Beati i poveri, perché moriranno prima

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Gli amanti sulle macerie

Posted by sdrammaturgo su 21 febbraio 2012

Vedi, laggiù,
quella fortezza diroccata
divorata dai rampicanti
e dall’abbandono
un tempo ospitò
sogni di gloria immortale
e furon parati gli eserciti
e scorse il sangue
nella coppa del re.

Quel cumulo morto di sassi
invece fu un tempio splendente
in cui si insegnò l’eterno
ma si apprese il perituro.

E lì
in quella casa ch’or non è più
arse un fuoco benigno
sotto la vampa
gelata
degli anni.

Ed ora son sassi
inerti
le pareti impregnate di sole
e l’eco lontano
non più
ma muto
non muta
né rimbomba più per le valli.

E’ silenzio il vocio brulicante
della fiumana di vita che fu
ove mormora in piena la quiete.

Nel pozzo c’è acqua
che nessuno berrà.

Tra queste rovine polverose
d’una gelida estate incandescente
su cui rovinò fragorosa
la rovinosa valanga dei secoli
si succedettero civiltà estinte
votate all’avvenire,
ignare che il presente era passato.

E qui
su questa tomba d’edera e marmo
gravano gli attimi petrosi
sugli amanti che si dissero: “Per sempre”.

E sotto al macigno di istanti
che tace
noi titubiamo dubbiosi;
eppur pare certo il viluppo
con cui tratteniamo il timore
sostenendoci saldi e spauriti
mentre il tempo ci frana di sotto.

Ti sorreggo mentre m’abbracci,
mi cingi e mi metti al riparo
dall’erosione che ci trascina via;
immobili, stretti, avvinghiati,
sprofondiamo nelle crepe delle labbra
come scivola l’ultima goccia
nello squarcio del muro maestro.

Ed il brivido del suol che ci attraversa
è lo stesso tremore di dio.

E’ questo, amore, che siamo:
un singulto dell’infinito che ci pervade,
una bella incertezza del Caso.

Ed i nostri devoti “ti amo”
son sospiri in una tormenta.

Ed è questo, amore, il destino:
un attimo d’ardor del nostro bacio
prima di precipitar
nel gelo eterno.

*

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