Beati i poveri, perché moriranno prima

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Cunnus dolor est

Posted by sdrammaturgo su 16 aprile 2012

Assioma di Gianvincenzo Claudini:

Dato un insieme X di elementi incongruenti diretti
in moto uniforme da un punto A a un punto B approssimativo,
la più figa sarà la prima ad andarsene.

*

*

Può capitare che un esemplare di umano maschio etero si ritrovi una sera in un gruppo di sole donne, amiche e colleghe della propria amica d’infanzia.
Tra di loro c’è lei, l’amica d’infanzia dell’amica d’infanzia: molto abbiente, di famiglia facoltosa, giovanissima artista in ascesa che vive tra Roma e New York e ha già esposto alla Biennale, culo antigravitazionale, poppe monumentali, labbra che impongono all’immaginazione una raffica di fellatio frenetiche, antico sogno erotico del soggetto maschio etero in questione.
Ella è indiscutibilmente la più figa del branco.
«Vieni con noi in pizzeria?»
«Grazie, ma preferisco andare dalla gente che conta»
Deve raggiungere una congrega di pari rango in un locale lussuoso tra cui c’è un tale che sai, è stato così carino a curare il mio catalogo, dai, venite anche voi con me, tanto ce li avete venticinque euro per un bicchiere di gassosa, no?
Cioè, non è che deve, ma è meglio.
Se sei bella, ricca e in carriera, la legge di natura vuole che tu non possa stare allo stesso tavolo a cui siedo anche io: sarebbe per te uno svilimento sociale.
Senza contare che è anche alta ed io sono basso, ed etologia vuole che una figa alta tenda a non trombare con un uomo più basso di lei. È una questione di prestigio.
Se sei basso, devi riempire con qualità umane ed intellettive quei quindici centimetri mancanti per fare in modo che il suo Super-Io trovi valide giustificazioni per quel pompino.
Ma se lei è pure una donna di successo, non basta neanche quello: o la superi nella scala sociale, o niente, nemmeno se sei membro del Mensa. E a dire il vero ho sempre pensato che l’unico criterio di selezione per essere ammessi al Mensa dovrebbe essere quello di non voler entrare a far parte del Mensa. Un club degli intelligenti non mi pare una cosa intelligente.
D’altronde uomini e donne hanno esigenze diverse.
La differenza tra uomo e donna è che l’uomo dà la droga per avere la figa, la donna dà la figa per avere la droga.

Dovrebbe essere illegale essere così figa in pubblico. Se esci e la dai a tutti quelli che te la chiedono, mi sta bene. Altrimenti stai a casa. Non puoi venire a suscitare impunemente a dei pover’uomini una mole insostenibile di brame destinate a rimanere insoddisfatte.
Mica devi scopare con tutti lo stesso giorno, eh, ci mancherebbe. Sarebbe impossibile. Va bene anche un registro di prenotazioni.
«Vediamo vediamo… Il 25 agosto 2028 va bene?»
«Alla grande!»
Ti concedo perfino di fare della selezione. Capisco bene che non puoi darla proprio a tutti-tutti. Niente sporchi, fetidi, orribili. Quindi a me puoi darla, che diamine.
Come ci insegnano Epicuro e Siddharta Gautama, il desiderio è fonte di sofferenza. La figa è fonte di desiderio. Dunque la figa è fonte di sofferenza. Quindi se esci causandomi turbamento gratuito, sei sadica. Pertanto ti odio. Odio tutte le donne di bell’aspetto che si frappongono tra l’orizzonte e la mia vista e non me la danno.
Le donne ignorano che condanna sia il testosterone.
Tu esci e sei tutto tranquillo. Vai a fare due passi e la vita ti sorride. Il sole splende e gli uccellini cinguettano. Sei sereno e spensierato, il male non esiste, l’esistenza è il paradiso terrestre. Poi ti passa davanti una figa. Giornata rovinata. La vuoi, al più presto, adesso, subito. Devi scoparci entro cinque minuti, altrimenti la cupidigia ti strazierà l’anima e le carni. Sai che non è possibile. Ti deprimi. Giri lo sguardo per non vederla più e ti affretti a passare oltre sforzandoti di dimenticarla, anche se in cuor tuo sai che non ci riuscirai. Ma ce n’è un’altra. E un’altra. E un’altra ancora. Dovunque, in ogni direzione, sempre, senza scampo, senza tregua. Non c’è pace. Il mondo è pieno di figa, e tu vuoi scopartele tutte. Torni a casa disperato. Un plumbeo senso di frustrazione grava ormai su di te. Ora sai cos’è l’irraggiungibilità. E sai che non te ne libererai mai più. Fino alla morte.
L’ho capito anni fa. Stavo insieme ad una ragazza molto bella, arguta e piacevolissima, a letto una professionista tale da farti ridimensionare l’intera cinematografia porno, sessualmente vorace come neanche se lei avesse il cancro e il pene fosse la cura.
Avevo passato la notte da lei tra una moltitudine di amplessi furibondi. La mattina dopo uscii, spossato ed appagato. Non avevo bisogno di nient’altro. Non sarei riuscito ad avere un’altra erezione per almeno due giorni. Volevo solo andare a casa, distendermi sul letto, guardare un film, oppure sì, finire finalmente quel libro. Era un testo impegnativo, richiedeva concentrazione e quello era il momento giusto, visto che la mia mente era completamente sgombra e placida. Non chiedevo più niente dall’esistenza. Chiusi il cancelletto, mi voltai, passò una ragazza.
“Madonna che figa! Quanto vorrei scoparci immediatamente!”
Se non fossero esistite le donne, avrei scoperto tre nuove galassie, composto diciotto sinfonie, imparato l’aramaico, redatto un poema allegorico in trimetro giambico scazonte sulle civiltà preincaiche, formulato un nuovo teorema sui numeri integrali, decifrato la Lineare A.

La figa è dolore perché ti costringe a fare i conti con la vita.
La figa è un’allegoria della vita.
Ma che cos’è la vita?
Ricordate quando eravate a quella festa piena di modelle e poi a un certo punto diciotto di loro hanno voluto fare un’orgia con voi e mentre leccavate tre brasiliane, due svedesi si contendevano il vostro cazzo e poi è successa quella cosa buffissima di quelle cinque tettone che si sono messe a pomiciare con quelle ballerine dalle chiappe marmoree sorridendovi maliziose per attirare il vostro sguardo e alla fine l’asian, la ebony e la teen brunette si sono fatte largo per essere irrigate dal vostro schizzo? No? Perché non è mai successo. Ecco, questa è la vita.
La vita è una rosetta del giorno prima.
Uno investe così tanto nella vita, e poi alla fine muore.
La vita è un business in perdita.

La seconda classificata se ne va per un motivo ancor più atroce.
«Ho l’ultima lezione del corso»
«Che corso?»
«Corso prematrimoniale»
«Eh?!»
«Eh sì, si sposa a luglio»
Il grigiore mi ha sopraffatto. C’è chi non vede l’ora di garantirsi un futuro di merda.
«Ciao raga, vado a smettere di vivere!»
Quale istituzione più arcaica del matrimonio? Vedere gente che continua a sposarsi nel 2012 mi fa l’effetto che mi farebbe vedere uno che parcheggia la carrozza fuori dal supermercato, o incontrare un sostenitore del geocentrismo tolemaico.
«Domani mi sposo!»
«Ma dai?! Congratulazioni! Oh, mi raccomando, poi fammi vedere i dagherrotipi, eh! Se il valvassore me lo consentirà, ti farò recapitare una pergamena di auguri dal misso dominico. Ora scusami, devo andare a scheggiare una selce»
In fondo li capisco quelli che si sposano: vogliono coronare il loro sogno d’amore come in un film. La notte dei morti conviventi.
La terza se ne va perché è in macchina con la seconda.
La quarta se ne va perché è amica della seconda e della terza.
La quinta se ne va perché non vuole sentirsi da meno.
In un colpo solo, perse le tre fighe da zona Champions e le due da Europa League. Rimangono solo le femmine da campionato senza sussulti e quelle a rischio retrocessione.

Invidio le genti del passato. Un tempo si chiamava filtro d’amore. Oggi si chiama Roipnol. Rischi la galera.
E così vedi lei, La Più Figa, che si allontana inesorabilmente, e sale uno sconforto opprimente, e con esso il livore, e vorresti convocare tutte le fighe del pianeta e tenere per loro una seria lezione di scienze affinché comprendano la realtà fuor di illusione:

Donne, non piacete a me: piacete al mio testosterone. Quindi non state tanto a fare le fighe.
C’è una sostanza chimica disciolta nel mio organismo che si attiva quando il mio cervello riceve degli impulsi visivi e olfattivi in presenza di un agglomerato organico verso cui la natura ha stabilito io debba essere attirato attraverso l’istinto di riproduzione ai fini della conservazione della specie.
Tutto qui. Non siete belle, non siete affascinanti, non siete sensuali, non siete speciali. Perlomeno non più di quanto lo sia una melanzana. In presenza di una melanzana, il mio cervello riceve degli impulsi visivi e olfattivi atti a stimolare il mio istinto di autoconservazione che sollecita il mio organismo ad alimentarsi con l’oggetto percepito per non morire.
Pensateci la prossima volta che un ragazzo ci prova con voi e ve la tirate tra il lusingato e  l’infastidito sentendovi splendide: siete  delle melanzane. Quella che pensavate essere seduzione è solo biologia.
Quantomeno io non mi faccio mai illusioni quando una ragazza è attratta da me: lo so bene che in fondo sta solo cercando riparo dai predatori.

Chi dice: «Non siamo animali» è digiuno di biologia.

C’è invero da aggiungere che le donne sanno sia farmi venire che farmi passare la voglia di scopare. Le stesse donne, intendo.
Ad esempio, ne conosco alcune che hanno girato il mondo, sono entrate in contatto con popoli e culture diverse, parlano tante lingue, hanno vissuto fino in fondo, scoperto aspetti dell’umanità ignoti ai più, imparato tante cose, ma non hanno ancora capito che il metal è una cazzata.
Ho saputo anche che c’è una musicista che suona i capelli. Sul serio. Li ha lunghi fino al ginocchio, tiene davanti a sé una tavola su cui ha incollato dei campanellini che sfiora con i capelli ondeggiando la testa.
Ah, i bei vecchi tempi in cui ci si limitava ad imitare le pernacchie con la mano sotto l’ascella…

Che poi uno nella vita si trattiene, un po’ per timore, un po’ per cautela, un po’ per insicurezza, ché il giudizio degli altri pesa. E allora si cerca l’approvazione, si tace per quieto vivere, i propri veri pensieri non vengono espressi, e anzi sono ricacciati, rifiutati, inghiottiti. Ecco, sì, insomma, si tituba e ci si censura, si cerca anche di credere che certe cose non le si pensa davvero, si diventa incerti delle proprie stesse percezioni, “ma io la vedo davvero così?”, si dubita delle proprie convinzioni, che eppure appaiono logiche e manifeste, eppure no, non vanno bene, perché non vanno bene agli altri, ai più, quindi forse non vanno bene, non possono andare bene, non devono andare bene, “non possono avere tutti torto, quindi avrò torto io, perché se tutti la pensano così, significa che hanno ragione e le cose stanno in questo modo, perciò assumerò le loro opinioni, o almeno ci proverò, o fingerò”. Ma arriva il momento in cui bisogna farsi coraggio, l’integrità deve prevalere e la verità essere affermata anche a costo della propria convenienza e del proprio personale vantaggio, quindi ora basta, lo dico, e che mi si deprechi pure, non me ne fregherà niente del vostro giudizio: Audrey Hepburn è la figa più sopravvalutata della Storia! Non arrapa per niente!
Oh, e che cavolo. Qualcuno doveva pur dirlo.
Puff. Mi sento più leggero, mi sono tolto un peso dalla coscienza.

Chiamatemi romantico, chiamatemi sognatore, ma io per una pompa da una sedicenne venderei mia madre.

 

 

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Posted in Affetto da esistenza, Sepolture previe risate, Vita vissuta mio malgrado | Contrassegnato da tag: , , | 82 Comments »