha trovato piuttosto sgarbato.

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Una balena può vivere anche fino a 180 anni, alla faccia di tutte le anoressiche.

Un bonobo invece non supera i 40, ma si diverte molto di più.

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Il plancton è a tutt’oggi il pasto meno entusiasmante in natura.

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Se un albero cade nella foresta e nessuno lo sente, lo scoiattolo muore lo stesso.

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Il dingo è un canide talmente depresso che invidia il tilacino.

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Lo gnu si sente da meno della zebra per una questione di look.

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Il professor Mojra Umberto Cina Caligari ha condotto un importante esperimento che spalanca nuovi orizzonti conoscitivi sul mondo animale e l’applicazione dei cui risultati potrà apportare non pochi vantaggi agli esseri umani: dopo aver prelevato dal loro habitat alcune seppie dell’Atlantico ed averle tenute per sette anni in scatole di 90×35 cm piene d’acqua, le ha poste in un labirinto di plastica all’interno del quale ha disseminato sia ostacoli che punti di riferimento; i ripetuti test hanno dimostrato che le seppie riescono ad orientarsi saggiando i vari percorsi e registrando nella memoria i dati acquisiti. Il che risulta estremamente utile: d’ora in avanti, infatti, ogniqualvolta ci troveremo a che fare con delle seppie dell’Atlantico poste in un labirinto di plastica all’interno del quale sono stati disseminati sia ostacoli che punti di riferimento, sapremo che quasi sicuramente riusciranno ad orientarsi saggiando i vari percorsi e registrando nella memoria i dati acquisiti.

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Secondo recenti ricerche, se le mucche parlassero, gli allevatori avrebbero di che offendersi.

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I cinghiali si sentono più attraenti dei maiali, e ciò è del tutto immotivato.

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I polli in batteria sviluppano inusitate forme di rodimento di culo.

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La faraona si sente presa in giro, considerando che non conta un cazzo.

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Nonostante gli sforzi del pavone, il cigno rimorchia più di lui. Mentre il Giorno del Ringraziamento pone fine all’invidia del tacchino.

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Favola d’appendice

Il panda e la capra

C’era una volta un panda che, rivolgendosi ad un’ovina, la chiamò a gran voce: “Capra!”. La quale rispose: “Non mi pare di essere io quella in via d’estinzione”.

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