Beati i poveri, perché moriranno prima

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Co.co.pro.fagia

Posted by sdrammaturgo su 12 marzo 2012

Dalle vetrate dell’Inps, prigioniero,
vedo la fregna che passa di fòri.
Loro nun guardano ne ‘sto maniero,
che pare che dice: “Si entri, mòri”.

E certo noi qui dentro nun sem vivi:
lo spirto nostro è ‘n cumulo de stracci,
morente non per valli, non per clivi,
ma ne ‘sto scatolone de poracci.

E intanto passa in fretta Gran Falcata
e subito l’insegue Veste Scura;
incrocia entrambe Assorta Pensierosa

lumando di beltate la giornata.
Tra le scartoffie, ad ogni scollatura,
il grigio mal si mescola col rosa.

*

E fanno bene a corre lontano,
via da ‘sto posto, ‘sta desolazione,
ché nun attizza chi tende la mano
pe’ l’assegno de disoccupazione.

Van dal musico, dal ricercatore,
oppur dall’ingegnere o ‘l collo bianco;
da chi je dà ‘n futuro, no ‘n par d’ore,
da chi che de campà nun è mai stanco.

E nu’ le biasimo né le condanno:
li fiori nun ponno stà sott’a ‘n sasso.
Nun s’ha da stà co’ l’ansia pe’ ‘l mattino:

la vita comoda è mejo d’affanno.
Li sacrifici buttate a lo scasso,
a ricchi e belli legate il destino.

*

In questa vita che ce danno a nolo,
io, cattivo pagante, ne ‘sto mondo,
con quel che costa, te posso offrì solo
la fila a la posta. E intanto grondo

tra l’Inail che te manda al Caf dell’Ente,
il Caf al Caaf, il Caaf al Patronato,
e tutta ‘sta fatica deprimente
pe’ prende l’elemosina de Stato.

Lui t’affama, t’abbevera ‘l nemico.
Me rubi cento e poi me dai due o tre
e inventi ‘sto sistema che ciascuno

nun vede ‘l Principe, ma ‘n timbro e ‘n plico.
A dominatte è sempre qualche re,
eppure nun te domina nessuno.

*

Con me ‘l timor del carcere funziona:
si nun vo a rubbà a li macellari
è sol pe’ la paura d’esse Giona
‘nculato nei cetacei giudiziari.

Eh, si adesso me vedessero l’ècchese…
Dirìan: “Che culo mannatte a fanculo!”
E poi: “Dura lècchese sedde lècchese”
E legge vuol che si bastoni il mulo.

Ah, l’amori iti… Una ha fama,
io ho fame; due son con benestanti.
Insomma, per tutte grosso successo.

Io sto qui: lì la fica, qui la brama,
co’ ‘sto vetro a separà le passanti
da li stronzi che intasano ‘sto cesso.

*

“Eppure ce parevi promettente.
Ma lo vedi come te sei ridotto?”
La vita, se sa, è ‘na gran fetente:
te trovi fallito in quattr’e quattr’otto,

in coda a ‘no sportello pe’ ‘n contratto
che n’ t’hanno rinnovato. Sei ‘no schiavo:
dell’esistenza t’hanno fatto ratto
‘l padrone e quello che je dice: “Bravo”.

Ed ecco che lì fòri, tutte belle;
qui dentro, oppure al Centro pe’ l’Impiego,
ce so’ la grassa, la zoppa, la muta

co’ la prole, che je diresti a quelle:
“Io proprio davvero nu’ me lo spiego:
ma che te dice ‘sta capoccia astuta

*

d’annà a appioppà a ‘n’ artra pora persona
la stessa vita tua che fa schifo?
Brutta la sua, la tua meno bona.
Famija, scòla, dio, lavoro e tifo:

così ‘l Governo t’afferra pe’ l’ano,
te strizza la palle, cuce la sorca.
Si voj fà la guerra, sta’ sul divano;
si voj libertà, no fiji, più porca”

Noi semo brutti, bassi, tozzi e calvi;
lo sborro nelle palle è sol veleno:
nun va diffuso come inquinamento

e i non mai nati tutti fatti salvi.
De vita in povertà se ne fa a meno.
Nun me pare ‘na grazia ‘sto tormento.

*

Ecco, questo è ‘l banchetto del Potere:
ce stamo assisi, nun potemo arzacce;
qui la miseria, lì le fregne vere;
e guardele, ‘ste zinne, che bisacce!

E ‘l vetro manna pure ‘l mi’ riflesso
e quello de quest’artri sciagurati.
Da solo me guardo e me dico: “Fesso”
La gara a chi so’ più diseredati.

La vita è ‘na mela, ce dan la scorza.
Lo chiamano progresso, Social Patto.
A me me pare solo ‘na pazzia.

T’hanno fatto mette a ssede pe’ forza,
t’han detto: “Magna. È bono ‘sto piatto
de mmerda? Se chiama Democrazia”

*

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“Sonetti del barbiere libertario” 8

Posted by sdrammaturgo su 2 febbraio 2012

Alle superbe schiave

*

Impiegata che vai a manifestà
e dici: «Escort? ‘N par de cojone!
Io so’ contro la mercificazione!»
e quell’ott’ore chiami libertà:

ma nu’ lo sai che tu se’ ancor più cosa?
Che pe’ ‘l padrone che te tiene ansante
tu conti tale e quale a la stampante?
Tu presti per danar il corpo a iosa:

dai occhi, mani, testa, piedi e core
e nun c’è alternativa a la fatica.
L’istesso vale poi pe’ l’operaia,

docente, chirurga, schiave de paja.
Che differenza c’è tra orecchie e fica?
Sol quella che pretendono le sòre.

La troia “sanza onore”?
Guadagna più, lavora meno e tromba.
Tu mòri in un ufficio ch’è ‘na tomba.

*

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Una storia italiana

Posted by sdrammaturgo su 31 dicembre 2011

Fino a ieri mattina lavoravo in un’agenzia di informazione che si occupa di redazione di rassegne stampa. Ci lavoravo da due anni e tre mesi. Da ieri pomeriggio sono disoccupato. Il mio contratto a progetto – rinnovato talvolta ogni sei mesi, talvolta ogni tre e financo di mese in mese – scadeva oggi, il 31 dicembre 2011. Mi hanno comunicato il 30 che il 2 gennaio 2012 non sarei dovuto andare a lavoro.
Era da un po’ che stavano riducendo il personale. A svolgere la mia mansione – inserimento nell’archivio delle notizie selezionate – eravamo in due, io ed una collega, ed uno dei due – era nell’aria – lo avrebbero mandato via.
Ieri mattina il responsabile del personale della sede mi convoca nel suo ufficio e mi dice: “Sai bene che sia tu che la tua collega avete il contratto in scadenza. Ora: tu sei più bravo, più veloce, lavori di più e meglio di lei; tu hai la fiducia di tutti, lei no; tu sei benvoluto da tutti, lei tutt’altro; tu sei una persona intelligente, lei una pazza psicopatica insopportabile; lei ha cinquant’anni ed è già sistemata, tu ventotto ed hai ancora tutta una vita da costruire; lei ha la casa di proprietà, tu stai in affitto; lei ha anche un altro lavoro, tu solo questo, quindi se rinnoviamo il contratto a lei invece che a te, ci sarà una persona con due lavori ed un’altra con zero; ma lei è la moglie dell’amico di famiglia del proprietario dell’azienda, quindi dobbiamo mandare via te e tenere lei”.
Ho sempre detestato il capufficio, ma questa volta ne ho apprezzato l’onestà, e l’ho ringraziato per questo.
Prima di uscire sono andato a salutare il proprietario stringendogli la mano. Mi ha fatto gli auguri di buon anno e “per tutto” con un sorriso incolpevole, innocente, angelico, candido, puro, benigno. Sembrava quasi sinceramente dispiaciuto.
C’è anche un’ulteriore nota curiosa: mi hanno dato un foglio in cui mi offrono di andare a lavorare nella sede di Rieti dalle 3 alle 7 di mattina per 780,20 euro lordi al mese. Un’offertona. Porta la data del 28 dicembre 2011 e c’è scritto che “l’accettazione della presente proposta deve essere improrogabilmente comunicata all’azienda entro e non oltre il 29 dicembre 2011”. Me l’hanno consegnato il 30.

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L’equivoco quando si parla di mercificazione dei corpi

Posted by sdrammaturgo su 14 febbraio 2011

Il problema non è la valletta nuda. Il problema è il presentatore vestito.

L’umiliazione non è la nudità: l’umiliazione è giacca e cravatta.

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Sopra, chiari esempi di palese dignità di persone evidentemente libere

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Donne, non fate le escort. Non è dignitoso. Fate le stagiste fotocopiatrici all’Unità per Concita De Gregorio 10 ore al giorno 5 giorni a settimana per 400 euro al mese. Quello sì che lo è.

La libertà è nell’alternativa.

Se non puoi scegliere, sei suddito e servo.

Dignità è libertà. Lavoro è schiavitù. Schiavitù non è libertà. Lavoro non è dignità.

Io allo Slave Pride non ci sono andato.

 

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Gli schiavi manifestano per avere una catena più colorata

Posted by sdrammaturgo su 22 dicembre 2010

“Sì! Rivendico voglio pretendo il diritto ad essere segregato in una stanza cinque ore al giorno sei giorni a settimana insieme ad una ventina di sconosciuti con cui non ho scelto di stare ed alzarmi in piedi quando entra il mio superiore al quale devo chiedere il permesso per andare al cesso utilizzando la terza persona femminile singolare in segno di sottomissione ed il quale come se fossi una pignatta da concorso alla fiera dei recipienti di cui valutare la capienza giudicherà numericamente il risultato dei miei sforzi aggiuntivi pomeridiani compiuti per ottenere un eccellente livello di apprendimento dei programmi ministeriali selezionati da quelli che comandano i quali hanno stabilito cosa devo conoscere e cosa no e soprattutto come in base al pensiero dominante in modo tale che forte di ore ed ore di studio che mi avranno ben distinto dagli altri miei simili potrò accedere ad un’istruzione di più alto livello e dopo essermi lasciato orgogliosamente indottrinare dallo Stato ed aver dimostrato di aver imparato ed assorbito i valori di gerarchia obbedienza competizione e produttività mi sarà rilasciato un regolare documento dove sarà attestata la mia piena accettazione del Potere e sarà segnato il grado della mia qualità di strumento da lavoro cosicché forte del mio sapere specialistico universitario settorializzato ed ottimizzato potrò divenire un efficiente ingranaggio della catena di montaggio civile capitalista neoliberista facendomi il culo otto ore al giorno cinque o sei giorni a settimana dodici mesi all’anno tranne quindici giorni ad agosto per quarant’anni al fine di finanziare la vasca idromassaggio del mio datore il quale ripagherà i miei sforzi permettendomi di nutrirmi e legarmi ad una donna con la quale fonderò un nuovo nucleo base di controllo sociale e genererò futura manodopera poiché il cittadino maturo è quello che asseconda il corso degli eventi coercitivamente indirizzati ritenendosi al contempo indipendente e se sarò molto bravo potrò diventare sfruttatore a mia volta e questa più elevata posizione mi permetterà di godere di una proprietà privata più cospicua che proteggerò ed amplierò alzandomi presto la mattina per tutta la vita e lavorando sodo per la produzione di oggetti o servizi privi di una reale utilità ma fondamentali a far girare denaro in tondo che consentirà la conservazione dei rapporti di forza tra padrone e schiavo ed alla fine potrò permettermi una tomba bellissima perché la cultura dell’establishment mi rende libero!”.

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Vuoi questo diritto? Non c’è bisogno che tu vada a manifestare: ti cedo volentieri il mio.
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Un fallito contemporaneo, 4

Posted by sdrammaturgo su 19 dicembre 2010

Capitolato Quarto

Io magari fosse un altro. Il guaio è che io è proprio io

nel quale il Nostro si accomiata senza meno e neppure senza più, per e diviso e, bastonato dalla vita, cessa le proprie elucubrazioni mancando di pervenire a conclusion veruna, ma si accorge che nel corso del proprio itinerario speculativo ha discoverto qualcosa di quantomai importante, ovverossia di aver davvero un’anima, che però è un cesso ed ha pure l’ernia, e, prima di tacere, porge in dono al paziente lettore una postrema osservazione: a ben vedere, Pietro Pacciani poteva usare realisticamente la scusa della collezione di farfalle.

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Va bene, lo ammetto: la amo ancora. Stavamo così bene, insieme… Specie quando io non c’ero.
Ho imparato una cosa: quando la vita ti sorride, ti sta prendendo per il culo.
Ma non bisogna essere egoisti nella disperazione. Quando ci sembra che ci stia andando tutto storto (e, di fatto, ci sta andando), dobbiamo pensare ai nostri cari che stanno bene, alle persone cui più teniamo che magari invece stanno vivendo un momento molto positivo, e rallegrarci di ciò. Ad esempio, chissà come dev’essere felice in questo momento la donna che amo mentre qualcuno la starà scopando. Mi sento già meglio.
Detesto essere tornato single pure per un fatto di cura della mia persona. Quello dei single è infatti un dramma anche igienico: un single non avrà mai la schiena pulita.

E’ che tutto ciò che mi circonda mi appare troppo, smisuratamente, prepotentemente illogico. Volete un esempio pratico ed emblematico dell’illogicità imperante? I concorsi di bellezza. Perché così tante ragazze si prestano ad una martoriante sequela di interviste, giochini, sfilate umilianti per entrare nel mondo dello spettacolo quando poi dovranno comunque concedere un’impeccabile fellatio ad un produttore dall’inequivocabile panza? Non sarebbe più saggio saltare un passaggio?
Peraltro, che so, prendiamo Miss Italia. Chi partecipa a Miss Italia è perlopiù una giovanissima di provincia, generalmente la più ambita del paese, che non ha ancora terminato le scuole superiori. E con chi altri costei deve aver giaciuto se non con il bulletto dell’istituto? Di conseguenza, da qualche parte c’è qualche futuro carrozziere che vive di rendita al baretto vantandosi di essere stato con la seconda classificata a Miss Italia.
E non posso neppure accettare che nessuno abbia mai rilevato l’assurdità di chiamarsi Emiliano. Voglio dire, è come chiamarsi Ligure. “Piacere, Triestino Brambilla”. Bah.

Eppure mi basterebbe così poco per essere felice…
Mi basterebbe che legalizzassero la marijuana, così finirebbe il reggae.
Mi basterebbe che venissero abolite tutte le insegne dei ristoranti o delle mense in cui c’è scritto: “Menù a scelta”. Ma dove si è mai visto un menù imposto?
Mi basterebbe diventare il sogno erotico di una ballerina burlesque qualunque – ebbene sì, anche io sono vittima dell’inflazionatissimo fenomeno del burlesque. Ma il segreto del successo del burlesque risiede nella semplicità geniale alla base dell’idea: fica vestita da fica.
Mi basterebbe persino avere un lavoro decente. E la mia voglia di lavorare è pari alla voglia di campare di Cesare Pavese.
In questo periodo, la settorializzazione del lavoro è davvero spietata. Una volta ho trovato lavoro come arrotino ma non ombrellaio.
Ma non posso lamentarmi, o almeno non più del dovuto, giacché, a onor del vero, c’è da dire che ultimamente ho trovato un buon impiego da libero professionista, un mestiere perfettamente ritagliato sulla mia persona: Dispensatore di Soddisfazioni Tramite Confronto.
Ma, siccome sotto sotto sono un pezzo di pane, il mio obiettivo è quello di rendermi utile per gli altri, aiutare le persone in difficoltà, offrire un supporto a chi ne ha davvero bisogno. Per questo sogno di istituire il primo Corso per la Gestione delle Reazioni alle Battute Orrende.
Ho anche proposto l’idea della telecronaca con commento tecnico per amplessi di megalomani e pare che alcune aziende siano interessate al brevetto.
E, visto che oggi ricorre l’ennesimo anniversario del mio mesto genetliaco, sto cercando di insidiare il record detenuto da un orfano bielorusso per il minor numero di auguri ricevuti per il compleanno. Quest’anno ci sono andato vicino, ma l’anno prossimo posso seriamente concorrere per l’oro.

Come si fa a sopportare di vivere sapendo che ad ogni mia pippa corrispondono tre modelle per il cantante dei Maroon 5? E’ immorale leccare la fica di una supermodel quando hai la voce di Alvin Superstar. Dovrebbe essere proibito, che diamine.
Qualche giorno fa, invece, mentre mi intrattenevo con un atto d’onanismo spiccatamente mesto, pensavo: “Ha scopato più donne Pierre Woodman dal basso della sua panza in sole due pagine di Xvideos che io in tutta la mia vita”.
Ma guai a voltolarsi nello scoramento. Meglio pensare a chi sta peggio. Nietzsche, per esempio. Povero Nietzsche: ha fatto scopare tanta gente e lui non ha mai scopato. Eh sì, perché, se vuoi rimorchiare qualche avvenente studentessa con velleità intellettuali, le butti là una citazione di Nietzsche e sei già a metà strada.
Voglio andare in controtendenza: basta con la facile seduzione di “ci vuole il caos dentro per partorire una stella danzante” a cui nessuna resiste. Troppo comodo fare leva su frasi così suggestive. Da adesso in poi alle ragazze voglio citare Heisenberg. “Mentre il principio di indeterminazione si applica alla misura di x e della componente della quantità di moto lungo x, questo non si applica alla misura contemporanea di x e di Py (dato che [x, Py]=0)” “Te la do”.
Non che la mia vita sia totalmente priva di soddisfazioni, sia chiaro. Pensate, una volta volevano addirittura propormi come condomino del mese. Ed io non sono mai stato neppure il me stesso del giorno!
Forse la mia sfortuna risiede nell’essere nato negli anni ’80. E si sa: gli anni ’80 sono stati così brutti che neppure i sex symbol erano belli.
Nonostante tutto, poteva andarmi peggio. Potevo chiamarmi Gioacchino.
Beh, chiudo qui queste mie tediose lagnanze frastagliate e cogitabonde, incollate tra di loro senz’ordine ed un poco a caso. Vi ho già annoiato abbastanza ed ho alcune faccende da sbrigare: non vorrei che se venisse il mio usuraio trovasse la casa in disordine.

Vi porgo sicché i più cordogliali saluti.

Vostro in usufrutto,

Amilcare.

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Uropa

Posted by sdrammaturgo su 30 luglio 2010

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Neo-benedettismo

Posted by sdrammaturgo su 6 marzo 2009


Sabato sera                                                      Lunedì mattina
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Salta et labora

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Dell’alzarsi in piedi quando entra l’insegnante

Posted by sdrammaturgo su 12 gennaio 2009

Sottotitolo: Di cosa si sta parlando quando si parla di educazione

Sottaceto del sottotitolo: Apologo vagamente brechtiano sulla società e chi la compone, chi la scompone e ne dispone, chi la decompone e chi le si oppone

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A scuola, quando entrava l’insegnante,
molti si alzavano automaticamente,
e quelli sono diventati schiavi perfetti;
pochi si alzavano con convinzione,
e quelli sono diventati degli ottimi borghesi;
alcuni si alzavano controvoglia,
e quelli sono diventati delle teste di cazzo;
io non mi alzavo affatto
e sono diventato un anarchico intelligente.

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In allegato, una divagazione a tema ed in tema

La moda è un fenomeno aberrante e si sa. In genere si dice che sia una tremenda e pericolosa cazzata in quanto l’individuo sospende il proprio giudizio e – per comodità, pigrizia, vigliaccheria, ignoranza, semplice imbecillità (tutti fattori che concorrono a comporre la sindrome del gregge) – delega il proprio pensiero ad un altro che pensi al posto suo e decida per tutti (e, in tal modo, l’altro ti frega e ci lucra, aggiungo).
Ora, per me il problema non è tanto – o comunque non solo – questo. Personalmente, sarei ben felice se fosse, che so, José Saramago ad indicare cosa debba piacere a tutti e tutti si omologassero al suo gusto ed alla sua intelligenza. Il guaio è che a farlo sono Dolce e Gabbana.

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Post scriptum – Forse non tutti sanno (e molti preferirebbero non sapere) che

A Roma – udite udite – è stato inaugurato (rullo di tamburi, suspence, squilli di tromba, un bambino in terza fila – per dare l’effetto del pubblico – si scaccola, il nonno gli dà uno scappellotto, ma tanto ha novant’anni ed un tumore ed ha i giorni contati, quindi il pargoletto lo deride e lo rovescia dalla carrozzella, così, gratuitamente, a sfregio) nientepopodimeno che lo Shopping Bus, una linea circolare gratuita di trasporto pubblico istituita appositamente per condurre turisti e cittadini a fare shopping in centro.
Sì, avete capito bene: lo Shopping Bus.
D’altro canto, cosa c’è di meglio, dopo una dura settimana di lavoro, di un bel tour guidato nei luoghi storici delle compere inutili ove spendere in cazzate le briciole del padrone per far arricchire altri padroni? La vita, si sa, è divisa in lavoro ed acquisti.
Mi sono subito venuti in mente i percorsi obbligati per i topi in laboratorio. L’uomo schiavizza i topi per imparare a comportarsi da topo schiavizzato.
Questa preziosa risorsa per il comune – che ringraziamo per la brillante iniziativa che dà nuovo lustro alla vita culturale della città – avrà di certo bisogno di uno slogan che la lanci definitivamente nell’olimpo della millenaria storia romana. Ne propongo uno: “Lavora, consuma, crepa. Ma con l’ATAC”.

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“Pedanteria politicizzata” 6 – Le feste comandate

Posted by sdrammaturgo su 2 aprile 2008

Prosegue l’indagine alla scoperta dei tanti aspetti del male annidato nella nostra quotidianità e di cui non ci accorgiamo, pur esso standoci sempre sotto agli occhi, per via della spessa coltre di abitudine che lo maschera e lo protegge.

 

Piaga che funesta il vivere civile, le feste comandate rappresentano la faccia trascurata eppure essenziale del complesso di assoggettamento dell’essere umano esercitato dall’oligarchia semi-consapevole e financo semi-vittima delle proprie strutture di governo. Mi riferisco in particolar modo alle feste laiche, quelle recepite dalla popolazione come occasione di pura distrazione scevra anche di aspetti di spiritualità di cui sono pregne la domenica dello zombi altrimenti detta Pasqua oppure la ricorrenza del frutto di relazione extraconiugale puzzolente di somaro e bue meglio nota come Natale.
Pasquetta, Ferragosto, Capodanno et similia costituiscono una iattura nonché un inganno che grava sugli ignari lavoratori, i quali anzi attendono con ebete trepidazione ed accettano con ingenua soddisfazione tali feste che invece altro non sono se non strumenti che concorrono al progetto già realizzato di asservimento globale.
Deve essere ben chiaro che la divisione netta tra lavoro e ricreazione è propria di un’ottica schiavistica. Perché lavorare fa schifo (si tenga presente che qui si intende l’accezione secondo cui “lavoro è quando non ti piace”, cit.), il lavoro debilita l’uomo ed al massimo nobilita il datore (cit.). Lavorare, insomma, stanca. Come dice Carmelo Bene, non può esistere affrancamento sul lavoro, ma solo affrancamento dal lavoro. Per questo mi è sempre stato caro il motto “lavorare tutti, lavorare meno”: in una società giusta ed equa, retta dal buonsenso e dall’intelligenza, il lavoro sarebbe la semplice fonte di sostentamento comune, per cui sarebbe sufficiente un impegno minimo da parte di tutti per il bene collettivo; ma un’economia basata sulla proprietà privata e sulla prevaricazione fa sì che i molti debbano prodigarsi per l’arricchimento dei pochi e la classe dominante stessa si lasci inghiottire dal delirio del potere, perdendo di vista quello che dovrebbe essere l’unico scopo di una comunità e di ogni suo singolo componente, cioè il benessere. E non ci può essere benessere laddove c’è sete insaziabile di dominio, né per chi ambisce a comandare (ammorbato com’è dall’ansia di prevalere sugli altri), tantomeno – e a maggior ragione – per chi è vittima di sfruttamento inumano e disumanizzante e deve rinunciare di fatto alla propria vita ed alla propria dignità prestando le braccia a stupidi obiettivi di incremento del profitto.
Non può considerarsi una vita degna di essere vissuta quella scandita dall’orologio della produzione ed in cui si lavora un terzo della propria esistenza, l’altro terzo si dorme e l’ultimo terzo si è spossati (cit.).
Questo meccanismo perverso non serve altro che a spersonalizzare l’individuo ed automatizzarlo.
Il mantra del diritto al lavoro è una trappola ed andrebbe sostituito con la formula diritto alla sussistenza (cit.). Bisogna fare attenzione alle parole. Se non è che puoi lavorare, bensì devi lavorare, significa che sei uno schiavo (cit.).

Il potere mette dunque in conto di controllare il lavoro; quando arriva però a mettere le mani anche sull’ozio e sul piacere, la sua vittoria è totale ed il suo dominio assoluto.
Non a caso le religioni puntano ad esercitare la loro influenza dittatoriale principalmente sulla sfera sessuale, ovvero la più intima, sana e squisitamente edonista dell’essere umano. Il sistema padronale per eccellenza – ovvero quello di matrice metafisico-mitologico-sovrannaturale – sa bene che attaccare ed impossessarsi della possibilità della gioia e del godimento, proibendoli, demonizzandoli e svuotandoli in tal modo di ogni bellezza, equivale a conquistare l’anima stessa dell’uomo, rendendolo castigatore di se stesso e riuscendo ad intervenire laddove l’occhio del sorvegliante non potrebbe mai arrivare. Manovrare ed amministrare il piacere, annullandolo, significa smorzare nell’individuo qualsiasi anelito alla felicità; altresì, trasformare una mente pensante in un perfetto robot obbediente.
E’ incredibile come alla quasi totalità delle persone venga simultaneamente voglia di scampagnata a a Pasquetta e non, che so, il diciotto maggio; come tutti provino un incontrollabile desiderio di falò a Ferragosto invece che il ventidue luglio; come ognuno senta il bisogno di riunirsi con gli amici per un cenone il trentuno dicembre piuttosto che il sette febbraio.
Le occasioni di trastullo sono dunque, paradossalmente, imposte dall’alto, allo stesso preciso modo di come viene imposta l’attività. Tant’è che vengono chiamate giustappunto feste comandate, vale a dire ordinate, ingiunte. Se badassimo maggiormente alla terminologia, ci accorgeremmo che la verità è già tutta palesata ed esplicitata nel linguaggio (esempio: proprietà privata. Privare significa togliere, lasciare senza, rendere sprovvisto).

Creare le condizioni affinché ciascuno si prodighi a divertirsi a tutti i costi in giorni prestabiliti comporta inoltre un incremento di spese inutili che mai sarebbero state affrontate in altra data, ergo un ulteriore aumento di guadagni. Viene consumato l’inutile per tradizione, passivamente, senza una scelta ponderata, senza che nessuno si fermi a chiedersi: “Ho realmente voglia di un mattone di cioccolato scadente farcito con canditi di simil-plastica?”. Ed intanto gli apparati capitalistici gongolano, in barba agli immondi ed ingenti sprechi che derivano necessariamente da acquisti meccanici non supportati da sincero desiderio.
Privare l’evasione della spontaneità di cui abbisogna implica astutamente per di più che il cittadino assuma uno sguardo disincantato sul sollazzo e sullo svago.
Per esempio, da piccoli i genitori ci permettevano a Pasquetta di fare ciò che ci era proibito gli altri giorni: stare un’intera giornata fuori con gli amici, lontano dalla sorveglianza degli adulti, poter fare come ci pareva, autoamministrarci. Perché per le feste si faceva un’eccezione alla regola della sottomissione ai dettami della società gerarchicamente organizzata. Così non ci sembrava vero, cominciavamo ad organizzarci settimane prima ed arrivavamo al fatidico giorno elettrizzati ed euforici. Tanto era il nostro entusiasmo che non vedevamo l’ora di dare inizio alla giornata di libertà, sicché ci accordavamo per vederci presto, “alle dieci in punto”, “anzi no, alle nove, così abbiamo più tempo”, “allora meglio alle otto e mezza”, “a questo punto facciamo le otto!”. Alle sette di mattina eravamo tutti nel luogo in cui avevamo riversato le nostre smisurate aspettative. Enorme era la delusione allorché, dopo la prima mezzoretta di schiacciasette, ci accorgevamo che, in fondo, quella tanto agognata Pasquetta non era poi questa specialità; la noia ci piombava addosso inesorabilmente e ci rendevamo conto di quanto sarebbe stato meglio poter vivere ogni giorno senza schemi rigidi obbligatori piuttosto che riversare ogni sogno di libertà e diletto in una sola giornata, i cui confini angusti non erano certo idonei a concentrare tutti i nostri naturali ardori.
Disilludere artatamente e coattamente sul piacere – o comunque incanalarlo secondo disegni predeterminati – instilla quindi il germe dell’apatia o, nella migliore (o peggiore) delle ipotesi, offre un magro contentino ammantato dall’illusione che sia il massimo concepibile e per questo da tenere in gran conto; entrambe le cose non servono altro che a rendere gli animi ed i corpi più docili per essere utilizzati come forza lavoro.
Fiaccare gli spiriti per potere poi servirsi meglio delle membra: le tecniche del potere sono tremendamente semplici nella loro raffinata efficacia e perfetta funzionalità.

Il divertimento deve essere sì slancio istintuale, impulso vitale, senza il bisogno di dovere stare troppo a rifletterci sopra, onde non inaridirlo e di conseguenza snaturarlo, ma giammai deve appunto diventare automatismo, la qual cosa è il contrario esatto dello svago spensierato che rigenera.
L’imperativo del divertimento esclude la genuina volontà del divertimento.
Suddividere il tempo in lavoro e riposo dal lavoro si configura pertanto come una pratica alienante ed un esercizio di rigoroso controllo strategico.
Si contesterà portando l’obiezione per cui gli appuntamenti festivi fissi appartengono dalla notte dei tempi al consorzio umano; ma infatti la storia umana è la storia del potere e di come esso è stato via via imposto e subito, ora accolto con servile gaudio, talvolta – raramente – combattuto con inevitabile scacco.
Capisco bene che l’ipotesi di godere del fascino di boschi intasati al suono delle pallonate dei bambini della famiglia di ventiquattro membri vicina di picnic eserciti un’attrattiva irrinunciabile, quasi quanto lo stare in fila quattro ore sull’autostrada sotto al sole per poter bearsi di dieci minuti di fuochi d’artificio o l’esultare con amici e parenti per la spassosa esplosione di un raudo; tuttavia, sarebbe sempre utile ricordarsi che esistono delle valide alternative: una fra tutte, prendere a calci in culo il capufficio, impiccarlo con la sua orrenda cravatta, dopodiché correre ad occupare una fabbrica a scelta e dedicarsi infine a vivere come spetta di diritto a qualunque terrestre nato libero.

 

 

 

Avvertenza

 

Il presente pamphlet perde completamente di credibilità alla luce del fatto che l’autore, per ben due anni consecutivi, in occasione della più stupida e commerciale delle feste – Halloween – si è mascherato da idiota ed è andato ad illudersi di spassarsela in locali trendy-rock.

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Sognavo Marcel Proust, mi ritrovo con Alain Prost

Posted by sdrammaturgo su 11 febbraio 2008

Quella che segue è la fedele e sofferta testimonianza delle picaresche disavventure urbane occorse all’autore – novello Lazarillo de Tormes nell’era della produttività e dei consumi – durante gli ultimi tre mesi di stasi esistenziale altrimenti detta vita.

 

Io sono uno studente spiantato e come ogni studente spiantato sono alla costante ricerca di lavori saltuari di ogni genere che mi permettano di mantenermi all’università (nonostante sembra che abbia sviluppato una forma di allergia alla tesi), pagare l’affitto (onde non dover tornare tra le grinfie della famiglia patriarcale media) e, se ci scappa qualche spicciolo, nutrirmi.
Essendo cresciuto in un’epoca di sogni facili mediaticamente indotti, mi ero illuso che avrei potuto rimpinguare le mie esigue finanze non già scaricando cassette della frutta o mercificando il corpo della mia bisnonna, bensì occupandomi di ciò a cui finora ho dedicato gran parte delle mie energie psicofisiche: arti, libri, cultura e affini.
Carico di ottimismo ed ingenuità, avevo distribuito bel bello (vabbè, al massimo tip tipo) il mio gonfiatissimo curriculum a gallerie, musei, agenzie che si occupano di organizzazioni di mostre et similia.
Una volta che la cruda realtà sotto forma di prevedibile disoccupazione si era scontrata con le mie fantasticherie fanciullesche, avevo cominciato a mirare più in basso (ma non troppo, giacché lo spettro dell’esperienza come bracciante per la raccolta dei pomodori insieme ad extracomunitari sottopagati che mi aveva visto protagonista – o meglio, comparsa – qualche estate prima era ancora ben vivido in me): “Commesso in libreria mi starebbe bene” mi ero detto “sempre addetto agli scaffali sarei, ma almeno avrei per le mani oggetti familiari e graditi invece che foratini o gancetti per le tende”. E poi avrei fatto di tutto pur di non dover stare chiuso in scantinati insieme ad altri cinquanta ricercatori biomedici ad offrire telefonicamente a panzoni iracondi potentissimi smacchiatori particolarmente indicati per le chiazze di sciroppo d’acero su capitelli corinzi.
Dunque via, dagli di spedizione dell’elenco delle mie imprese lavorative a tutte le librerie del circondario ed anche ad alcune non poco fuori mano.
Avevo preso l’abitudine di portare sempre nella borsa una copia del curriculum, “poiché non si sa mai, metti che passo davanti ad un posto salarialmente ghiotto, almeno gliela lascio” e fu questa scelta a segnare il mio destino, cambiandolo per sempre.
Vicino casa mia c’è una libreria davanti alla quale acceleravo sempre il passo ed abbassavo lo sguardo trattenendo il respiro, sbrigandomi a lasciarmela indietro il più in fretta possibile, perché mi intristiva oltremodo, mettendomi addosso un senso di soffocamento ed oppressione al solo vederne la vetrina.
E’ la Libreria dell’Automobile. Già, un negozio specializzato in motoristica che vende solo ed esclusivamente libri su automobili, motociclette, mezzi di trasporto in genere.
Ogni volta che ci passavo davanti, lo sconforto era incommensurabile: subito si spalancava di fronte a me un mondo grigio e tedioso, dai confini ristrettissimi, ove l’immaginazione non aveva alcun modo di spiccare il volo, rimanendo ingabbiata in un rovo di bielle e pistoni.
Sono inspiegabili talvolta i tortuosi percorsi che compie la mente ed è incredibile la follia autodistruttiva e masochistica cui sa spingere il bisogno. Sì, un brutto giorno, convergenza temporale di una serie di rifiuti ed al culmine della mia necessità di fondi, trovandomi nelle vicinanze di quel luogo asfittico ed avvilente, la fame mi spinse ad entrare. Varcai la soglia, quasi in trance, senza riflettere, come un robot.
“Salve, volevo lasciare il mio curriculum, nel caso in cui vi servisse un commesso”.
Il pelato traccagnotto al bancone sorrise, prese il foglio e salutò.
“Tanto figurati, con tutte le librerie a cui ho fatto richiesta, non sarà certo questa quella in cui mi toccherà andare a lavorare”, pensai tra me e me.
Naturalmente, fu proprio quella la sola a volere servirsi delle mie prestazioni.

 

 

 

 

 

Quadro I

 

Personaggi

DATORE ANTIPATICO
STUDENTE SOGNATORE

 

 

DATORE ANTIPATICO Quali sono le tue credenziali?

STUDENTE SOGNATORE Beh, studio Filosofia, sto preparando una tesi sullo Spettro del Nulla in Samuel Beckett…

DATORE ANTIPATICO Ottimo! E poi?

STUDENTE SOGNATORE Ho curato una mostra di artisti emergenti nella quale sono stato anche responsabile del bookshop.

DATORE ANTIPATICO Splendido! Qualcos’altro?

STUDENTE SOGNATORE Ho organizzato un seminario all’università sullo strutturalismo di Foucault in relazione al pragmatismo di Rorty.

DATORE ANTIPATICO Sensazionale! Sei l’uomo che fa per noi: quelli sono gli scatoloni, comincia ad imballare.

 

 

 

 

E considerando che il tutto mi valeva anche crediti formativi come tirocinio, posso vantare di essere il primo studente di Filosofia al mondo che come stage retribuito universitario ha fatto il magazziniere.
Come dimenticare i tomi colmi di sapienza che mi sono passati per le mani? L’avvincente La revisione degli autoveicoli, l’appassionante La mia vita la strada, il mio amore la Vespa, lo sconvolgente La stazione di Bastia Umbra e la ferrovia Terontola-Foligno.
E poi il trittico delle delizie: Il trattore agricolo, Il grande libro dei trattori, Trattori nel mondo.
Pietre miliari dell’epica motoristica sono Caterpillar Chronicle e The Caterpillar Century. Ho in progetto di scrivere il libro che completi la trilogia: La ruspa del male.
A corredare questa saga fantastica, Caterpillar Photo Gallery, l’ideale per chi voglia riscoprire il gusto di sfogliare pagine struggenti emozionandosi al tepore di un focolare con la dolce poesia di una scavatrice.
Quindi un tuffo nella storia con Motociclismo a Trieste, un salto nell’avventura con Jeep da competizione, un capitombolo nell’ignoto con In moto con Marco Polo.
Ma il vero valore aggiunto della Libreria dell’Automobile sono i clienti: campioni del bravapersonismo, fuoriclasse della battuta innocente, veri virtuosi dell’ominità, giganti della pettinatura innocua, ragionieri che non temono di esplorare fino in fondo il loro mondo di sette centimetri per tre virgola cinque, vivendo al massimo ogni proiezione del Gran Premio per suggere la linfa vitale del cambio sequenziale.
Me li vedo da piccoli quando leggevano Ventimila leghe sotto i mari che invece di immedesimarsi nel Capitano Nemo sognavano di essere la puleggia del sommergibile.
Mentre io, povero ragazzino la cui definizione di automobile era sempre stata “oggetto metallico su ruote che serve a portare un individuo dal puno A al punto B nel minore tempo e con la minore fatica possibili”, digiuno delle più elementari nozioni sul carburatore, non potevo che guardare dall’alto in basso siffatti colossi, schiatta di eletti depositari dei misteri dell’Alfa 33.

 

 

 

 

 

Quadro II

 

Personaggi

DATORE INSOPPORTABILE
STUDENTE SPAESATO
PRIMO CLIENTE
SECONDO CLIENTE
CLIENTE ABITUALE

 

 

DATORE INSOPPORTABILE Allestisci la vetrina con qualche libro che attiri l’attenzione

STUDENTE SPAESATO (pensando tra sé e sé) Bene, non conosco uno straccio di marca automobilistica. Quali saranno quelle che vanno per la maggiore? (si guarda intorno smarrito, poi nota qualcosa) Toh, un libro grande e rosso. E’ sulla Ferrari. La Ferrari è famosa, la conosco pure io, andrà bene questo. (ad alta voce) Ci metto questo sulla Ferrari,

DATORE INSOPPORTABILE No, vedi, il ferrarista, fondamentalmente, è un esibizionista. Il vero appassionato è il porscheista. Mettici uno sulla Porsche.

STUDENTE SPAESATO (sbigottito) …Ah…

(entra il primo cliente)

PRIMO CLIENTE Salve, cercavo Moto Guzzi – The complete history. Sa, è per mio cognato: lui è un guzzista di vecchia data.

DATORE INSOPPORTABILE Mi ricordo di lei: è venuto qui qualche tempo fa proprio con suo cognato. Ma non era un hondista?

PRIMO CLIENTE (quasi risentito) No no no no no, ci mancherebbe! Lui sempre stato guzzista.

DATORE INSOPPORTABILE Eh, infatti, ricordavo male. Ecco a lei. Questo è un ottimo libro: ci sono tante figure.

(entra il secondo cliente)

SECONDO CLIENTE Buonasera, è uscito Alfa Romeo – Le vetture di produzione dal 1910 ad oggi?

DATORE INSOPPORTABILE Sissignore! Questo è la Bibbia dell’Alfa, un testo imprescindibile per un alfista come si deve.

SECONDO CLIENTE Uh, che meraviglia. Quanto l’ho aspettato…Centottanta euro, neanche tanto. Poi volevo prendere anche un libro sulla Lancia per mio padre. Grande lancista, lui…

(entra il cliente abituale)

CLIENTE ABITUALE Buonasera, buonasera, c’è qualche volume sulla Fiat Croma, ecco, Croma, sa, deve arrivarmi tra qualche giorno, oppure anche un volume sulla famiglia Agnelli, io sono un grande appassionato di Fiat, vede, le faccio anche pubblicità con il cappello e la borsa, hehehe.

DATORE INSOPPORTABILE Ben ritrovato. No, purtroppo sulla Croma non è uscito niente e di quello che c’è sulla famiglia Agnelli ha già comprato tutto.

CLIENTE ABITUALE Hehehe, fa nulla, tanto ripasso, e mi raccomando, se vi capita un libro sulla Fiat Croma, ecco, Croma, mettetemelo da parte. Sa, deve arrivarmi tra qualche giorno, oppure anche un volume sulla famiglia Agnelli, io sono un grande appassionato di Fiat, vede, le faccio anche pubblicità con il cappello e la borsa, hehehe.

 

 

 

 

E così ho scoperto che anche nel mondo dei motori esistono delle correnti di pensiero. Immagino già le interminabili ed agguerrite querelle sulle portiere della Citroen AX.
Personalmente, sto ancora cercando di capire a quale scuola di pensiero appartengo, quale sia la mia vera anima: potrò considerarmi un opelista oppure batte inesorabilmente in me un cuore di inguaribile peugeotista?
Mentre mi interrogavo su tali quesiti esistenziali, l’irritantissimo datore mi sollazzava divertitissimo mostrandomi la cartolina inviataci dalla sede centrale di Milano in cui una strappona a tette di fuori si calava le mutande su cui erano impressi gli auguri “Merry Christmas and a Happy New Year”. C’è ancora molto da scoprire sull’ecosistema aziendale e relativi entusiasmi.
Serberò però sempre nel mio cuore il pensiero di quella mamma che venne un giorno a comprare il regalo per il proprio figlio, sua gioia, suo orgoglio.

 

 

 

 

 

Quadro III

 

Personaggi

STUDENTE RASSEGNATO
MADRE FIERA

 

 

MADRE FIERA Vorrei un bel libro su Ayrton Senna. Mio figlio è matto per Ayrton Senna! Ha tutta la camera tappezzata di poster di Ayrton Senna. Pensate che in ogni occasione importante, tipo un esame, si mette sotto la camicia la maglietta di Ayrton Senna! E non solo (con gli occhi lucidi): nella credenza in cucina ha allestito un piccolo altarino con foto e candele per Ayrton Senna!

STUDENTE RASSEGNATO Eh, signora mia, lei sì che ha un figlio sensibile.

(entra il cliente abituale)

CLIENTE ABITUALE Buonasera, buonasera, c’è qualche volume sulla Fiat Croma, ecco, Croma, sa, deve arrivarmi tra qualche giorno, oppure anche un volume sulla famiglia Agnelli, io sono un grande appassionato di Fiat, vede, le faccio anche pubblicità con il cappello e la borsa, hehehe.

 

 

 

 

Il pensiero di quel mio coetaneo così sentimentalmente coinvolto nei motori mi aveva toccato nel profondo. Volevo dare prova anch’io di conoscenze nel campo delle vetture, evolvermi, smetterla di essere solo un mero piede sinistro che schiaccia la frizione: volevo penetrare l’essenza di quella frizione, dimostrarmi degno di quell’ambiente così nobile!
L’insipienza, però, in certi campi te la fiutano.

 

 

 

 

 

Quadro IV

 

Personaggi

DATORE NAUSEANTE
STUDENTE SPERANZOSO
CLIENTE

 

 

CLIENTE Salve, cos’avete sulla Toyota?

DATORE NAUSEANTE Claudio, guarda cosa c’è sulla Toyota e portalo su.

STUDENTE SPERANZOSO (pensando tra sé e sé) Basta con questa reputazione di ignorante! Voglio dare prova che qualcosa la so anch’io! (ad alta voce) Toyota auto o moto?

DATORE NAUSEANTE La Toyota non ha mai fabbricato moto.

 

 

 

 

Ma quello non era che un presagio dell’orrore assoluto.

 

 

 

 

 

Quadro V

 

Personaggi

DATORE DA MENAJE
STUDENTE ATTERRITO
CLIENTE

 

 

CLIENTE Buongiorno, qualche settimana avevo visto dei cd con i rumori delle macchine. Li avete ancora?

DATORE DA MENAJE Li abbiamo finiti quasi tutti, ma è molto fortunato: è rimasto il più bello.

STUDENTE ATTERRITO (in disparte, con aria di chi non ha capito bene) ?

(Il datore prende un cd, lo inserisce nello stereo, partono rombi di autovetture)

Meeeeeeoooon, vroooooooom, viiiim viiiiiiiiiii

(Il cliente ed il datore ascoltano seriosi ed annuiscono soddisfatti)

DATORE DA MENAJE Bellissimo, bellissimo. La sgassata della Maserati è la più bella. Ora però le faccio sentire la Berlinetta Boxer.

Vuuuum vuuuuuuum broan broooooaaaaaan

CLIENTE Il rumore della Berlinetta è proprio inconfondibile.

DATORE MENAJE E questa, e questa?

Vem veeeeeeeem veeeeeeeeeeeeeem

CLIENTE Ma…questa è la 250 2+2, no? Straordinario, straordinario. Lo prendo. Non vedo l’ora di ascoltarmelo tutto.

DATORE DA MENAJE Rumori proprio magnifici. Hanno raccolto le migliori sgassate.

STUDENTE ATTERRITO (non ha la forza di muovere un muscolo, è scosso, ha un sentore di apocalisse)

(entra il cliente abituale)

CLIENTE ABITUALE Buonasera, buonasera, c’è qualche volume sulla Fiat Croma, ecco, Croma, sa, deve arrivarmi tra qualche giorno, oppure anche un volume sulla famiglia Agnelli, io sono un grande appassionato di Fiat, vede, le faccio anche pubblicità con il cappello e la borsa, hehehe.

STUDENTE ATTERRITO Ma perché?

CLIENTE ABITUALE …Hem…Hehe…Beh, io vado, arrivederci. E mi raccomando, se vi capita un libro sulla Fiat Croma, ecco, Croma, mettetemelo da parte. Sa, deve arrivarmi tra qualche giorno, oppure anche un volume sulla famiglia Agnelli, io sono un grande appassionato di Fiat, vede, le faccio anche pubblicità con il cappello e la borsa, hehehe.

 

 

 

 

E chi sono i Fratelli Coen in confronto all’estro imprevedibile del Caso?

 

 

 

 

 

Quadro VI

 

Personaggi

STUDENTE DISINCANTATO
CLIENTE TROPPO ABITUALE
MURATORE
PASSANTE

 

 

(entra il cliente troppo abituale)

CLIENTE TROPPO ABITUALE Buonasera, buonasera, c’è qualche…

STUDENTE DISINCANTATO …volume sulla Fiat Croma o sulla famiglia Agnelli?

CLIENTE TROPPO ABITUALE No, ero interessato ad una monografia sulle betoniere.

STUDENTE DISINCANTATO !!!

(Dalle spalle del cliente abituale spunta un omone malvestito)

MURATORE Ma te intendi la pompa a cemento o la betoniera da cinquanta metri cubi? No, perché io co’ ‘ste cose ce lavoro, so’ cose diverse.

CLIENTE TROPPO ABITUALE Ah, bene, vedo che lei è informato! Mi dica, mi dica!

(voci di sottofondo del muratore che erudisce il cliente abituale sulle betoniere. Entra un signore anziano)

PASSANTE Scusi, saprebbe dirmi dove potrei trovare informazioni su Povezzano in provincia di Arezzo? Ci devo andare tra qualche giorno ma non so come arrivarci

STUDENTE DISINCANTATO Ha provato a cercare su internet?

PASSANTE Cioè, io scrivo su internet Povezzano in provincia di Arezzo e lui mi dice tutto?

STUDENTE DISINCANTATO Più o meno.

PASSANTE Grazie e arrivederci.

(il passante esce ed entra Tiberio Timperi)

 

 

 

 

Quando nel negozio in cui lavori viene a fare acquisti Tiberio Timperi, capisci che il tuo è davvero un lavoro di merda.

Tante sarebbero ancora le vicende da narrare di questi miei tre rocamboleschi mesi, ma per ora mi fermo qui.
Duro è stato l’immobile viaggio da lavoratore sfruttato in un mondo a me sconosciuto, ma sono grato al fato per l’esperienza che mi è toccata in sorte. Ho imparato tante cose: ora so che esiste il Club Renault 5, che c’è chi quasi si commuove mentre sfiora con le dita Le 58 monoposto campioni del mondo, che alcuni richiedono espressamente libri sulle corse in salita, che la Lotus è divertente da guidare e lo sterzo della Mitsubishi fa crepare dalle risate.
Molteplici sono stati gli insegnamenti avuti dal mio mentore, il datore il cui credo è Il rallye dell’Isola d’Elba: “Non conviene essere gentili”, “Non aiutare e non dare informazioni a chi non intende comprare”, “‘Sti stronzi non spendono un cazzo”, “Le donne sono tutte puttane, tranne mia madre”, “Alla fine se hai bisogno di scopare, paghi, bello tranquillo, e ti togli il pensiero”.
A volte si odia qualcosa perché non la si conosce bene, si è disinformati, si ha un pregiudizio. Ora posso dire di odiare il mondo dei motori con cognizione di causa.
Nonostante tutto, nonostante le mille avversità, d’ora in poi una frase mi accompagnerà per tutta la vita, fino alla fine dei miei giorni: “Buonasera, buonasera, c’è qualche volume sulla Fiat Croma, ecco, Croma, sa, deve arrivarmi tra qualche giorno, oppure anche un volume sulla famiglia Agnelli, io sono un grande appassionato di Fiat, vede, le faccio anche pubblicità con il cappello e la borsa, hehehe”.

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